San Vito dei Normanni (Santu Vitu in dialetto locale, fino al chiamata San Vito) è un comune italiano di abitanti della provincia di Brindisi in Puglia.
Si trova nel Salento settentrionale, a circa dalla costa adriatica.
Geografia fisica
Il comune sorge nella parte nord-orientale della pianura salentina, non distante dalla valle d'Itria. La morfologia del territorio è pianeggiante, solo leggermente ondulata al confine con i comuni di Carovigno e Ostuni.
È situato a 9 km dalla costa adriatica, l'approdo più vicino è lido SpecchiollaLocalità raggiungibile tramite la SP 35, frazione del comune di Carovigno. Inoltre San Vito dista 5 km dal centro visite del parco di terra e di mare di Torre Guaceto, sito in Serranova, frazione di Carovigno, 9 km dalla spiaggia della riserva naturale, e a 12 km dalla torre sul mare che dà il nome all'area protetta. Il mar Ionio si trova invece a circa 45 km.
La sua altitudine è intorno ai s.l.m. precisamente tra 57 e 146 metri. Il punto più alto del centro urbano si trova nella contrada Castello d'Alceste, 119 m s.l.m.
Territorio
Il terreno sanvitese presenta natura calcarea, è caratterizzato da campi a coltura intensiva, ricco di querce e olivi secolari e suddiviso con muretti a secco utilizzati per separare i poderi.
Clima La stazione meteorologica più vicina è quella di Brindisi. In base alle medie di riferimento trentennale (1961-1990), la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai , mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25 °C. Le precipitazioni medie annue, inferiori ai , presentano un minimo in primavera ed estate ed un picco in inverno.
Classificazione climatica di San Vito dei Normanni: Zona climatica C; Gradi giorno 1234.
Origini del nome
L'origine del nome della città dovrebbe essere attribuito al fatto che gli Schiavoni o SlavoniPopolo emigrato dalla Slavonia, regione orientale dell'attuale Croazia., per scampare alle persecuzioni dei Saraceni, cercarono fortuna sull'opposta costa dell'Adriatico, decidendo di stanziarsi sul finire del 963 nei fertili territori pugliesi, fondando così col nome "Castrum Sancti Viti" la città in onore di San Vito martire. Da allora la città venne chiamata semplicemente Santo Vito, San Vito degli Schiavoni (poi abbreviato in degli Schiavi), o anche San Vito in Terra d'Otranto. Dopo l'Unità d'Italia, per voto municipale del 27 ottobre 1862, seguito e approvato dal R.D. del 13 dicembre 1863, San Vito degli Schiavi assunse l'attuale denominazione: San Vito dei Normanni in onore alla stirpe di colui che viene considerato il fondatore del borgo medioevale, Boemondo d'Altavilla (1050-1111), figlio di Roberto il GuiscardoG. Arditi, Corografia fisica e storica della Provincia di Terra d'Otranto, voce San Vito dei Normanni, Tipografia Scipione Ammirato (Lecce), 1879-85..
Storia
L'origine di San Vito è controversa. Reperti archeologici con i resti di trenta sepolture e varie ceramiche datate 1800 a.C. - 1700 a.C. in località Mondescine, attesterebbero che la zona era abitata già durante l'età del bronzo. Inoltre, recentemente sono stati ritrovati insediamenti preistorici (XVIII- IV secolo a.C.) nelle contrade Castello e Paretone.
Il borgo del centro invece risale al Medioevo (fine del X secolo) presumibilmente ad opera di una colonia di Schiavoni o Slavoni (emigrati dalla Slavonia, regione orientale della Croazia) scampata alle persecuzioni dei Saraceni, i quali decisero di stanziarsi nei fertili territori di San Vito fondando il “Castrum Sancti Viti”.
Altri studiosi ritengono che la città sia stata fondata dal normanno Boemondo d'Altavilla (1050 - 1111 d.C.), figlio di Roberto il Guiscardo, il quale, per assecondare il suo amore per la caccia, ordinò la costruzione della torre quadrata, ancora oggi esistente.
Il piccolo borgo originario si accrebbe sul finire del Medioevo quando la torre normanna garantiva la sicurezza e molti coloni da casali vicini si trasferirono a San Vito per sottrarsi ai continui attacchi dei Saraceni. Questa relativa tranquillità diede anche l'opportunità ai Sanvitesi di sviluppare i traffici commerciali e dominare sul territorio circostante. Fu solo nel XV secolo che l'antico casale venne organizzato a Comune, anche se continuò l'organizzazione feudale e l'asservimento regio. Il comune appartenne agli Altavilla, successivamente ai Sambiase, poi a Raimondo Orsini Del Balzo e quindi ai Dentice di Frasso.
Dal XV secolo in poi il paese cominciò ad ingrandirsi, occupando man mano le zone circostanti, estendendosi verso nord e verso est. Nel 1484 fu saccheggiata dai Veneziani. Nel 1571 un manipolo di Sanvitesi prese parte alla battaglia di Lepanto contro l'Impero ottomano; al ritorno in patria in onore della vittoria conquistata, venne costruita la chiesa Matrice, per poi dedicarla quindi alla Madonna della Vittoria. Nel 1799 la popolazione aderì agli ideali della Repubblica Napoletana; nel corso dell'Ottocento la città fu sede di vari circoli aderenti alla carboneria.
Durante la prima guerra mondiale dal novembre 1916 arriva la 103ª Squadriglia.
Durante il Ventennio fascista conobbe un notevole sviluppo urbanistico: furono edificati molti importanti edifici come la scuola elementare I Circolo con la pineta cittadina, la sede del Municipio, e il palazzo delle Poste italiane.
Nel 1927 venne istituita la provincia di Brindisi nella quale rientra San Vito. Nel 1943 ospitò re Vittorio Emanuele III il quale cercava di sfuggire all'occupazione tedesca in seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943, ripiegando a Brindisi con il governo del maresciallo Pietro Badoglio. Nei primi anni sessanta l'industria petrolchimica che si aggiungeva alle imprese meccaniche e aeronavali di Brindisi hanno assorbito molti lavoratori sanvitesi, trasferendoli dal lavoro nei campi alla catena di montaggio.
L'apertura della San Vito Air Station in un punto strategicamente nevralgico durante la guerra fredda ha contemporaneamente creato lavoro tra i locali e accolto migliaia di lavoratori americani. La base è stata poi ridimensionata e definitivamente chiusa nel 1994, con il progressivo ridimensionamento dell'impegno militare americano. Oggi San Vito conosce un processo di terziarizzazione dell'economia e punta sullo sviluppo e la commercializzazione di prodotti locali di qualità, nonché usare le risorse del territorio per sviluppare il turismo.
Simboli Lo stemma e il gonfalone di San Vito dei Normanni sono stati riconosciuti con decreto del capo del governo del 17 giugno 1929. Lo statuto comunale descrive lo stemma della città in questo modo:
Lo stemma cittadino raffigura un cane che porta in bocca un ramoscello di olivo, simbolo di pace. Il ramoscello d'ulivo allude non soltanto al fatto che San Vito è stata dichiarata "città della pace", ma rappresenta anche l'olio. Sullo sfondo, una torre, che rappresenta la prima struttura costruita nel borgo medioevale.
Il gonfalone ha la seguente descrizione:
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di Santa Maria della Vittoria
Santa Maria della Vittoria, chiamata in città semplicemente la "Chiesa madre", è l'edificio sacro più rilevante della città. Presenta un impianto a croce latina con tre navate, transetto e un profondo presbiterio. All'interno vi si possono trovare tele come l'icona della Nikopeia, raffigurante la Vergine che annunzia al papa Pio V la vittoria sui Turchi, e una statua d'argento che rappresenta San Vito.
All'interno della basilica vi è la Porta santa, aperta nell'ottobre 1995 in occasione delle celebrazioni per il quarto centenario della chiesa, dando inizio all'Anno Santo Giubilare della Chiesa, occasione per presentare anche il nuovo altare in legno, opera, insieme a tutto l'arredo del presbiterio, di Flavio Pancheri.
Il 26 ottobre 1996, papa Giovanni Paolo II, nel corso di un'udienza speciale alla Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, ha incoronato solennemente l'icona della Madonna Nicopeia. Lo stesso pontefice ha proclamato la chiesa Basilica pontificia il 30 dicembre 1998.
La Basilica annovera, tre statue del Santo Patrono Vito Martire, rispettivamente in argento, in cartapesta e in legno. La prima è possibile vederla solo nella ricorrenza del 15 giugno, quando ha luogo una solenne processione cittadina per le vie del centro storico. Quella lignea è la più utilizzata e la si espone in varie occasioni dell'anno.
Chiesa di San Giovanni Evangelista
La facciata, movimentata da quattro lesene con capitelli corinzi, è in pietra leccese. Nella chiesa vi sono sei tele pregevoli di cui due inserite in una struttura lignea comprendente cornice e baldacchino, le altre quattro sulle pareti laterali, sono del leccese Serafino Elmo. La chiesa, ormai sconsacrata, fu "venduta" dalla famiglia Dentice di Frasso alla cifra simbolica di lire al Comune di San Vito. Oggi ospita mostre e incontri culturali.
Chiesa Santa Maria degli Angeli La "Chiesa vecchia", fu costruita intorno al XV secolo. Successivi interventi sono avvenuti nel 1696 e nel 1763. Presenta una semplice facciata, contrassegnata da sei lesene con un portale ed una finestra ovale con cornici aggettanti. Nei suoi interni degni di nota sono gli altari laterali in pietra, l'altare maggiore in marmo policromo, un Crocifisso in legno del XVI secolo e una tela del 1809 realizzata da Domenico Carella.
Chiesa di Santa Maria della Mercede La Chiesa di San Francesco risalirebbe al 1735 fu voluta dal principe Fabio Belprato. Sul finire dell'Ottocento, con la venuta dei Padri Mercedari, fu ingrandita notevolmente con una cupola, il presbiterio e un annesso convento. La facciata presenta quattro lesene con capitelli ionici, due nicchie in cui sono collocate le statue della Madonna della Mercede e di San Francesco da Paola. All'interno si può ammirare un coro in legno di gran pregio, i candelabri in ferro battuto e la statua, sempre in legno, di San Francesco.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie Il Convento è così chiamato dai sanvitesi perché, sino al 1868, confinante con il convento dei Frati Minori Francescani. Fu costruita nel 1586 per volere del principe Lucio II Palagano, con un'unica navata. Poi, con un successivo intervento nel 1700, ne fu aggiunta una seconda, e nel 1898 una terza. La facciata presenta solo il portale e due finestre centrali. Negli interni, sono situati nove altari laterali in pietra e delle tele raffiguranti la Crocifissione e lImmacolata. Inoltre, nelle navate laterali, vi è la Pietà, di un autore ignoto, la Provvidenza e , dell'artista francescano locale fra' Giacomo da San Vito.
Chiesa dell'Annunziata
Detta anche chiesa di San Domenico a causa della presenza del vicino convento dei Domenicani fino al 1809. La chiesa fu edificata intorno al 1584 su un suolo donato da un devoto, presenta una facciata cuspidata con due lesene laterali, una finestra centrale e un portale opera di qualche scultore locale. Nel 1984 il crollo di due navate causò la chiusura per restauro che durò un decennio. Oggi, ricostruita grazie all'aiuto dei fedeli, è riaperta al culto ed è possibile ammirare i sei altari laterali, in pietra, del Settecento e l'importante tela del 1769 che ritrae lAnnunciazione, realizzata dall'artista Domenico Carella. Tra le varie statue presenti nell'edificio si segnalano due trespoli settecenteschi della Madonna: un'Addolorata ed una Madonna del Rosario, titolare di un'omonima confraternita che da secoli opera in questa chiesa. Degno di nota è poi un Sacro Cuore in cartapesta dell'artista leccese Manzo, autore di alcuni Cristi dei "Misteri di Taranto" e soprattutto due opere settecentesche, una lignea ed una in cartapesta, che raffigurano San Vincenzo Ferreri, compatrono della città.
Chiesa di San Michele Arcangelo