La Pallacanestro Virtus Roma è un club cestistico italiano di Roma.
Venne fondato nell'estate del 1971 grazie alla fusione tra due compagini romane già esistenti. Vanta nel suo palmarès uno scudetto (1983), una Supercoppa italiana (2000), una Coppa dei Campioni (1984), una Coppa Intercontinentale (1984) e due Coppe Korać (1986 e 1992).
Dopo il suo migliore periodo storico, la squadra andò incontro a numerose vicende societarie fino al 2020, quando la proprietà decise il ritiro dal campionato di Serie A e la messa in quiescenza del club.
Storia Le origini La fondazione e il primo anno
La Pallacanestro Virtus Roma nasce nell’estate del 1971 dopo una serie di riunioni tra due dirigenze romane che, date le contingenze, decidono di unire le forze per il campionato 1971/72. La squadra che si formerà quell’anno è quindi derivante dalla fusione tra il Gruppo Sportivo San Saba, nato nel 1959, che partendo dalla prima serie del 1959/60 disputò vari campionati di serie C, e l’Unione Sportiva Virtus Aurelia, fondata nel 1961, sponsorizzata “Borgo Cavalleggeri”, che militava da tre stagioni nella serie D. Il presidente del San Saba aveva da tempo contatti con dirigenti della Virtus Aurelia tra cui Rino Saba e Paolo Ragnisco: tramite numerosi incontri tra le due parti, si arrivò alla determinazione che unendo le forze si potessero ottenere risultati migliori. Mentre da parte del San Saba la decisione venne presa abbastanza velocemente, da parte della Virtus Aurelia vi furono alcune resistenze che vennero appianate dal grande lavoro di Saba e Ragnisco che convinsero tutti.
Il 4 di giugno del 1971 a Via Piave vi fu la riunione del G.S. San Saba. Vi parteciparono, fisicamente o per delega, 5 dei 9 componenti della dirigenza di allora, arrivando alla maggioranza assoluta utile per la validità dell’assemblea. Il presidente affermò di non potersi assumere l’intero onere della prima squadra ma annunciò anche di aver trovato un gruppo di persone disposte a collaborare economicamente per il futuro. Erano i dirigenti della Virtus Aurelia. Nello stesso verbale non era ancora chiaro da quale serie serie iniziare. Nell’ultimo campionato disputato (1970/71), la Virtus Aurelia Borgo Cavalleggeri era arrivata a metà classifica in Serie D. Il G.S. San Saba invece era in serie C ma arrivò penultimo, retrocedendo. La richiesta alla Federazione venne fatta dal San Saba per l’evidente ragione di essere in posizione di vantaggio per un eventuale ripescaggio, che era nell’aria. Oggi sappiamo che IPAS Assisi, arrivato a metà classifica nel campionato di C, a causa di cambiamenti nel regolamento, era impossibilitato a iscriversi alla C e si inserì in serie D. Il posto vacante venne quindi assegnato alla prima squadra avente diritto. Sempre dal verbale si evince la volontà di dare alla neonata società il nome di “Pallacanestro Roma”. Il progetto ambizioso delle due dirigenze era quello di creare una squadra che rappresentasse la città di Roma nel basket, ecco spiegato tal nome. Per la sede si mantenne quella di proprietà di Polidori (utilizzata anche dal San Saba). Sulla palestra si evince che non vi fossero idee certe. Nel campionato 1971/72 venne poi utilizzata come sede degli incontri la palestra del Foro Italico, la stessa venne utilizzata anche per gli allenamenti. Il nuovo consiglio direttivo vedeva confermata la figura presidenziale di Armando Polidori con vice presidente Rino Saba, elemento di rappresentanza della Virtus Aurelia. A fine giugno la Pallacanestro Roma, forte dei cambi societari al vertice, mandò missiva alla FIP per il cambio di denominazione sociale. L'8 luglio 1971 la Federazione rispose che per evitare confusioni con un'altra società che aveva un nome confondibile suggerì una nuova ragione sociale. Il 16 luglio con carta intestata del G.S. San Saba a firma di Armando Polidori si richiede alla FIP la denominazione di "Pallacanestro Virtus Roma". Fu quel giorno in cui, per la prima volta, si scrisse nero su bianco il nome della squadra. Difatti, dopo il diniego per il nome Pallacanestro Roma, i dirigenti provenienti dall'Aurelio proposero di aggiungere Virtus. Il 29 luglio la Federazione Italiana Pallacanestro ratificò la ragione sociale. Era nata una nuova società cestistica a Roma.
Il campionato 1971/72 fu quindi il primo campionato della storia per la Pallacanestro Virtus Roma. Era un campionato di serie C anomalo che non prevedeva retrocessioni per via della riforma dei campionati della stagione seguente ad opera della FIP. Fu per la Virtus un campionato di assestamento alla ricerca di una amalgama che non arrivò mai definitivamente. La stagione si chiuse con il penultimo posto con solo 2 vittorie.
L'acquisizione (e abbinamento) del Banco di Roma Si arrivò così all’estate del 1972. Un anno che si può a tutti gli effetti considerare cruciale per la storia e la gloria futura della Pallacanestro Virtus Roma: l’abbinamento con il Banco di Roma.
Il Banco di Roma decise di costruire un grande impianto polifunzionale a Settebagni dedito a convogliare le energie sportive della Banca. Si costituiscono varie squadre nel Centro Sportivo Banco di Roma tra cui quella della sezione di Basket. Quella squadra nata nel 1970 vinse il campionato 1970/71 di prima divisione e nel 1971/72 arrivò prima in promozione ma perse gli spareggi per arrivare in serie D.
I dirigenti del Banco di allora erano profondamente ambiziosi e sondarono il terreno per avere un trampolino di lancio perfetto che trovò sponda nella Pallacanestro Virtus Roma. Si arrivò cosi alle trattative. Trattative che non erano viste bene dalla Federazione né dall’ambiente romano. All’epoca non si vedeva di buon occhio l’ingresso di una Banca in una squadra di basket. Gli accordi vennero presi verbalmente il 4 agosto tra la Pallacanestro Virtus Roma e i dirigenti del Banco in una riunione che si tenne in Via Piave. Da parte Virtus Roma erano presenti il presidente Armando Polidori, i consiglieri Rino Saba, Paolo Ragnisco ed alcuni altri dirigenti. Da parte del Banco di Roma vi erano riuniti l’avv. Giovanni Guidi, Fausto Cavalchini, Arnaldo Ventricini e Pier Luigi Tani. Le difficoltà federali vennero superate grazie all’intervento di Mario Barillari e soprattutto per l’appoggio incondizionato di Enrico Vinci che all’epoca era vice presidente federale e amico di Polidori. Si arrivò cosi alla lettera del 24 agosto dove la direzione centrale del Banco scrive alla Virtus. Essa propose di assumersi l’onere delle spese in cambio dell’abbinamento pubblicitario e di inserire nella denominazione sociale il proprio nome così da chiamarsi “Pallacanestro Virtus Banco di Roma”. La Virtus, attraverso la maggioranza del Consiglio Direttivo deliberò di consentire, attraverso nomine e dimissioni, l’acquisizione del controllo della società da parte dei rappresentanti del Banco di Roma ottenendo un grande futuro della società nel basket.
La carica di presidente fu affidata a Biagio Del Vecchio. Come allenatore venne scelto Anacleto Vanghetti, già coach della squadra della banca in Promozione, ma 15 giorni prima dell'inizio della stagione l'allenatore diede le dimissioni in circostanze mai del tutto chiarite. L'incarico venne quindi affidato a Maurizio Polidori, figlio dell'ex presidente Armando (nel frattempo uscito dalla società e divenuto presidente della Fortitudo Roma). La nuova proprietà trasferì la squadra nella sede del centro sportivo di Settebagni, sulla via Salaria.
Al termine del primo campionato in Serie C, nel 1973, le sconfitte ottenute negli spareggi per la promozione impedirono l'immediato salto di categoria, non ottenuto neanche l'anno successivo. Al termine della stagione 1973-74, conclusasi anch'essa con delle battute d'arresto negli spareggi contro Ronconi e Palestrina, la promozione arrivò lo stesso grazie alla ristrutturazione dei campionati ordinata dalla Federazione, che permise alla Virtus Banco di Roma di ottenere l'ammissione alla Serie B.
L'arrivo in Serie A Nel suo primo anno in Serie B la Virtus fece fatica, evitando la retrocessione solo nella fase di repechage, e anche nelle due stagioni successive non riuscì a entrare nella poule promozione. I dirigenti bancari decisero così di puntare più in alto: per il campionato 1976-77 venne ingaggiato come nuovo allenatore l'esperto Nello Paratore (già commissario tecnico della Nazionale alle Olimpiadi di Roma 1960). Sotto la sua guida tecnica, la squadra raggiunse una nuova salvezza e si presentò poi al via della stagione 1977-78 con maggiori ambizioni, anche grazie al lavoro svolto dal settore giovanile, che portò in prima squadra 5 elementi cresciuti nel vivaio del Banco di Roma.
Il cammino in campionato fu convincente, e ottenendo la vittoria all'ultima giornata sul campo di Brindisi la Virtus chiuse al primo posto in classifica a pari punti con la Juve Caserta, raggiungendo finalmente la promozione in Serie A2. Una volta risolti dei problemi di natura logistica, con i necessari lavori di aumento della capienza della palestra di Settebagni, un ulteriore salto di categoria fu sfiorato già al primo anno in A2, durante il quale la Virtus raggiunse un piazzamento valido per gli spareggi promozione, vincendo contro la Pallalcesto Amatori Udine e la Nuova Pallacanestro Gorizia ma venendo battuta dal Basket Brescia.
La stagione successiva si rivelò decisiva. La formazione romana, sempre allenata da Paratore e trasferitasi a disputare le proprie gare interne al Palazzetto dello sport di viale Tiziano, si rese protagonista di un eccellente girone di ritorno, ed espugnando all'ultima giornata il parquet di Rimini concluse il campionato 1979-80 al primo posto - a pari merito con altre 3 formazioni - a quota 36 punti, conquistando la promozione in serie A1. Questa la rosa della Virtus promossa in Serie A1: Massimo Bini, Roberto Castellano, Claudio Cornolò, Mike Davis, Phil Hicks, Graziano Malachin, Luigi Santoro, Marco Spizzichini, Maurizio Tomassi e Giampiero Torda.
Le contemporanee retrocessioni dalla Serie A1 alla A2 della Stella Azzurra e della Lazio permisero al Banco di Roma di restare l'unica rappresentante della capitale nella massima categoria della pallacanestro professionistica italiana.
Gli anni 1980 La conquista dello scudetto
L'approccio con la Serie A1 fu difficile, caratterizzato da un paio di annate interlocutorie: nella prima stagione nella massima serie la Virtus sfiorò comunque i play-off, mancandoli in seguito a una sconfitta per un punto contro la Fortitudo Bologna all'ultima giornata e classificandosi decima; l'anno successivo arrivò soltanto un deludente dodicesimo posto.
Nella stagione 1982-83 arrivò improvvisa la consacrazione. Per la panchina venne ingaggiato Valerio Bianchini (coach campione d'Italia con Cantù nel 1981), e l'arrivo del fuoriclasse americano Larry Wright nel ruolo di playmaker permise di completare un gruppo di elementi estremamente solido, con l'ossatura della squadra largamente composta da giocatori romani (Polesello, Gilardi, Sbarra, Castellano, Scarnati).
La Virtus terminò così la regular season in testa alla classifica con 44 punti. Nei successivi play-off superò ai quarti Gorizia in due partite, e in semifinale 2 a 1 Cantù campione d'Europa in carica. Battendo poi in finale l'Olimpia Milano di Dino Meneghin e Mike D'Antoni in tre gare molto intense, la formazione romana si laureò campione d'Italia. La gara decisiva vide la Virtus vittoriosa col punteggio di 97-83, il 19 aprile 1983 al Palazzo dello Sport di Roma, davanti a 14 348 spettatori paganti, .
La Virtus campione d'Europa