Cercino (AFI: , Scerscìn in dialetto valtellinese, o Sciarscìgn nel dialetto locale) è un comune italiano di 818 abitanti della provincia di Sondrio in Lombardia. Si trova sul versante retico e fa parte della Costiera dei Cech.

Geografia fisica Territorio Il territorio di Cercino si estende per un totale di 6,21 chilometri quadrati ed è contraddistinto da precisi confini. Il confine settentrionale segue sostanzialmente il crinale della montagna che separa la Costiera dei Cech dalla Valle dei Ratti. Il confine orientale scende invece lungo il crinale verso sud, passando attraverso il Piazzo della Nave, i Prati di Bioggio (che sono compresi nel territorio di Traona), piegandosi poi a sud ovest e comprendendo anche parte della pianura dell'Adda, risalendo sino al monte Brusada.

Il comune di Cercino comprende anche le frazioni di Belenasco, Piussogno, Era, Barossedo e Fiesso (poste più in basso rispetto al comune), mentre a ovest si trova la frazione di Siro.

L'altitudine media è di 487 metri s.l.m. ma il punto minimo è di 208 metri s.l.m. e il massimo sul Corno Stella a 2185 metri s.l.m.

Flora e fauna Il territorio è prevalentemente boscoso con abeti, querce, farnie, castagni, roverelle, ornielli e carpini neri oltre a bagolari nelle località più rupestri. La superficie boscosa ricopre in tutto 188 ettari. Nei tratti più bassi (al di sotto dei 600 metri) questi boschi riportano anche infiltrazioni della robinia e del castagno. Per quanto concerne gli arbusti molto diffusi sono il ligustro, il pero corvino, il biancospino, il ciliegio canino, l'evonimo, la lantana ed il fico. Tra le specie erbacee spontanee si ritrovano il pungitopo, l'origano, la pervinca, il geranio, l'aglio, la clematide, il cisto e l'erica arborea; la ginestra tende a crescere prevalentemente nelle aree più a nord e meno accessibili all'uomo assieme ad alcune specie di orchidee montane. Nel territorio di Cercino è inoltre presente un castagno (Castanea sativa) nella frazione di Piussogno, incluso dal 2009 nell'elenco degli alberi monumentali della provincia di Sondrio.D.G.P. n. 309 del 23/11/2009

Le praterie xeriche sono invece composte in prevalenza da graminacee.

La fauna del territorio di Cercino è caratterizzata da specie termofile come i rettili tra cui la vipera comune, il biacco, il saettone, la lucertola, il ramarro e l'orbettino. Gli uccelli presenti, perlopiù stanziali, sono il picchio, il cuculo, il merlo, la cinciallegra, il passero, il cardellino, il lucarino, il verdone, il pettirosso, la ballerina, la rondine, la poiana, il gheppio ed il nibbio. Tra gli anfibi diffusi nel territorio comunale vi sono la salamandra ed il rospo comune (noto in particolare per le massicce migrazioni della specie da Cercino a Piussogno nei mesi da marzo ad aprile), oltre alla rana verde ed alla raganella. Per i mammiferi sono presenti il cervo, il capriolo, la volpe, la faina ed il tasso.

Orografia e idrografia A livello orografico, il territorio di Cercino vanta cime di rilievo come il monte Brusada (2143 m) e il Passo della Piana (2052 m), che unisce il territorio comunale con la Valle di Codogno. Sempre compresi nel territorio cercinese sono anche i rifugi con i relativi maggenghi Cuper di Sotto (1150 m) e Cuper di Sopra (1311 m) e i prati della Brüsada che costituivano anticamente gli alpeggi principali della località, compresi tra i 1500 e i 1584 metri.

Il territorio è particolarmente ricco di torrenti e acqua sorgiva, soprattutto nella parte superiore in località Cagnello. Le risorgive naturali forniscono acqua potabile per circa 205 litri per ogni abitante al giorno, perlopiù collocate in località Cespedello. I principali torrenti sono il Torrente Valle dei Molini e il Siro, nome preso dall'omonima frazione, che sfociano entrambi nel Fiume Adda. Nell'anno 2014, è entrato in funzione il nuovo acquedotto sul Torrente Valle dei Molini.

Sismologia Dal punto di vista sismico Cercino presenta un rischio molto basso ed è stata classificata come il comune zona 4Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it . (bassa sismicità) dalla protezione civile nazionale.

Clima Il clima di Cercino è quello caratteristico delle pianure settentrionali italiane e delle zone di bassa montagna, caratterizzato da inverni freddi e abbastanza rigidi ed estati che talvolta possono risentire di elevate temperature; la piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera. Il paese appartiene alla zona climatica E.

Origini del nome Il toponimo di Cercino ha origini incerte. Secondo alcuni studiosi potrebbe derivare dal latino querciulinus, il diminutivo di quercula (quercia).S. Barona, G. Bigiolli, G. Fistolera (a cura di), Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi - Territorio comunale di Cercino, Società Storica Valtellinese, 1992 Il rimando al nome del paese è presente anche nella figura araldica dei tre cercini stilizzati presenti nello stemma comunale. Secondo altri studi il nome deriva dalla gens Caecinia o Caecilia, che ebbe ospite Cicerone durante il suo esilio.

Storia Dalle origini al Cinquecento

Le prime notizie sul territorio di Cercino risalgono alla Tabula Peutingeriana, l'oppidum di origine celtica era segnalato con il rosso porpora della corte imperiale. Correva l'anno 822 quando da un documento si apprende che i terreni locali erano proprietà dei monaci della Basilica di Sant'Ambrogio di Milano.

Nelle epoche successive, il piccolo borgo ricadde sotto la giurisdizione del Vescovo di PaviaA questo fatto si fa riferimento ad un documento del 1049 che riguarda la vendita di 43 appezzamenti di terreno in loco, contratto stipulato tra il Vescovo di Pavia Rainaldo ed il sacerdote locale Aldo de' Decumani, dove il paese viene definito ...in loco et fundo Cerzuni... Cfr. Ugo Cavallari, "Un placito inedito del 1049 riguardante Tresivio e Cercino di Valtellina", in "Bollettino della Società Storica Valtellinese", 10 (1956), pp. 52–63. prima, e del Vescovo di Como, poi.

Il borgo, che all'epoca veniva definito con il nome di Zerzuno (che conserverà perlomeno sino al XIV secolo) ricadeva all'epoca sotto i terreni di giurisdizione di Como a cui doveva anche pagare la tassa sul diritto di fodro.

Nel XIV secolo Cercino riuscì a emanciparsi dalla giurisdizione ecclesiastica della diocesi divenendo un libero comune, ma per breve tempo in quanto a quello comasco, si sostituì ben presto quello dei Visconti del Ducato di Milano, ai quali fece solenne promessa di fedeltà, nel 1388 anche un deputato del comune di Cerzuno.

Sotto l'aspetto della giurisdizione ecclesiastica, Cercino dipendeva a quell'epoca dalla Pieve di Sorico, dalla quale però si distaccò il 13 maggio 1415, costituendosi come parrocchia autonoma.

Celebre per il piccolo borgo, fu la visita pastorale che il vescovo di Como, Feliciano Ninguarda (originario di Morbegno), fece nel 1589, la quale costituisce a tutt'oggi una delle testimonianze storiche d'archivio più complete sull'abitato di Cercino. Nel paese vennero infatti all'epoca rilevati 100 fuochi (nuclei familiari)Il che corrispondeva a poco meno di 500 abitanti, suddivisi anche tra le frazioni di Cresta e Piussogno.

Sempre sul finire del XVI secolo, è il diplomatico della Lega Grigia svizzera Giovanni Güler von Weineck a darci una descrizione del paese nel corso di una sua visita nella regione, descritta nella sua opera principale che prende il titolo di "Raetia":

Dalla Guerra dei Trent'anni ai giorni nostri

Alla vigilia della Guerra dei Trent'anni (e precisamente nel 1624), a Cercino si contavano 485 abitanti, alcuni dei quali vennero decimati dai funesti eventi degli anni successivi. L'anno seguente, infatti, nella piana di Cercino, si scontrarono le truppe imperiali guidate dal feldmaresciallo Pappenheim e le truppe francesi ed albanesi-croate del colonnello Milander, sottoposto al comando del generale Coeuvres, che più che scontro mortale per i locali, portarono anche in queste vallate il funesto messaggio della peste, causata anche dall'alloggio forzato delle truppe nel paese (tra il 1629 e il 1630) dei soldati lanzichenecchi calati in Italia dalla Valle Spluga. La popolazione venne fortemente decimata dall'epidemia che colpì l'abitato tra il 1629 ed il 1631 e nuovamente tra il 1635 ed il 1637, riducendosi a quasi la metà, oltre al saccheggio del paese ad opera dei militari sbandati. Nuovamente da marzo a dicembre del 1637, i consoli di Cercino, assieme a quelli dei paesi circonvincini, vennero interessati dalle opere di costruzione, mantenimento e distruzione del forte di Mantello nel corso della campagna militare organizzata in quelle terre dai soldati francesi del duca Enrico II di Rohan.

Una ripresa lenta e costante si ebbe a partire dal XVIII secolo grazie anche al nuovo sviluppo di attività agricole in particolare legate al mondo della viticoltura, al punto che già sul finire del secolo (1797) il comune contava 636 abitanti; ripartizioni più accurate ci pervengono da un successivo censimento di epoca napoleonica, del 1807, quando viene segnalato che nella sola Cercino risiedono 290 abitanti, mentre nelle frazioni di Siro e Piussogno se ne trovano rispettivamente 230 e 60. Le famiglie di Cercino, all'inizio dell'Ottocento, vennero coinvolte nei lavori dell'escavazione del nuovo canale dell'Adda dal torrente Salesada al Lago di Como.

L'Ottocento fu però anche un secolo non facile per Cercino: nel 1816, a causa di un'eccezionale gelata, i raccolti vennero compromessi e gli abitanti del borgo, come la maggior parte di quelli della Valtellina, soffrirono un anno di patimenti per una sostanziale mancanza di cibo. Nel 1836, nel 1849, nel 1854 e nel 1855 il villaggio venne colpito da un'epidemia di colera, come pure tra il 1850 ed il 1854 infierì la crittogama, mettendo in ginocchio la produzione agricola che costituiva uno dei principali mezzi di sostentamento dell'area, sfruttando terreni recentemente terrazzati. L'atrofia dei bachi da seta nella prima metà del secolo, costrinse molti abitanti di Cercino a migrare in altri paesi vicini nella seconda metà del secolo, oltre che in Francia, Svizzera, Stati Uniti ed Australia.

Un ultimo censimento prima dell'unità d'Italia si ebbe nel 1853, quando Cercino risultava avere 637 abitanti e si trovava inserito nel terzo distretto di Morbegno, scesi ulteriormente a 614 unità nel 1866.

Il 1909 il borgo venne raggiunto dall'energia elettrica grazie ad una centrale che sfruttava la forza motrice del torrente Pusterla nella frazione di Mantello, con una potenza di 40 cavalli.

Durante la Grande Guerra, Cercino ebbe in tutto 15 caduti, commemorati da un monumento posto davanti alla chiesa parrocchiale locale.

Durante la seconda guerra mondiale, Cercino ebbe 12 caduti e 11 dispersi. Tra questi, fulgido esempio rappresentò la figura del tenente Abele Ambrosini, nativo di Cercino, medaglia d'oro al valor militare passato alle armi dai nazisti nell'Eccidio di Cefalonia nel 1943 per essersi rifiutato di combattere al loro fianco dopo l'armistizio dell'8 settembre. Lungo la carrozzabile che porta verso il paese, si trova la cappelletta di Sant'Antonio nei pressi della quale si trova un cippo dedicato alla memoria del partigiano Athos, caduto nei conflitti a fuoco per la Liberazione il 29 novembre 1944.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 13 maggio 1999. Stemma

Lo stemma di Cercino è in parte un'arma parlante dal momento che nella parte destra, il campo d'argento è contraddistinto da tre cercini di rosso, da cui appunto il nome del borgo. San Michele, che campeggia nella parte sinistra del partito, è invece il patrono cittadino cui è dedicata la chiesa parrocchiale. Gonfalone

Bandiera

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo

La chiesa parrocchiale di San Michele è la chiesa principale del comune di Cercino.