I XX Giochi olimpici invernali, noti anche come Torino 2006, si sono tenuti a Torino dal 10 al 26 febbraio 2006. Le gare si sono svolte sia a Torino sia in altre otto località del Piemonte. Dal 10 al 19 marzo si sono tenuti, nella stessa sede, i IX Giochi paralimpici invernali.

Precedentemente altre due città italiane erano state sedi di manifestazioni olimpiche: Cortina d'Ampezzo nel 1956 con i VII Giochi olimpici invernali e Roma nel 1960 con i Giochi della XVII Olimpiade.

L'inno di questa edizione dei Giochi fu composto da Claudio Baglioni.

Assegnazione

La prima candidatura olimpica ufficiale di Torino, per ospitare i XX Giochi olimpici invernali nel 2006, avvenne a metà del 1998 con la presentazione al CIO della richiesta da parte degli enti preposti: il 14 luglio dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano, a firma del presidente Mario Pescante; il 27 luglio dal sindaco di Torino Valentino Castellani; il 31 luglio dal presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Romano Prodi.

I XX Giochi olimpici invernali del 2006 furono assegnati il 19 giugno 1999, durante il 109º congresso del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) svoltosi a Seul. Nella sede congressuale, ospitata nei locali dell'Hotel Shilla di Seul, vennero presentate le sei candidature ufficiali: Helsinki (Finlandia), Klagenfurt (Austria), Poprad (Slovacchia), Sion (Svizzera), Torino (Italia) e Zakopane (Polonia).. Tra l'altro, quella di Klagenfurt fu una proposta di candidatura multinazionale tra Austria, Slovenia e Italia; in quest'ultima, in caso di assegnazione, si sarebbero tenute a Tarvisio alcune gare di sci alpino, sci di fondo e di combinata nordica e a Cortina d'Ampezzo le gare di bob, slittino e skeleton presso la Pista Eugenio Monti.

Dopo la presentazione venne eletta una commissione selezionatrice che scelse come finaliste Sion e Torino; tutti i delegati del CIO furono quindi chiamati a votare solamente tra le due città. Torino venne scelta con 53 voti contro i 36 della favorita Sion. Il risultato fu annunciato alla platea del Congresso dal presidente del CIO Juan Antonio Samaranch, con le seguenti parole:

+ Risultato della selezione Candidatura PaeseRound 1Torino 53Sion 36

Fu la quinta volta che l'organizzazione di un evento olimpico venne affidata dal CIO all'Italia, ma sarà la terza edizione regolarmente svolta dopo i VII Giochi olimpici invernali del 1956 a Cortina d'Ampezzo e i Giochi della XVII Olimpiade del 1960 a Roma (poiché i Giochi della IV Olimpiade del 1908, assegnati sempre a Roma, furono disputati a Londra a causa di problemi finanziari e i Giochi olimpici invernali 1944, assegnati sempre a Cortina d'Ampezzo, vennero annullati a causa del perdurare della seconda guerra mondiale).

Come da accordi tra il Comitato Paralimpico Internazionale e il Comitato Olimpico Internazionale, la città di Torino selezionata per ospitare i XX Giochi olimpici invernali ricevette l'incarico di ospitare anche i corrispondenti IX Giochi paralimpici invernali.

Il 24 febbraio 2002, durante la cerimonia di chiusura dei XIX Giochi olimpici invernali di Salt Lake City, alle ore 19:55 UTC-7 vi fu il tradizionale passaggio di consegne, noto anche come "cerimonia di Anversa": la fondista Stefania Belmondo entrò nel Rice-Eccles Stadium portando la bandiera dell'Italia, che venne issata su uno dei tre pennoni accanto a quelle greca (nazione "patria dei Giochi") e statunitense; successivamente il sindaco di Salt Lake City Ross Anderson consegnò la bandiera olimpica al presidente del CIO Jacques Rogge che, a sua volta, la passò nelle mani del sindaco di Torino Sergio Chiamparino, che la sventolò al centro dello stadio, mentre sugli spalti gli spettatori sventolavano bandierine con il tricolore italiano. Prima della consegna della bandiera, si svolse la "sezione a tema italiano" della cerimonia, realizzata a cura del Comitato Organizzatore di Torino 2006 su direzione artistica di Marco Balich, con un segmento di sei minuti che introdusse in anteprima il logo ufficiale dei Giochi successivi e intese mettere in scena l'"identità italiana e torinese": prima furono proiettate immagini dell'Italia sul pavimento ghiacciato dello stadio, con un video realizzato da Film Master Group su regia del torinese Maurizio Nichetti, alle quali seguì uno spettacolo di sbandieratori, una sfilata di modelle vestite da stilisti italiani come Versace e Valentino, uno spettacolo dei pattinatori italiani Davide Cantoni, Lea Bottacini e Fabio Mascarello (su musica composta da Michele Centonze e costumi ideati da Gabriella Pescucci), per concludersi con le interpretazioni musicali delle cantanti italiane Irene Grandi (che propose Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno) ed Elisa (che eseguì una versione jazz de Il Canto degli Italiani, inno nazionale d'Italia, rivisitato per l'occasione da Centonze, previa autorizzazione del presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi).

Il 27 febbraio il sindaco Chiamparino e la delegazione italiana presenti a Salt Lake City sbarcarono all'aeroporto di Torino-Caselle con la bandiera olimpica, che dopo alcuni festeggiamenti cittadini e la sua esposizione dal balcone del Palazzo Civico, sede comunale, rimase nel capoluogo piemontese per il successivo quadriennio olimpico.

Sviluppo e preparazione Organizzazione

In base al "Contratto della Città ospitante" sottoscritto il 19 giugno 1999 a Seul, il Comitato Olimpico Internazionale assegnò al Comitato Olimpico Nazionale Italiano e al Comune di Torino la responsabilità dell'organizzazione dei Giochi olimpici e dei IX Giochi paralimpici invernali.

Il Comitato Organizzatore (denominato "TOROC") fu creato nel 1999, con presidente il sindaco Valentino Castellani.

L'organismo tecnico che si occupò della realizzazione delle opere (impianti di gara e infrastrutture) necessarie allo svolgimento dei Giochi fu invece l'"Agenzia per lo svolgimento dei Giochi olimpici", comunemente abbreviata in "Agenzia Torino 2006", creata dalla Legge n. 285 del 2000 e avente sede in Torino. Il TOROC predispose il "Piano degli interventi" (localizzazione, priorità, costi, caratteristiche tecniche e funzionali) che, successivamente all'approvazione da parte del Governo della Repubblica Italiana, venne realizzato dall'agenzia con finanziamenti concessi dallo Stato e da altri enti locali; nel dettaglio, quale stazione appaltante, l'agenzia si occupò della progettazione, dell'appalto e della realizzazione delle oltre sessantacinque opere del piano per l'evento: impianti sportivi, villaggi per atleti e media, infrastrutture viarie.

Comitato Organizzatore

Il Comitato Organizzatore dei XX Giochi olimpici invernali, noto in lingua inglese come "Torino Organising Committee" da cui l'acronimo "TOROC", è stato l'ente costituito dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano e dal Comune di Torino con il compito di organizzare l'evento.

Il comitato, creato il 27 dicembre 1999 e sciolto il 31 marzo 2007,. ebbe come sede l'edificio di corso Novara 96 a Torino. La presidenza dell'ente venne conferita il 5 febbraio 2000, dal Consiglio di Amministrazione di TOROC, al sindaco di Torino Valentino Castellani, con Cesare Vaciago nel ruolo di amministratore delegato. Il C.O. era composto da ventisei membri che rappresentavano il mondo dello sport (i membri italiani del CIO, le federazioni nazionali, due campioni olimpici e il Comitato Italiano Paralimpico), le istituzioni locali (i comuni sedi di gara quindi Torino, Bardonecchia, Cesana Torinese, Pinerolo, Pragelato, Sauze d'Oulx, Sestriere, la Provincia di Torino e la Regione Piemonte), le Comunità Montane e il mondo delle imprese.

Sedi Per i XX Giochi olimpici invernali i quindici impianti di gara utilizzati furono dislocati tutti in Piemonte, ancor più nello specifico nella Provincia di Torino: cinque nella città di Torino, tre a Cesana Torinese, due a Pragelato e due a Sestriere e uno ciascuno a Bardonecchia, a Pinerolo e a Sauze d'Oulx. Dei sette impianti di allenamento, due furono ubicati sempre a Torino mentre gli altri si trovarono in altre località della provincia che non erano state designate come sedi di gara: Chiomonte, Claviere, Prali (due impianti) e Torre Pellice. Per il villaggio olimpico, si scelse di realizzare tre complessi distinti, a Torino, a Bardonecchia e a Sestriere.

Le sedi di gara furono suddivise e inserite tutte in due cluster: "Distretto Olimpico", tutti gli impianti cittadini del capoluogo, e "siti di montagna", i restanti impianti delle altre località. Già con l'assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2002 a Salt Lake City si percepì la volontà del Comitato Olimpico Internazionale di modificare il "modello Lillehammer" del 1994, ritenuto ormai superato, con i Giochi confinati in comprensori sciistici e lontani dalle grandi masse della popolazione locale; il progetto col quale Torino vinse nel 1999, andava proprio in questa rivoluzionaria direzione: il concetto preso in esame era piuttosto quello di aprire l'evento, rendendolo il più possibile accessibile al maggior numero di persone: per realizzare questa visione nella grande città, in questo caso Torino, vennero ospitati tutti gli sport indoor, quelli su ghiaccio, in montagna solamente quelli outdoor, sulla neve.

Delle quindici sedi ufficiali, sette furono i nuovi impianti permanenti progettati e realizzati (l'Oval Lingotto, il Palasport Olimpico, lo Snowpark Olimpico, il Centro Olimpico del Biathlon, la pista Cesana Pariol, il Pinerolo Palaghiaccio e lo Stadio del Trampolino), due gli impianti esistenti da ristrutturare (lo Stadio Olimpico e il Palazzo a Vela), tre gli impianti esistenti adeguati per i Giochi (le piste di Sestriere Borgata e Sestriere Colle e il Pragelato Plan), due impianti temporanei (la pista San Sicario Fraiteve e il Sauze d'Oulx-Jouvenceaux) e come struttura esistente temporaneamente adibita a impianto sportivo il solo Torino Esposizioni. Rispetto alle sedi proposte in fase di candidatura, vi furono alcune modifiche nella lista finale dei Giochi: la pista di bob, skeleton e slittino fu realizzata a Cesana Torinese invece che a Oulx; a Bardonecchia non si sarebbero più costruito un impianto per le gare di sci alpino; il nuovo palazzetto di Pinerolo avrebbe ospitato il curling anziché alcune gare di hockey su ghiaccio, e quest'ultimo sarebbe stato praticato interamente a Torino, dov'era previsto inizialmente anche il curling.

I lavori per la costruzione dei nuovi impianti, la ristrutturazione di quelli esistenti, la realizzazione di sedi temporanee e dei villaggi olimpici furono curati dall'Agenzia Torino 2006; le opere effettuate furono quelle contenute nel "Piano degli interventi" predisposto dal TOROC e riportate nell'elenco della Legge statale n. 285 del 2000. Furono esclusi dalle opere di Agenzia Torino 2006 lo Stadio Olimpico, che a seguito di accordi tra il Comune di Torino e i due principali club calcistici cittadini era stato ceduto gratuitamente nel 2002 alla società Torino Calcio, in cambio dell'impegno di quest'ultima a ristrutturarlo e renderlo operativo in tempo per ospitare le cerimonie dei Giochi, ma a seguito della grave crisi finanziaria del club che gli impedì di coprire i costi dei lavori, nell'agosto 2005 il comune tornò proprietario dell'impianto e finanziò direttamente la ristrutturazione dello stesso, e il villaggio olimpico di Sestriere, realizzato con intervento di privati.

Il costo totale per le opere sugli impianti permanenti e temporanei sedi di gara e di allenamento, compreso tribune provvisorie, attrezzature e costruzioni smontabili fu di circa di investimenti pubblici, mentre la spesa per i tre villaggi olimpici fu di di investimenti pubblici e di di investimenti privati;Furono investimenti pubblici i per il Villaggio di Torino e i per il Villaggio di Bardonecchia, mentre furono investimenti privati i per il Villaggio di Sestriere. i costi preventivati in fase di candidatura erano stati di per gli impianti e di per i villaggi olimpici.