Galzignano Terme (Galsignàn in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Padova in Veneto, situato sui colli Euganei. L'appellativo Terme fu aggiunto in seguito a un referendum popolare che si tenne il 6 maggio 1979.
Geografia fisica Il paese di Galzignano è situato in zona collinare, a circa
Il territorio di Galzignano confina: a sud con i comuni di Monselice, Arquà Petrarca e in minima parte con Baone, a nord con quelli di Torreglia e Teolo, a ovest con Vo', Cinto Euganeo e a est con Montegrotto Terme e Battaglia Terme.
Territorio Il paese è inserito nel parco regionale dei Colli Euganei, sorge alle pendici del monte Rua e del monte Gallo, dove i Colli Euganei si fondono con la Pianura Padana. Il territorio comunale comprende inoltre parte della vetta del monte Venda, condivisa con altri tre comuni limitrofi
Origini del nome Il toponimo è documentato per la prima volta nel 952 come «Galginano». Successivamente compaiono le forme «Galzegnano» (1077) e «Galzignano» (1117).
Olivieri ritiene che il toponimo sia un prediale derivato dal personale latino di un proprietario terriero, Gallicinus, con l'aggiunta del suffisso -anu. Così anche Pellegrini che, in aggiunta, lo crede una latinizzazione del nome venetico Galknos.
Storia Storia antica I primi segni di civiltà nel territorio sono databili al Neolitico. Da un’area imprecisata del territorio comunale di Galzignano provengono un’ascia e un’ascia-scalpello in pietra verde, databili al Neolitico Medio (V millennio a.C.). Il rinvenimento, avvenuto intorno al 1895, è privo di un contesto archeologico documentato. La frequente associazione di questi strumenti nelle sepolture dell’epoca indica che svolgevano funzioni diverse e complementari. I reperti sono oggi conservati presso il Museo di Venezia. Qualche anno dopo furono condotti scavi nella valle tra Galzignano e il Monte delle Valli, in località Canova, che misero in luce i resti di due abitati distinti per cronologia. Uno dei siti, sulla base dei pochi reperti rinvenuti, prevalentemente armi in selce, è attribuibile a un insediamento compreso tra la fine del Neolitico e l’Età del Rame (IV–III millennio a.C.). L’altro sito, situato nel fondo vicino, si colloca invece nell’Età del Bronzo, con una fase abitativa certa nel Bronzo Recente (XIV–XII secolo a.C.).
Ulteriori ritrovamenti interessarono l’area del monte Orbieso, sede di insediamenti in due distinti momenti storici. Tra il XIV e il XII secolo a.C., nel Bronzo Recente, il colle ospitò un abitato d’altura che sfruttava le favorevoli caratteristiche fisiografiche del sito. A una fase successiva, tra l’VIII e il VII secolo a.C., è attribuibile una più limitata rioccupazione, legata principalmente a esigenze strategiche. La posizione del monte Orbieso permetteva infatti il controllo di uno dei principali valichi tra il versante orientale dei Colli Euganei, di pertinenza patavina, e quello occidentale, atestino, oltre che dell’area termale sottostante. I dati archeologici indicano la presenza di un piccolo gruppo stanziato poco sotto la vetta, sul versante meridionale, confermando il ruolo strategico del sito nelle prime fasi di occupazione del territorio di Galzignano.
Altra scoperta archeologica di rilevanza è il ritrovamento di un cippo di confine, datato 141 a.C., utilizzato dai Romani per segnare la fine del territorio Atesino e l'inizio dell'Agro Patavino.
Medioevo Il più antico documento in cui si cita Galzignano risale al 9 febbraio 952, nel quale si riporta che l'imperatore Ottone I confermò al capitolo della cattedrale di Padova la presenza di "tre mansioni in Galzignano" proprio in quell'anno. Altri documenti redatti a Verona il 14 febbraio 1077 menzionano una "Villa que dicitur Galzegnano".
Nel 1297, nella Decima papale, si fa nuovamente riferimento al nome "Galzignano".
Durante il XIII secolo, sulla sommità di un colle (monte Del Castello o Castelletto), venne costruito un piccolo castello, citato per la prima volta nel 1259. Questo castello era forse un feudo vescovile. Inoltre, sembra che tra il 1200 e il 1300 fosse presente un'ulteriore fortificazione sul monte Castellazzo; entrambi i nomi di questi colli deriverebbero dalle due diverse fortezze.
Dal 1160 si insediò sul monte Venda un monastero, creato su iniziativa di un monaco del monastero di Santa Giustina. Nel 1229, il monastero passò ai monaci Benedettini. L'esistenza del monastero terminò nel 1771, dopo che la Repubblica di Venezia ne ordinò la soppressione.
Rinascimento Le aree ai piedi dei monti si presentavano sommerse da paludi e fu proprio dalla metà del XVI secolo che vennero bonificate grazie al contributo di importanti famiglie veneziane, le quali, dopo aver acquistato le terre, decisero di edificare qui le loro dimore. Durante l'epoca rinascimentale, molte famiglie nobili decisero di costruire le loro ville a Galzignano. Tra queste, si possono citare: villa Benacchio Barbaro, villa Vallini Rizzoli Benedetti, edificata nel Quattrocento e successivamente ristrutturata nel Settecento, villa Pisani Augusta, risalente al Quattrocento, villa Bertolini Olivato Capodilista, dello stesso secolo, villa Civran Emo, seicentesca, proprietà dei conti Emo Capodilista, villa Saggini, di fine Settecento, villa Boggian, della seconda metà del Settecento e villa Barbarigo, situata nella frazione di Valsanzibio.
Storia contemporanea
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il paese fu teatro del cosiddetto eccidio di Vallarega, una strage avvenuta a Luvigliano, perpetrata dalle truppe tedesche di stanza nella cittadina euganea, dove furono uccisi civili.
In rappresaglia per l'uccisione di un soldato del comando di un'armata dell'esercito tedesco, sette ostaggi civili furono fucilati: cinque di questi, appartenenti a formazioni partigiane, erano stati prelevati quindici giorni prima in un'operazione di rastrellamento a Galzignano Terme. L'ordine fu impartito dal comandante tedesco, il capitano Lembke, della Wehrmacht. I cadaveri delle vittime furono appesi per due giorni ai grandi platani del viale sotto il Palazzo dei Vescovi. Solo dopo qualche giorno fu data sepoltura ai corpi; mentre non fu possibile identificare i due partigiani aggiunti da Lembke alla lista della rappresaglia, gli altri cinque furono identificati quasi immediatamente.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 20 giugno 1984.
Dalla descrizione araldica dello stemma comunale si possono evincere i simboli di Galzignano: l'albero presente al centro vuole mettere in risalto la florida agricoltura e la presenza di villa Barbarigo; lo smalto d'argento del campo vuole ricordare l'abbondanza delle acque soprattutto quelle termali; i rami di quercia e di ulivo sono gli ornamenti esteriori dello scudo previsti per i comuni italiani.
Il gonfalone è un drappo di bianco.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Antica pieve di Santa Maria Assunta: la chiesa, situata sulla sommità del colle che domina il paese, deve la sua attuale struttura a una ristrutturazione avvenuta nel 1674. Le prime testimonianze della sua esistenza risalgono al IX secolo. Tra le opere presenti all'interno della chiesa vi sono quattro pale di cui una attribuita al pittore Claudio Ridolfi. Chiesa di Santa Maria Assunta: nel 1961 fu costruita una nuova chiesa in stile neoromanico per sostituire l'antica pieve. Il campanile dell’edificio precedente fu conservato e integrato nella nuova struttura. La chiesa si articola in tre navate: quella centrale, la più ampia, accoglie l’altare principale, mentre nelle due navate laterali si trovano diversi altari minori. In una navata sono presenti altari dedicati al Sacro Cuore, alla Madonna e a San Luigi Gonzaga; nell’altra navata si trovano un altare dedicato a Sant’Antonio da Padova, uno alla Madonna del Rosario e un ulteriore altare utilizzato per le funzioni settimanali.
Monastero di Sant'Eusebio: situato nella frazione di Valsanzibio, sorge su uno sperone del Colle Sant'Eusebio. Nel corso dei secoli, il monastero ha prima dato il nome alla valle e, successivamente, anche al paese. La struttura esisteva almeno dall'XI secolo e inizialmente svolgeva anche la funzione di chiesa parrocchiale, ruolo che perse alla fine del XIII secolo in favore della chiesa di San Lorenzo. Dopo varie vicissitudini, il monastero passò sotto il controllo dell'abbazia di Praglia, rimanendovi fino al XIX secolo, quando cadde in disuso. Il complesso monastico comprendeva una parte religiosa, posta sulla sommità della collina, con la chiesa e gli ambienti destinati ai monaci, e una parte rustica situata nella valle sottostante. La chiesa era a navata unica, dotata di una cripta, e costruita con una combinazione di pietra e mattoni. A partire dal XXI secolo, dell'antico monastero restano soltanto alcune rovine e pochi edifici restaurati. Monastero di Santa Maria Annunziata: nel 1233, sul versante meridionale del Monte Orbieso, un gruppo di frati benedettini provenienti dall’abbazia di Praglia fondò il monastero di Santa Maria Annunziata. Il vescovo di Padova, Corrado, affidò la guida della nuova comunità a Pietro Bono, monaco benedettino proveniente dalla comunità patavina di San Benedetto, nominandolo priore e responsabile del monastero. I due monasteri sorti nei pressi di Valsanzibio erano collegati da una strada che seguiva la dorsale del colle. Il complesso monastico era costituito da una struttura chiusa, sviluppata attorno a una corte centrale e protetta da un doppio recinto murario, a tutela della clausura. L’ingresso principale si trovava sul lato rivolto verso la valle, accanto al quale sorgeva una piccola chiesa. A sud del portico si estendeva un’area pianeggiante destinata al cimitero, mentre sul lato occidentale era presente un secondo ingresso, che conduceva a un cortile e alla zona rustica del monastero. Monastero degli Olivetani: il monastero situato sul Monte Venda fu fondato nel 1160 su iniziativa di un monaco del monastero di Santa Giustina. Un secolo dopo, passò sotto la gestione dei monaci benedettini. Tuttavia, l'esistenza del monastero giunse al termine nel 1771, quando la Repubblica di Venezia ordinò la sua soppressione. Successivamente, i beni del monastero furono acquisiti dalla famiglia Erizzo, che decise di trasformare l'intero complesso in un rifugio per pastori. Questa scelta contribuì al progressivo deterioramento della struttura, che, col tempo, cadde in rovina. Oratorio della Santissima Trinità: la costruzione dell’edificio è datata al 1300 e fu voluta da Riccabona da Carrara, figlio di Pietro da Carrara, come parte di un convento. Al suo interno erano conservati alcuni affreschi, tra cui La Crocifissione, che oggi è esposto nel Museo Atestino. Nel Cinquecento, il dipinto venne occultato dal monumento funebre di Marco Mantova Benavides. Tuttavia, durante i restauri diretti da Ferdinando Forlati, l'affresco fu riportato alla luce. Questo dipinto, di stile giottesco, è attribuito da Mauro Lucco al Maestro di Galzignano. Pieve di San Lorenzo: situata a Valsanzibio, l'attuale aspetto dell'edificio è il risultato della ristrutturazione e dell'ampliamento realizzati nel XVII secolo dalla famiglia Barbarigo, che intervenne sul precedente edificio. Chiesetta degli alpini: situata nella località Sottovenda, è una piccola chiesa dedicata agli alpini e intitolata a San Giovanni Gualberto, patrono dei forestali.
Architetture civili Monumento ai caduti della prima guerra mondiale, realizzato dallo scultore Luigi Strazzabosco nel 1922 e rappresentante un fante. In basso, su un basamento quadrato si innesta un cippo rastremato verso l'alto che sorregge la statua del fante ferito. Il soldato, in un gesto estremo lancia una granata con il braccio destro mentre stringe tra i denti il bavero della giacca.