San Pelino (San Pólino in dialetto marsicano.) è una frazione di circa abitanti del comune di Avezzano (AQ), in Abruzzo.
Geografia fisica San Pelino è situato sul versante nord-occidentale della piana del Fucino alle pendici del monte Cervaro, incluso nel gruppo montuoso dei Tre Monti (1398 ) Il suo territorio è diviso in due zone, San Pelino Vecchio, il paese originario quasi completamente distrutto e parzialmente ricostruito, situato nella parte alta oltre il tracciato dell'autostrada A25, e il nuovo nucleo urbano che, collocato più a valle, è attraversato dalla strada statale 5 Via Tiburtina Valeria e dalla parallela linea ferroviaria Roma-Pescara.
Prima del terremoto della Marsica del 1915 l'unico nucleo abitato si trovava più in alto a circa 850 , nel post-sisma i tecnici del genio civile, unitamente ai geologi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, decisero di far costruire il moderno centro urbano più in basso a quota 707 metri di altitudine. Confina a ovest con Avezzano e la località di Caruscino, a est con Paterno, a nord nord-ovest con i territori montuosi di Castelnuovo, Valle Solegara e Antrosano, mentre a sud del suo territorio si apre la piana del Fucino; dista circa 2,8 chilometri dalla sede comunale.
Origini del nome Il nome del paese della Marsica sarebbe un agiotoponimo, al pari di quello dell'omonima località del comune abruzzese di Cagnano Amiterno; secondo il vescovo e storico celanese Pietro Antonio Corsignani, deriverebbe dall'omonimo vescovo di Brindisi, san Pelino vissuto nel VII secolo, il quale provenendo da Roma fece sosta in questo luogo; successivamente fu catturato dai bizantini e martirizzato a Corfinio, nella vicina valle Peligna.
Storia Origini e Medioevo
In tutto il territorio circostante il lago Fucino sono attestate sin dal Paleolitico superiore le frequentazioni dei cacciatori nomadi bertoniani che divennero stanziali grazie soprattutto alle condizioni climatiche e ambientali lungamente favorevoli alla pratica vitale della caccia.. Durante il Neolitico, con l'introduzione dell'allevamento, dell'agricoltura e della ceramica, le popolazioni si spostarono gradualmente dalle grotte, poste in altura, per insediarsi nei villaggi perilacustri che andarono sviluppandosi durante l'Età del rame e quella del bronzo, grazie alla crescita dell'economia agricola integrata alla pesca e all'allevamento..
Nel V secolo a.C. la creazione delle repubbliche federali italiche determinò l'insediamento dei Marsi, nella zona fucense, e degli Equi, in parte di quella palentina e nel territorio carseolano. L'area di San Pelino segnò uno dei confini settentrionali marsi nell'ambito dell'asse montano del Salviano e Peschio Cervaro-monte Uomo, oltre il quale fu attestata la presenza equicola..
Le tracce dei primi centri fortificati italici collocati sui rilievi montuosi, gli ocres risalenti perlopiù all'Età del ferro, in particolare al IV secolo a.C., sono state riscontrate sul versante settentrionale fucense sui Tre Monti, tra San Pelino, Paterno e Castelnuovo, e nei limitrofi territori di Celano, Forme e Santa Jona.. Nello stesso periodo fu fondata, a nord del lago Fucino in territorio equo, la vicina colonia romana di Alba Fucens..
I vici, collocati più in basso e prossimi alla sponda del lago Fucino, si svilupparono in seguito all'abbandono dei centri fortificati di altura favorito tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. dalla fine della guerra sociale e dal primo prosciugamento del lago fucense. Stessa sorte toccò alle ville romane di montagna, come quelle vicine di Panciano e Secunzano e la villa poco più distante di San Potito...
L'antica città dei "Marsi anxantini", così citati da Muzio Febonio in Historiae Marsorum, venne collocata da alcuni storici nel territorio di San Pelino o, secondo altre fonti, in quello di Antrosano, tuttavia inclusi nellager publicus albense; evidenze di carattere storico-scientifico hanno consentito di individuare in Lucus Angitiae il nucleo dell'antica città marsa di Anxa, nome latino derivato da quello della lingua marsa di A(n)ctia..
All'epoca repubblicana risale la villa collocata presumibilmente in località Panciano, attribuita a Lucio Vitellio il Vecchio, console e censore nel I secolo e padre dell'imperatore Aulo Vitellio Germanico Augusto. Da tracciamenti filogenetici, si è arrivati a determinare che proprio in questa zona sarebbero approdate, sulla penisola italiana, la coltivazione del pistacchio e, come riportò per primo Plinio il Vecchio in Naturalis historia, il ficoPlinio il Vecchio, Naturalis historia, lib. XV, p. 83.. La presenza del lago rendeva il clima mite, consentendo l'abbondante presenza di frutteti e vigne. I resti della villa potrebbero essere identificati in località Panciano, a nord del nuovo abitato di San Pelino.
Il nucleo abitato primordiale, il centro fortificato collocato su un rilievo montuoso tra la parte alta di San Pelino Vecchio ("Rocca di San Pelino") e la località di Colle Lanciano, sarebbe stato denominato in epoca imperiale Cucullum (Cuculum oppidum, in greco Koukolon) dal geografo e storico greco Strabone nella sua opera tradotta e intitolata Geografia; stando ad altre ipotesi questo nome sarebbe da ricondurre al contemporaneo e non distante comune di Cocullo. Di sicuro nei pressi della località di San Lorenzo in Cuna è attestato il toponimo Santo Cucullo, relativo ad una contrada e a una grotta. Più in basso, a ridosso della fontana di San Pelino Vecchio (zona di Fonte Vecchia), era collocato il vico edificato successivamente al nucleo fortificato di montagna, nei pressi della villa romana con area termale databile al periodo sillano citata da Muzio Febonio e Antonio De Nino.. Il sistema dei cunicoli e dell'emissario ipogeo, fatti realizzare nel I secolo dall'imperatore Claudio, portarono al primo prosciugamento del sottostante lago Fucino. Successivamente, nel periodo di Traiano, fu potenziato l'antico tracciato della via Valeria con il raccordo a una strada di collegamento tra la contrada di Albanello (Magliano-Cappelle) e l'area di San Pelino e Paterno, che consentisse di oltrepassare più agevolmente la collina albense.
Tra le concessioni altomedievali dell'abbazia di Montecassino, riferite all'anno 899 e successivamente citate da Leone Marsicano nell'opera Chronica monasterii Casinensis, figura la chiesa di San Gregorio in Serviliano (Sancti Gregorii in Serviliano), collocata nella parte bassa del paese in località San Martino., sovrapposta al fundus di un Servilius.
La chiesa scomparsa di San Lorenzo in Cuna (Sancti Laurentii in Cuna) citata, oltre che dal Febonio nella secentesca Historiae Marsorum, nelle antiche bolle pontificie di Papa Pasquale II del 1115 e di Papa Clemente III del 1188, fece anch'essa parte dei possedimenti benedettini. Più tardi gli edifici religiosi di San Pelino e di alcuni centri limitrofi risultarono dipendenti dalla collegiata di Santa Maria in Albe.
In seguito alla vittoria della battaglia di Tagliacozzo, Carlo I d'Angiò succeduto agli Svevi sul trono imperiale e su quello di Sicilia, divise in due il Giustizierato d'Abruzzo attraverso il diploma di Alife; San Pelino fu incluso nell'Abruzzo Ultra..
Il paese primordiale, denominato nel Medioevo e fino al XIV secolo "Villa di Cuna" e da sempre incluso nel gastaldato longobardo e nella contea dei Marsi, seguì le vicende storiche della contea di Albe a cui appartenne in seguito all'avvento dei Normanni nel Regno di Sicilia.
Età moderna e contemporanea
Con la supremazia politico-militare dei Colonna sugli Orsini e la graduale decadenza di Albe, tra il XV e il XVI secolo sorse luniversitas di San Pelino, così chiaramente chiamata nei catasti onciari settecenteschi. In gestione unitaria con Albe e Castelnuovo, ma dotata di un'autonomia interna, fu sottoposta unitamente al contado albense al controllo del ducato di Tagliacozzo, fino alle leggi eversive della feudalità degli inizi dell'Ottocento. Poco tempo dopo, nel 1811, fu inclusa nel distretto di Avezzano, divenendo una frazione del comune di Massa d'Albe. L'ultimo stemma sampelinese, riportato in un sigillo del 18 agosto 1807, raffigura san Michele Arcangelo in maestà poggiato su una base rocciosa con la spada sguainata, recante nella mano sinistra la bilancia della giustizia; il culto del santo si sarebbe diffuso anticamente anche grazie all'intitolazione di una grottaAngelo Melchiorre, Tradizioni popolari della Marsica, Edizioni Kirke, Avezzano 2022, (riedizione di: Edizioni dell'Urbe, Roma, 1984.). Lo stemma, riprodotto su sfondo di colore azzurro, contiene le sottostanti iniziali U.S.P. (Universitas Sancti Pelini). Un sigillo precedente, datato 1775, raffigura il santo con lo scudo su cui è riportata la locuzione in lingua latina Quis ut DeusFrancesco Belmaggio, Storia e araldica della Città di Avezzano (rist.), A.I.L., Torrazza Piemontese, 2021, p. 164..
Il paese originario, edificato a ridosso dell'abbazia di San Lorenzo in Cuna e sviluppatosi successivamente intorno alla primordiale chiesa di San Michele Arcangelo, fu in Età contemporanea pesantemente segnato dal terremoto della Marsica del 1915 che causò la distruzione quasi irrimediabile del nucleo abitato e circa 600 vittime sampelinesi. Il nuovo centro urbano venne ricostruito più a valle nei pressi della moderna strada statale 5 Via Tiburtina Valeria.
Successivamente al prosciugamento della seconda metà dell'Ottocento del lago Fucino, fortemente voluto da Alessandro Torlonia, alle successive lotte contadine per i diritti dei lavoratori e alla riforma agraria del 1950 che portò a un miglioramento delle condizioni economiche e sociali, si registrò un importante incremento demografico, così come avvenne in quasi tutti i centri dell'area fucense-marsicana. In questo periodo, in contiguità con il territorio di San Pelino e quello avezzanese, sorse Caruscino su iniziativa dell'ente per la colonizzazione della Maremma tosco-laziale e del territorio del Fucino con il nome di "Villaggio del bracciante San Giuseppe di Caruscino".
Nel 1939, con Regio decreto n. 2055 del 7 dicembre 1939, San Pelino si staccò amministrativamente dal comune di Massa d'Albe per essere incluso in quello di Avezzano.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa di San Michele Arcangelo La chiesa parrocchiale della diocesi marsicana, dedicata al compatrono san Michele Arcangelo, è ubicata nel nuovo centro urbano. L'originario luogo di culto, probabilmente risalente all'epoca longobarda, è citato anche in alcuni documenti storici del XVIII e XIX secolo, relativi ai nobili Colonna, e fonti ecclesiastiche, unitamente alle antichissime "badia curata" di San Lorenzo, cappella di san Pelino martire, chiesa scomparsa di Santa Maria di Casanuova del limitrofo territorio paternese e chiesa madre Santa Maria in Albe. Presentava internamente le cappelle con gli altari, edificate tra il 1616 e il 1651, dedicati alla santissima Annunziata e a san Girolamo, e la cappella del santissimo Rosario; quest'ultima nel 1898 fu traslata nella chiesa appena edificata della Madonna del Rosario. L'edificio nuovo fu completato nella prima metà degli anni sessanta, molti anni dopo il terremoto marsicano del 1915 che causò il crollo della prima chiesa. Internamente si caratterizza per le tre navate che sono delimitate da pilastri e dall'abside semicircolare. Esternamente la facciata presenta un portale centrale con lunetta sovrastato da una trifora. L'edificio di culto è stato restaurato più volte nel corso del XX e XXI secolo, in particolare negli anni ottanta si è proceduto al rifacimento del pavimento e delle decorazioni. Di fronte all'oratorio si trova il parco giochi riqualificato nel 2023 e intitolato alla memoria dei bambini Pierpaolo Bianchi e Alessia Prendi. Non distante, nella centrale piazza Alfredo Di Loreto, è collocata la scuola primaria.