Gela (; fino al 1927 Terranova di Sicilia) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Caltanissetta, in Sicilia.
La città è sita dove fu anticamente fondata la colonia omonima. Fondata dai Greci intorno al 689 a.C. con il nome di (Géla), è stata tra le poleis siceliote più importanti e raggiunse il massimo sviluppo nel V secolo a.C. sotto il tiranno Ippocrate, che la ricoprì di edifici sacri e la rese la maggiore città-stato siceliota. Dopo essere stata distrutta dai cartaginesi, venne ricostruita da Timoleonte e protetta da una spessa cinta di fortificazioni. In epoca medievale fu ricostruita da Federico II di Svevia con il nome di Eraclea. Successivamente prese il nome di Terranova, che mantenne sino al 1927, quando fu restituita del toponimo originale.
In antichità venne scelta come città per ospitare il congresso della pace del 424 a.C. e ospitò personaggi importanti come il tragediografo Eschilo, che trascorse qui gli ultimi anni della sua vita. All'alba del 10 luglio 1943 fu protagonista dell'operazione Husky e della conseguente battaglia di Gela.
Geografia fisica Territorio Gela sorge lungo la costa meridionale della Sicilia, al centro dell'omonimo golfo. Il suo territorio è compreso tra i territori di Butera, Mazzarino, Niscemi, Caltagirone ed Acate. La costa, bassa e sabbiosa, è caratterizzata da formazioni dunali ricoperte di macchia mediterranea e in brevi tratti è preceduta da alte pareti calcaree o argillose. Lungo la costa sono presenti tre formazioni collinari principali: quella su cui sorge la città storica, quella di Montelungo e quella di Manfria; la prima è densamente edificata, le altre due lo sono solo parzialmente.
Idrografia L'entroterra è definito dalla piana di Gela, estesa per 250 km², a cui si alternano brevi formazioni collinari. È attraversata da diversi corsi d'acqua, quasi tutti a carattere torrentizio: il torrente Comunelli nasce a nord di Butera; sbarrato dall'omonima diga, sfocia ad ovest di Manfria; il torrente Rabbito nasce nei pressi di Butera e sfocia nei pressi di Femmina Morta; il torrente Gattano, che nasce nei pressi di Butera, sfocia ad ovest del quartiere Macchitella; il "cavo di bonifica" lambisce la piana sino alla periferia nord della città, dove è interrato e canalizzato verso il fiume Gela; il fiume Gela sgorga dalle montagne a nord-ovest di Piazza Armerina, riceve numerosi affluenti (tra i quali il fiume Maroglio che a sua volta riceve le acque del torrente Cimia deviato nell'omonima diga) e va a sfociare ad est di Gela nei pressi della zona industriale; è poi deviato nel lago Disueri. Un tempo era navigabile nel suo tratto finale; il fiume Dirillo, che costituice il confine con il libero consorzio comunale di Ragusa, ha origine nell'altopiano ibleo ed è sbarrato dalla diga Ragoleto. Forma il cosiddetto lago Biviere di Gela, sfociando in mare ad est di quest'ultimo. L'unico lago naturale è il Biviere, mentre il Comunelli, il Disueri e il Cimia sono invasi artificiali creati a scopo irriguo, a servizio della piana. Gli ultimi due dal 2008 sono sfruttati anche per gli usi civili della città di Gela. Piccoli stagni e acquitrini si formano inoltre alla foce dei torrenti e in località Piana del Signore.
Clima
La città e la corrispondente fascia costiera godono del clima mediterraneo, con inverno mite ed estate calda. Caratteristica del luogo è la costante ventilazione e una forte umidità soprattutto in serata. Le precipitazioni sono comprese tra annui, in gran parte concentrate tra l'autunno e l'inverno. Sono frequenti lunghi periodi di siccità estiva.
Origini del nome Lo storico Tucidide racconta che il primo nome della città fu «Lindi» () originatosi probabilmente da diversi protocoloni rodii in ricordo della madrepatria Lindo. Nel VII secolo a.C., in seguito all'arrivo degli ecisti Antifemo ed Entimo, la città prese il nome di «Gela» () dal fiume lì adiacente, la cui reale etimologia è ancora oggi ignota. Dopo l'assedio del tiranno Finzia e la conseguente distruzione della polis, il nome della città iniziò ad essere dimenticato gradualmente nei secoli.
Durante l'invasione saracena della Sicilia la città era chiamata «Colonnario», nome che mutuò dall'appellativo usato da al-Idrisi per il fiume omonimo e che continuò ad essere utilizzato fino alla prima metà del XIII secolo, come testimoniato da Guido delle Colonne in un passo della sua Historia destructionis Troiae. Lo scrittore attribuiva al personaggio mitologico di Eracle i resti di alcune colonne presenti sull'antica acropoli greca; per tale ragione, quando nel 1233 la città fu rifondata da Federico II di Svevia, prese il nome di «Eraclea».
Nonostante ciò, nell'uso popolare fu da subito chiamata «Terranova»: tale denominazione finì per diventare ufficiale solo dopo il XVIII secolo, poi espansa in «Terranova di Sicilia» il 12 settembre 1862 per differenziarla da altre città di eguale denominazione come da prassi dopo la proclamazione del Regno d'Italia. L'11 novembre 1927, attraverso l'approvazione di un regio decreto, la città recuperò l’antico e attuale nome di «Gela» a ricordo delle sue origini greche.
Storia
Età greca
Secondo lo storiografo Tucidide la città fu fondata quarantacinque anni dopo Siracusa, in un periodo databile tra il 690 e il 688 a.C. circa a seconda delle interpretazioniIl calcolo si effettua partendo dalla data di fondazione di Siracusa, solitamente accreditata al 733 a.C. secondo Tucidide, che trasse l'informazione dallo storico siceliota Antioco di Siracusa. Ciò porrebbe la fondazione di Gela all'anno 688 a.C., già formalmente riconosciuto dal Comune di Gela per le celebrazioni del 2700 anniversario dalla fondazione, avvenuto nel 2012.. A colonizzare la collina su cui sorse l'acropoli – già abitata nel III millennio a.C. – furono coloni greci provenienti dalle isole di Rodi e Creta, capeggiati dagli ecisti Antifemo ed Entimo. Dal racconto, inoltre, emerge che la fondazione fu preceduta dall’arrivo di piccoli nuclei da Lindo, che avevano chiamato la zona come la loro madrepatria; ciò è testimoniato anche dalla presenza di ceramica protocorinzia di fabbrica rodia e altri reperti ceramici. I primi anni dalla sua fondazione furono dedicati all'espansione territoriale, che portò alla conquista di vari centri indigeni e alla fondazione di una propria colonia: Agrigento.
Nel 505 a.C. ebbe inizio la tirannide: il primo ad conquistare il potere fu Cleandro, che regnò per sette anni fino alla morte. Lo sostituì nel 498 a.C. il fratello Ippocrate, che portò la città a vivere momenti di grande splendore economico e politico: sotto di lui Gela prese il controllo di insediamenti come Leontinoi, Kallipolis e Naxos fino ad arrivare a Zancle; riuscì anche a sconfiggere Siracusa, con cui mediò un accordo che la risparmiò dalla totale sottomissione. Morto Ippocrate nel 491 a.C. gli succedette il dinomenide Gelone, che dopo pochi anni conquistò Siracusa e vi spostò la sede del potere: dopo di lui Gela fu retta dai suoi fratelli, Gerone e Polizelo, gli ultimi tiranni della città prima dell'istaurazione della democrazia.
Nel 405 a.C. venne distrutta dai Cartaginesi guidati da Imilcone e ridotta a città tributaria: la costruzione di mura difensive avvenne solo nel 339 a.C. per volere di Timoleonte, che la ripopolò con coloni di Kos guidati da Gorgo. I lunghi anni di pace vennero interrotti solamente con il cruento assedio di Agatocle nel 317 a.C., cui seguì l'annessione della città al dominio siracusano. La città fu poi saccheggiata dai mamertini e definitivamente distrutta nel 282 a.C. dal tiranno Finzia, che trasportò tutti gli abitanti rimasti a Finziade.
Età romana e islamica Nel periodo romano fu abitata da piccole comunità passeggere ma mai ricostruita: è citata da Virgilio, Strabone, Cicerone e altri autori. La situazione rimase immutata anche durante l'epoca dell'Emirato di Sicilia, dove veniva indicata come "città delle colonne" a causa delle vestigia classiche ancora visibili nel suo territorio, designanti il fiume che le scorreva a lato con lo stesso appellativo.
Età medievale Dopo quindici secoli di abbandono, la città venne ricostruita nel 1233 da Federico II di Svevia con il nome di Eraclea e ripopolata da calatini e calabresi: tra i partecipanti alla costruzione ci furono il secreto Matteo Marchiafava e il priore Pietro Ruffo. Agli abitanti furono assegnate terre del demanio regio comprese tra quelle già concesse agli abitanti di Butera, Grasiliato, Caltagirone e Ragusa, che si estendevano per 7.850 salme nella piana di Gela e per altre 9.650 circa nelle colline circostanti: ciò permise alla città di crescere rapidamente, diventando già nel 1277 la seconda più popolosa della Sicilia occidentale e la prima della Val di Noto. La città venne cinta di mura, con dieci torri di forma quadrangolare e circolare, e dotata di cinque porte; ad essa si affiancò un nuovo schema urbanistico del tipo a crux viarum, ovvero con due assi principali molto larghi e strade secondarie e parallele, che determinarono sedici isolati. A questi si affiancò l'edificazione di un castello, nella parte sud-occidentale della collina, e di un porto collocato alle pendici della zona di Capo Soprano.
Eraclea fu città demaniale fino al 1366, quando Federico IV di Sicilia la donò a Manfredi III Chiaramonte: ciò provocò le ire di Artale I Alagona, nemico dei Chiaramonte, che attaccò la città. Ritornata poco tempo dopo ai Chiaramonte, questi ne tennero il governo fino al 1392, quando l'ultimo discendente della famiglia, Andrea, fu giustiziato per essersi messo a capo di una congiura contro re Martino, che confiscò i suoi beni.
Età moderna Intorno alla metà del 1500 la città cambiò nome in Terranova per distinguersi dai quartieri periferici abbandonati, noti come "terra vecchia". In questo periodo fu prima affidata in feudo al barone Pietro de Planellis, poi alla famiglia Aragona-Tagliavia e infine ai Pignatelli, che la tennero fino al 1812, data dell'abolizione della feudalità in Sicilia.
Età contemporanea
Nel 1862, un anno dopo l'Unità d'Italia, alla città fu aggiunto il toponimo "di Sicilia" per distinguerla dalle tante altre con lo stesso nome esistenti sulla penisola. Nel 1893 partecipò ai moti organizzati dal movimento dei Fasci Siciliani; mentre tra il 1911 e il 1915 venne realizzato un pontile sbarcatoio, così da agevolare per la marineria locale. Nel 1927 la città riprese il suo antico nome di Gela.
Tra il 1907 e il 1909 vi soggiornò un giovanissimo Salvatore Quasimodo al seguito del padre, ferroviere locale. Il soggiorno a Gela del poeta è ricordato dallo stesso in un epigramma:
Sbarco in Sicilia
Durante la seconda guerra mondiale, il 10 luglio 1943, le spiagge di Gela furono protagoniste dello sbarco della 7ª armata americana capeggiata dal generale George Smith Patton; la scelta di Gela, nelle parole dell'ufficiale tedesco Heydrich, fu fondamentale per permettere agli americani di avanzare rapidamente verso l'interno, minacciando le principali vie di comunicazione dell'isola.
La notte tra il 9 e il 10 luglio si aprì in un clima di massima tensione: già a partire dalle ore 23:00 circa tremila paracadutisti americani si lanciarono nell'entroterra con obiettivi strategici precisi: l'aeroporto di Gela e il cruciale nodo stradale di Piano Lupo. Alle ore 03:06 del 10 luglio, nel settore ad est di Gela noto come Senia Ferrata, la “Dime Force” della 1ª divisione “Big Red One”, sbarcava in città, contrastata dal fuoco delle batterie costiere. Pochi minuti dopo, alle 03:15, due battaglioni Rangers della “Force X” comandati dal tenente colonnello Darby sbarcarono ai due lati del pontile di Gela, attaccati dal fuoco delle mitragliatrici e delle artiglierie italiane.