Santo Stefano Ticino (AFI: ; San Stèvan in dialetto milanese AFI: In alcune varianti locali anche Sastean., e semplicemente Santo Stefano fino al 1862) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Milano in Lombardia. Fa parte dell'hinterland ovest di Milano e del territorio del Magentino.
Geografia fisica Territorio Il comune di Santo Stefano Ticino confina a nord con Ossona e Arluno, ad est ancora con Arluno, a sud con Corbetta e Magenta e ad ovest con Marcallo con Casone.
Nonostante l'appellativo, il territorio comunale non è attraversato dal fiume Ticino, che scorre nel limitrofo comune di Magenta.
Geologia e idrografia Morfologicamente, il territorio di Santo Stefano Ticino è caratterizzato dall'ambiente pianeggiante tipico della pianura padana, prevalentemente adatto a boschi o coltivazioni. L'altitudine media è di 152
Sismologia Dal punto di vista sismico Santo Stefano Ticino presenta un rischio molto basso ed è stata classificata come il comune zona 4. (bassa sismicità) dalla protezione civile nazionale.
Clima Il clima di Santo Stefano Ticino è quello continentale, tipico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi con diverse giornate di gelo, col fenomeno della nebbia; le estati, che risentono di elevate temperature che possono superare i 30 °C, presentano una umidità che può raggiungere l'80% causando quel fenomeno di caldo umido comunemente chiamato "afa". L'umidità non è comunque presente solo d'estate, ma è molto elevata tutto l'anno. I dati provenienti dalla vicina stazione meteorologica di Milano Malpensa, ad ogni modo, indicano, in base alla media trentennale di riferimento (1961-1990) per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, che la temperatura media minima del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno a -4 °C; quella del mese più caldo, luglio, è appena sopra i +28 °C.
Il comune appartiene alla zona climatica E, 2656 GR/G. Santo Stefano Ticino, come del resto gran parte dei comuni della Pianura Padana, soffre di scarsa ventilazione.
La piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera con un minimo relativo invernale e con una media annua superiore ai 1000 mm, con un minimo relativo invernale.
Storia Dalle origini al Medioevo: la signoria dei Borri
Le origini del comune di Santo Stefano Ticino non sono chiare, ma i primi ritrovamenti risalgono comunque all'epoca della dominazione romana. Il besatese conte Napoleone Bertoglio Pisani, uno dei più illustri archeologi dell'area dell'abbiatense, ha riportato per la rivista Arte e Storia il ritrovamento, avvenuto tra il 1900 ed il 1903 in territorio di Santo Stefano Ticino di un'urna cineraria contenente uno specchio ed altro (in località cascina Ranteghetta, verso Marcallo con Casone), oltre a fittili come riconducibili ad una necropoli. Altri reperti, oggi conservati al Museo archeologico Villa Pisani Dossi di Corbetta, furono scoperti da Carlo Dossi nel 1902 su terreni di proprietà di Francesco Mussi, fratello del senatore Giuseppe, in località Robarello (a sud del paese): tale gruppo di oggetti era costituito da un "imbalsamatorio di vetro verde-azzurro oltre ad anfore con vernice nera e pareti sottili".S. Ferraro, Santo Stefano Ticino, il Magentino e briciole di storia lombarda, 1992.
Gli storici locali ad ogni modo ritengono che il primo nucleo di cascinali si sia sviluppato già verso la fine del XII secolo intorno ad una cappella che sorgeva isolata nella campagna.
Alla fine del XIII secolo, Goffredo da Bussero nominò nella sua opera anche la cappella di Santo Stefano fra le chiese che facevano parte della pieve di Corbetta. Squarcino Borri, capitano dei nobili esuli da Milano all'avvento dei Torriani e fedelissimo sostenitore della famiglia Visconti, nacque a Santo Stefano nel 1230. Nel 1275 questi, assieme al figlio Guglielmo, ottenne in feudo gran parte delle terre di Corbetta e Santo Stefano per i servizi resi a Ottone e Matteo Visconti tramite la mediazione della moglie di quest'ultimo, Bonacossa.Balzarotti Andrea, Castellazzo de Stampi - Volti di un borgo tra storia e natura, Amministrazione Comunale, Tipolitografia Crespi-Corbetta, 2008, p. 34. In questo periodo Santo Stefano aveva già una sua fisionomia e una struttura prettamente difensiva come la maggior parte dei cascinali e dei borghi medioevali.
Testimonianze del Rinascimento e la fine della feudalità
Al XV secolo risale un documento scritto nel quale a Santo Stefano: si tratta di una lettera scritta da Franchino Caimi, precettore di Ludovico il Moro, al suo signore da Santo Stefano. Durante la dominazione spagnola il paese si sviluppò notevolmente e nuove costruzioni, per la maggior parte con funzione difensiva, sorsero intorno al nucleo più antico. Nel corso del XVI secolo, inoltre, per decreto di Carlo Borromeo che visitò il paese nel 1578 dopo essere passato per Corbetta, la chiesa locale venne sottoposta alla giurisdizione della parrocchia di Ossona, fatto che non fu gradito dagli abitanti della borgata e che portò a rancori e risentimenti negli anni. Risale al 25 settembre 1610 un atto notarile che testimonia la volontà del cardinale Borromeo di rendere Santo Stefano indipendente dalla parrocchia di Ossona. Nel 1650 Santo Stefano, fin allora un feudo di proprietà privata, comprò la propria indipendenza per 1.200 lire milanesi, ma circa venti anni dopo, nel 1672, dovette rinunciare alla propria libertà a causa degli ingenti debiti e tornò ad essere un feudo dei Borri.
Il 24 ottobre 1576 Gaspare Aliprandi donò un terreno situato in Santo Stefano alla chiesa parrocchiale e nel 1615 Alippio Aliprandi con testamento lasciò, sempre alla chiesa parrocchiale, dei legati per finire la cappella da lui iniziata a costruire nella medesima chiesaFranco Fabiano, Viaggio nella memoria tra ambiente e storia, 2ª edizione, maggio 2015, pp. 40-42..
Nel 1632 ci fu una permuta di terreno fra il parroco e Ambrogio Aliprandi di Milano.
Nel borgo furono presenti nella medesima epoca anche alcune diramazioni della nobile famiglia milanese Aliprandi originate dai figli del predetto Gaspare Aliprandi: il ramo che discende dal nobile Giulio Cesare Aliprandi, figlio di Gaspare, ammesso nel 1584, con prove di nobiltà, nel Collegio dei Nobili Giureconsulti di Milano, fratello di Luigi Aliprandi ricevuto nel 1587, con prove di nobiltà, nell'Ordine di Santo Stefano papa e martire, gli Aliprandi Visconti e gli Aliprandi Carena conti di MeroneAA.VV., Libro d'oro della nobiltà italiana, Roma, Collegio Araldico, 2010-2014 edizione XXIV, vol. XXIX, pp. 41-42 e Andrea Borella, 'Annuario della Nobiltà Italiana, edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 3, p. 268..
Il predetto Luigi Aliprandi, all'inizio del Seicento, fece costruire una cappella gentilizia nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano e, nello stesso periodo, la sua famiglia costruì una villa (oggi distrutta) che è ancora riportata nel Catasto Teresiano conservato nell'Archivio di Stato di Milano.
La famiglia Aliprandi Carena, in occasione del matrimonio di Antonia Aliprandi, figlia del conte don Gaetano degli Aliprandi Carena, con il conte Francesco Carlo Parravicini, assegnò in dote i fabbricati compresi nel quartiere che andava da via Milano a via Aurora ed i terreni fino ad Arluno.
Dal periodo napoleonico ai giorni nostri In età napoleonica il comune venne soppresso, annettendolo dapprima ad Ossona nel 1809, e poi a Corbetta nel 1811. Nel 1786 il comune di santo Stefano fu inserito nella provincia di Pavia.
Nel 1787 furono aperte due scuole per bambini dai sette ai dodici anni. All'inizio del XX secolo fu fondato il centro ricreativo "La Concordia" su iniziativa del parroco don Angelo Venegoni; dopo qualche anno furono costruiti la chiesa nuova e l'asilo. Nel 1930 iniziarono a funzionare anche le scuole elementari in via Garibaldi, costruite una decina di anni prima grazie al contributo della famiglia Citterio. Oggi l'edificio è la sede municipio locale. Le scuole medie furono realizzate negli anni Settanta in viale della Repubblica, dove furono poi costruite anche le nuove scuole elementari.
Nel 1935 il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, dispose la riorganizzazione della parrocchia di Santo Stefano Ticino, decretando che le cascine Ranteghetta, Ripoldo, Ripoldino, Spagnola e Davide che pur trovandosi nel territorio comunale erano appartenenti alla parrocchia di Ossona, passassero sotto la giurisdizione della parrocchia di Santo Stefano, così come per la cascina Barera che era sottoposta all'autorità della prevostura di Corbetta.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 15 aprile 1957. Stemma
Lo stemma di questo comune si è ispirato ad elementi di carattere territoriale e storico: per quanto riguarda il primo dei due elementi, esso si è concertato con l'inserimento, nella prima sezione dello stemma, della figura del campanile della chiesa parrocchiale, dedicata appunto a santo Stefano. Per quanto concerne invece l'elemento di carattere storico, gli amministratori del comune hanno voluto a suo tempo inserire, nella seconda sezione dello stemma, la figura araldica di un toro che costituisce lo stemma della famiglia Borri di MilanoStemma della famiglia Borri di Milano: d'argento, al bue passante di nero. Cfr che a partire dal 1672 era divenuta titolare di questo feudo.
Gonfalone
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa parrocchiale di Santo Stefano
La chiesa di Santo Stefano è dedicata al patrono del paese, che dà anche il nome al comune stesso. L'edificio attuale venne costruito tra il 1902 e il 1907.
Chiesa di Santa Maria alla Barera La chiesa, eretta presso la cascina Barera, a sud dell'abitato di Santo Stefano Ticino al confine con Magenta e Marcallo con Casone, venne realizzata nel 1957 sul terreno di proprietà privata della famiglia Cucchi per venire incontro alle esigenze della comunità ivi presente, piuttosto numerosa e distante dalla parrocchia cittadina. La chiesa venne terminata nel 1958 e venne ufficialmente benedetta dal parroco che da allora vi officiò messa regolarmente alla domenica ed in altre feste prestabilite. Con lo spopolamento dell'area negli anni '70 del Novecento, la chiesa venne perlopiù abbandonata ed attualmente necessita di restauri accurati.
L'interno, contraddistinto da un'unica aula di forma quadrangolare, identifica il presbiterio come separato dal resto della chiesa da una balaustra in cemento bianco.
Architetture civili Palazzo Parravicini L’edificio, noto popolarmente col nome di "Palazzo della Contessa" e sorto nei pressi del centro storico di Santo Stefano Ticino, venne costruito con tutta probabilità nel SeicentoAlcuni elementi del portico ed affreschi farebbero forse retrodatare la struttura addirittura al tardo Cinquecento. Cfr. AA.VV., Santo Stefano Ticino - viaggio nella memoria, tra ambiente e storia, 2015. dalla famiglia Aliprandi e a tale proprietà rimase legato sino al matrimonio tra donna Antonia Aliprandi, figlia del conte don Gaetano degli Aliprandi Carena, ed il conte Carlo Francesco Parravicini, quando appunto il palazzo passò in dote a quest'ultima famigliaMatteo Turconi Sormani, Le grandi famiglie di Milano, Newton Compton, 2015, sub voce "Aliprandi". Gli ultimi discendenti della famiglia Parravicini abitarono questa dimora sino agli anni Quaranta del Novecento, quando il palazzo venne diviso in porzioni abitative tra diversi acquirenti e il parco, che arrivava sino alla via Milano, smembrato in lotti poi edificati.