Esterno destro rapido, l'esordio da professionista avviene in Messico, al Santos Laguna, dopo essersi formato in club argentini. Nel 1997 si trasferisce a Montevideo, Uruguay. Nello stesso anno torna in Argentina, firmando per il Banfield: 16 reti in 38 incontri convincono il Cruz Azul ad acquistarlo. L'esterno fa così ritorno anche in Messico, dove gioca tra il 1998 e il 2000, prima di trasferirsi in Italia, al nel 2000. In Veneto è schierato subito titolare: 51 incontri e 7 gol in Serie A. Approda alla , dove vince subito campionato e Supercoppa italiana nel 2003; nel 2006, con la retrocessione d'ufficio del club torinese in Serie B, l'italo-argentino resta e contribuisce alla risalita verso la massima divisione. Dopo 288 presenze e 32 gol in maglia bianconera, nel 2010 si trasferisce in Germania, allo Stoccarda; quindi decide di fare ritorno nel Paese di nascita per terminare la carriera.

Dal 2003 al 2010 ha militato nella nazionale italiana, per un totale di 55 partite e 4 gol. Con l'Italia ha disputato due Europei (2004 e 2008), due Mondiali (quello del 2006, vinto in Germania da protagonista, e quello del 2010) e la Confederations Cup 2009.

Biografia È nato in Argentina in una famiglia di sportivi: il padre Juan Carlos Camoranesi era un calciatore che ha giocato a livelli dilettantistici, mentre lo zio, Néstor Gomez, ha giocato nel massimo campionato argentino. Ha origini italiane da parte del bisnonno paterno Luigi, nato a Potenza Picena nel 1873 e morto nel 1953 a Villa Mitre, in Argentina.

Caratteristiche tecniche Giocatore Calciatore che aveva nella tenacia una delle caratteristiche principali del suo stile di gioco, Camoranesi era un esterno di fascia, prevalentemente a destra, dalla spiccata propensione offensiva, avvezzo a virtuosismi tecnici e a rifinire per i compagni, oltreché essere egli stesso capace di trovare con discreta frequenza la via del gol.

Carriera Giocatore Club Esordi in Sudamerica Muove i primi passi nelle giovanili del Gymnasia Y Esgrima, in Argentina. Nel 1994, quando militava tra le file del settore giovanile dell'Aldosivi, fu autore, nel derby contro l', di un intervento falloso che causò la rottura di menisco e tendine del ginocchio del giocatore avversario Roberto Pizzo, che poté tornare all'attività fisica solo dopo una lunghissima rieducazione e fu costretto a smettere di giocare. A sedici anni di distanza il giocatore è stato condannato a versare dollari (pari a euro) per danni fisici: a Pizzo, infatti, restò il 39% di invalidità al ginocchio. Gazzetta.it

Sigla il suo primo contratto da professionista in Messico nel Santos Laguna (1996-1997). In seguito si accorda con i Montevideo Wanderers. Nei Bohemios gioca solo alcune partite di Primera División Uruguaya in quanto, dopo aver subito 10 giornate di squalifica per un pestone a un arbitro, l'esperienza si interrompe. Dopo una parentesi in patria nella stagione 1997-1998 al , torna in Messico ingaggiato dal Cruz Azul, squadra nella quale realizza 32 reti in 78 partite.

Verona

Nell'estate del 2000, viene acquistato dal . Con la nuova maglia esordisce in Serie A il 22 ottobre 2000 in Verona-Lazio 2-0 subentrando al 71' al posto di Vincenzo Italiano. Il 12 novembre arriva anche il suo primo gol in Serie A che vale il 2-2 finale in Vicenza-Verona. La squadra si salva dopo lo spareggio con la . In quella stagione realizza 22 presenze e 4 gol. Il 25 giugno 2001 viene riscattato l'intero cartellino dal Cruz Azul per 6 miliardi di lire.

Nella stagione 2001-2002, retrocede con il Verona in Serie B.

Juventus L'11 luglio 2002 passa alla in compartecipazione per 4 milioni di euro, per sostituire l'infortunato Gianluca Zambrotta. Esordisce con la maglia della il 15 settembre 2002 in Juventus- (3-0). A Torino, sotto la guida tecnica di Marcello Lippi, è subito titolare, disputando nella sua prima stagione tra le file bianconere, tra campionato e coppe, 45 partite, mettendo a segno 4 reti e vincendo il suo primo scudetto. Ha inoltre modo di giocare titolare al posto dello squalificato Pavel Nedvěd la finale di Champions League a Manchester, poi persa ai rigori contro il Milan. Il 25 giugno 2003 viene riscattata la seconda metà del cartellino per 4,5 milioni di euro più un giovane della squadra Primavera bianconera.

Nelle stagioni a seguire, con la Juventus conquista altri due scudetti nel 2004-2005 e nel 2005-2006, ma il primo viene revocato e il secondo non assegnato ai bianconeri, che vengono declassati in ultima posizione in seguito alle sanzioni di Calciopoli.

Nella stagione 2006-2007, nonostante le sue richieste di cessione dopo la retrocessione nella serie cadetta, rimane nella squadra bianconera e realizza 4 gol contribuendo alla vittoria del campionato e alla promozione.

Nella stagione del ritorno in Serie A segna al Sant'Elia contro , e nel Derby d'Italia contro l' in cui sigla il gol del pareggio, ma gioca solo poche partite, condizionato dagli infortuni. Rientra in campo dopo un lungo stop causato dalla lesione del retto femorale alla fine di gennaio 2008 in Coppa Italia contro l'Inter, partita in cui viene espulso pochi minuti dopo l'ingresso in campo. Il 22 marzo sigla uno dei due gol con cui la vince al Meazza contro i nerazzurri. Termina la sua sesta stagione in bianconero con 22 presenze e 5 reti.

Durante la stagione 2008-2009 è vittima di diversi infortuni: dopo la sconfitta con il del 5 ottobre si procura una lesione di primo grado al bicipite femorale della coscia destra e ritorna pienamente disponibile a novembre inoltrato. Gioca la prima partita da titolare dopo lo stop il 29 novembre nella vittoria per 4-0 sulla , gara in cui si procura un nuovo infortunio dopo 4 minuti di gioco: lussazione acromion-claveare destra di primo grado, rimanendo in campo fino al termine del primo tempo e realizza il gol del vantaggio bianconero, suo primo gol stagionale.

Nella stagione successiva viene impiegato spesso come esterno nel rombo di centrocampo, in modo da favorire l'inserimento del trequartista brasiliano Diego. Realizza il suo primo gol stagionale il 28 ottobre 2009 contro la (5-1) su assist di Sebastian Giovinco. In Champions League, nel quarto turno della fase a gironi, realizza contro il il gol della vittoria juventina. Pochi giorni dopo realizza a Bergamo contro l' (2-5) la sua seconda doppietta in Serie A contro quest'ultima.

Con la maglia bianconera in 8 stagioni colleziona 223 presenze e 27 gol in campionato, 11 presenze e un gol in Coppa Italia, 50 presenze e 4 gol nelle coppe europee e 3 presenze nella Supercoppa italiana per un totale di 288 presenze e 32 gol.

Stoccarda Il 31 agosto 2010 viene ceduto a titolo definitivo allo , dove ritrova l'ex compagno bianconero Cristian Molinaro. Debutta in Bundesliga in data 11 settembre, schierato titolare nella sfida persa per 2-1 in casa del . L'esperienza in Germania, dove Camoranesi totalizza 14 presenze tra campionato, Coppa di Germania ed Europa League, si chiude dopo appena 4 mesi, infatti il 26 gennaio 2011 rescinde consensualmente il contratto che lo legava alla società.

Lanús, Racing Club e ritiro Il 2 febbraio firma per il . Debutta nel campionato argentino nella partita Lanus- del 14 febbraio quando, entrato al 37' del secondo tempo, fornisce un assist che la sua squadra converte nel secondo gol, in una partita vinta per 3-1.Diario Olé: Il 23 luglio si rende protagonista di un brutto episodio: durante un'amichevole pre-campionato contro l' l'italo-argentino colpisce con due pugni al volto l'uruguayano Juan Pablo Rodríguez Conde, facendo scaturire una rissa conclusasi con la sospensione della partita. L'ex giocatore della ha poi proseguito lo scontro negli spogliatoi. Il 27 ottobre in Lanús- dopo essere stato espulso colpisce con un calcio al volto l'avversario Patricio Toranzo e uscendo dal campo litiga con l'allenatore del Racing Diego Simeone. Conclude il suo anno al Lanús con 42 presenze (divise tra Apertura, Chiusura, Copa Libertadores e Copa Sudamericana), una rete e 12 assist.

Il 22 luglio 2012 viene ceduto allo stesso , dove si conferma titolare della squadra. Realizza la sua prima rete in maglia biancoceleste il 2 dicembre nella sfida casalinga contro la formazione dell'All Boys, partita che verrà vinta dai padroni di casa per 3-1. Il 13 febbraio 2014 ufficializza il ritiro dal calcio giocato al termine stagione, ma il 16 aprile viene messo fuori rosa per aver criticato il tecnico Merlo.

Nazionale

Ignorato dalla nazionale del suo Paese di provenienza, l' – nello specifico è nullo il rapporto con l'allora selezionatore dellAlbiceleste, Marcelo Bielsa, il quale mai dà segno di prenderlo in considerazione –, diventa eleggibile per la nazionale italiana grazie alla legge che attribuisce la cittadinanza a chi abbia almeno un ascendente italiano, categoria in cui rientra Camoranesi essendo un italo-argentino di terza generazione.

Proprio per questo, sin da fine 2002 il centrocampista entra nelle mire dell'allora commissario tecnico degli Azzurri, Giovanni Trapattoni, in cerca di un valido elemento di fascia destra in una fase storica in cui il calcio italiano non offriva alternative di rilievo. Il Trap fa esordire l'italo-argentino in maglia azzurra il 12 febbraio 2003, a 26 anni, nella vittoriosa amichevole di Genova contro il (1-0); ciò avviene a quasi quarant'anni da Angelo Sormani, l'ultimo oriundo a vestire l'azzurro prima di lui.

La scelta sportiva di Camoranesi non viene inizialmente bene accolta dagli addetti ai lavori, poiché tacciata di tradire ragioni di «opportunismo» anziché di «appartenenza»: le critiche arrivano sia da parte italiana, anche all'interno dello stesso giro azzurro – il più duro è il portiere Francesco Toldo, che parla espressamente di dare «l'Italia agli italiani» –, sia da parte argentina per bocca, tra gli altri, del calciatore Gabriel Batistuta e del cestista Emanuel Ginóbili. Fatto sta che Camoranesi ben presto si integra nel gruppo italiano: viene convocato per il , dove gli Azzurri escono nella fase a gironi.

Confermato da Marcello Lippi, diventato selezionatore dopo l'europeo, Camoranesi partecipa al vittorioso in Germania, giocando stabilmente da titolare sulla fascia destra e scendendo in campo nella finale del 9 luglio 2006 all'Olympiastadion di Berlino contro la . Viene considerato un punto fermo anche sotto la gestione del nuovo commissario tecnico Roberto Donadoni, che lo convoca per il , dove l'Italia esce ai quarti di finale contro i futuri campioni della .

Con Lippi tornato alla guida degli Azzurri, prende parte alla Confederations Cup 2009 in Sudafrica, dove l'Italia viene eliminata al primo turno. Il 10 ottobre dello stesso anno, segna un gol nella gara contro l' (2-2) che certifica la qualificazione al , sempre in Sudafrica. A 33 anni partecipa al suo secondo mondiale, scendendo in campo nelle prime due partite del girone; non viene invece impiegato nella terza, la sconfitta per 3-2 contro la che sancisce l'eliminazione dell'Italia, e dopo sette anni di militanza annuncia l'addio alla nazionale azzurra.

Nella storia della nazionale italiana è il secondo oriundo con più presenze dopo Jorginho, a quota 55. È il settimo oriundo nonché unico dal secondo dopoguerra ad aver vinto un mondiale con la maglia azzurra; per gli altri bisogna risalire ai titoli del 1934 e 1938, quando lo vinsero Anfilogino Guarisi, Atilio Demaría, Enrique Guaita, Luis Monti, Raimundo Orsi e Michele Andreolo.

Allenatore Gli inizi