La Veneranda Biblioteca Ambrosiana è un'istituzione della Chiesa cattolica comprendente una biblioteca pubblica, una pinacoteca e un'accademia. Fondata nel 1607 dal cardinale Federico Borromeo, si trova nel centro storico di Milano, ospitata all'interno del Palazzo dell'Ambrosiana.

Storia

Federico Borromeo, cardinale arcivescovo di Milano, durante i soggiorni a Roma tra il 1585 e il 1595 e dal 1597 al 1601 maturò l'idea di un'istituzione culturale di alto livello artistico, letterario e scientifico, «per un servizio universale» a gloria di Dio e per la promozione integrale dei valori umanistici. Rientrato a Milano, inviò degli emissari a raccogliere manoscritti e stampati da ogni parte del mondo e pose mano alla costruzione dell'Ambrosiana, affidandone l'edificazione a Lelio Buzzi e Francesco Maria Richini nel 1603, e nel 1611 a Fabio Mangone, che aggiunse all'edificio della Biblioteca anche i due saloni per l'Accademia e le raccolte d'arte. Si deve al Richini il progetto della sala di lettura, oggi detta "Sala Federiciana", concepita come una grande aula rettangolare con volta a botte, scandita da semicolonne poste lungo le librerie.

L'illuminazione era garantita da due grandi finestre termali poste alla base della volta. Il progetto definitivo di Mangone, elaborato tra il 1616 e il 1618, prevede l'atrio di ingresso della Biblioteca così come è stato effettivamente realizzato e le librerie scandite da lesene, con armadietti angolari per custodire i manoscritti più preziosi. Al di sopra degli scaffali si trova la teoria di ritratti alla base della volta, che presenta una decorazione a cornici in stucco di varie forme, ancora oggi visibili. L'attuale aspetto della Sala Federiciana è da ascrivere agli interventi di restauro e ricostruzione attuati nel dopoguerra, con lo scopo di cancellare i segni delle distruzioni dovute alle bombe e agli ordigni incendiari caduti sul palazzo. Il restauro della Sala terminò nel 1956.

Notevoli e di fattura raffinatissima furono le opere sottratte alla Biblioteca Ambrosiana e spedite in Francia durante le spoliazioni napoleoniche: Antonio Canova disponeva di una lista di opere d'arte spedite al Museo del Louvre dai funzionari napoleonici e provenienti dall'Ambrosiana. Il cardinal Borromeo era un ammiratore dell'arte fiamminga, e i maggiori danni furono subiti proprio dalla collezione fiamminga: il cardinale in persona aveva commissionato due opere a Jan Brueghel il Vecchio, lAria e la Terra, spedite al Louvre il 25 giugno 1796 e tuttora lì ubicate.

La Vergine di Peter Paul Rubens venne sequestrata e arrivò al Louvre nel 1797, così come La Vergine e tre santi di Lucas van Leyden che rimase anch'essa al Louvre; inoltre, numerose opere si persero durante il tragitto o non vennero mai rintracciate. La Testa della Vergine di Leonardo da Vinci fu prelevata nel maggio 1796 e spedita in Francia, ma fu persa durante il tragitto. Un soldato e un vecchio di Francesco Cairo venne sequestrato il 24 maggio 1796 e spedito a Parigi, ma fu anch'esso perso durante il tragitto. Il Concerto campestre venne prelevato il 24 maggio 1796 e spedito al Musée des beaux-arts de Rouen nel 1801.

Tra il 1826 e il 1836 Giacomo Moraglia realizzò il cortile neoclassico, sull'area della preesistente chiesa di S. Maria della Rosa, e rovesciò l'ingresso sul lato nord, incorporando anche l'aula rinascimentale della Confraternita del Pio Istituto di Santa Corona. Nel 1923 il cortile fu trasformato nella Sala di lettura attuale, e nel 1928 fu annesso all'Ambrosiana l'edificio appartenente agli Oblati fondati da san Carlo Borromeo, unitamente alla chiesa di S. Maria Maddalena al Santo Sepolcro, antecedente la prima crociata.

Alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana appartiene dal 1938 la casa-museo Lodovico Pogliaghi; nel 1950, l'artista ne ribadì la proprietà nel suo testamento, con tutte le sue collezioni archeologiche, artistiche e librarie, ma affidò la gestione a una fondazione eponima, costituita nel maggio di quell'anno. La villa, situata al termine del Viale delle Cappelle del Sacro Monte di Varese, è stata riaperta al pubblico nel maggio del 2014. Dopo i bombardamenti del 1943, i lavori di ripristino furono affidati all'architetto Luigi Caccia Dominioni e le vetrate artistiche al pittore Carlo Bazzi. Dal 1990 al 1997 furono eseguiti lavori di restauro e ristrutturazione in quasi tutti gli ambienti, grazie anche al contributo della banca CARIPLO, poi Banca Intesa.

Istituzione

Il cardinale Federico Borromeo affidò nel 1604 l'attività scientifica e culturale dell'Ambrosiana a un collegio presieduto da un prefetto che, secondo le norme promulgate nel 1998 dall'arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, è nominato dall'arcivescovo.

I dottori erano originariamente previsti fino a un numero di dodici ecclesiastici, affiancati da quattro laici. L'arcivescovo nomina anche i sette membri, laici o ecclesiastici, della Congregazione dei Conservatori, la quale amministra le attività e i beni della biblioteca, secondo il diritto canonico. Motori della ricerca, dell'insegnamento e dello studio dovevano essere i collegi di dottori, professori e alunni, che avrebbero dovuto svolgere un'azione coordinata. La missione e l'identità dell'Ambrosiana quale centro letterario, scientifico e artistico a carattere interdisciplinare e universitario, fu tracciata secondo il motto tuttora vigente Singuli singula ().

L'arcivescovo di Milano è anche di diritto patrono e Gran Cancelliere dell'Ambrosiana. L'inaugurazione dell'anno accademico ha luogo una volta ogni tre anni alla presenza delle 8 Classi di Studio dell'Ambrosiana.

Biblioteca

Con l'apertura al pubblico della Biblioteca Ambrosiana l'8 dicembre 1609, nacque quella che nel 1623 Galileo Galilei, scrivendo al cardinale Borromeo, definì «[...] l'eroica et immortal libreria». Il patrimonio originario comprendeva circa stampati e manoscritti, acquistati da ogni parte del mondo; a questo periodo risale l'acquisizione dei manoscritti dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio (1606) e della biblioteca del bibliofilo di Padova Gian Vincenzo Pinelli (1608). Possiamo ricordare tra questi: lIlias Picta del V secolo, già appartenuta a Pinelli; l'Antifonario di Bangor del VI-VII secolo, già appartenuto alla biblioteca dell'abbazia di Bobbio; il Chronicon di Orosio del VII secolo, sempre proveniente dall'abbazia bobiense; il codice di Virgilio, appartenuto a Francesco Petrarca e in origine conservato nella biblioteca visconteo sforzesca, contenente il Frontespizio del Commento di Servio a Virgilio e miniato da Simone Martini; il De prospectiva pingendi di Piero della Francesca; il Divina proportione di Luca Pacioli; il Kitāb al-ḥayawān (lingua araba: كتاب لاحيوان) miniato di al-Jāḥiẓ; il planisfero cinese (lingua cinese: 萬國全圖, ) di Giulio Aleni; La fama dell'Ambrosiana le attirò altre donazioni, come il museo di Manfredo Settala e i codici di Leonardo offerti da Galeazzo Arconati nel 1637; dodici sono oggi conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi dopo essere stati trafugati da Napoleone Bonaparte, mentre il Codice Atlantico è ancora conservato all'Ambrosiana.

Le donazioni continuarono nei secoli, consentendo nel 1909 l'acquisizione dei codici arabi del fondo Caprotti, fino a quelle più recenti dell'indologo Enrico Fasana, dell'Istituto italo-cinese Vittorino Colombo e di altre istituzioni culturali italiane e straniere.

Nel 2009 ebbe inizio nella Sala Federiciana e nella Sacrestia Monumentale del Bramante, presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, una serie di mostre culminata nel 2015, anno dell'Expo di Milano, che esposero progressivamente nella sua integralità i fogli del Codice Atlantico.

Pinacoteca

Il cardinale Federico Borromeo fu il primo sostenitore e patrono dell'Accademia nazionale di San Luca, progettata da papa Gregorio XIII nel 1577 e inaugurata a Roma da Federico Zuccari nel 1593. Giunto nel 1595 a Milano come arcivescovo, progettava di fondarvi un'Accademia artistica, pari a quelle di Firenze e di Roma. Mentori del programma del cardinale furono, tra i molti: Giusto Lipsio, docente a Lovanio; Ericio Puteano, professore alle Scuole Palatine; membri della famiglia Bruegel e i fratelli Paul e Matthijs Bril. Nel 1618, Federico Borromeo donò all'Ambrosiana la sua raccolta di dipinti e disegni, costituendo così il nucleo iniziale della Pinacoteca Ambrosiana, con opere di Raffaello, Caravaggio, Leonardo, Tiziano e Bernardino Luini.

La fondazione dell'Accademia di disegno, pittura, scultura e architettura avvenne il 25 giugno 1620, con la nomina dei tre maestri Giovanni Battista Crespi detto il Cerano, Gian Andrea Biffi e Fabio Mangone, direttori rispettivamente per la pittura, la scultura e l'architettura; i primi allievi furono in numero di nove. Oggi la Pinacoteca comprende 24 sale e consente di ammirare circa 300 opere dei massimi artisti italiani e europei, con un piano pluriennale di mostre anche all'estero, fra cui quella a Tokyo da aprile a giugno 2013.

Accademia Le ricerche accademiche si fecero più intense nel 1963, con la fondazione dell'Accademia di San Carlo Borromeo da parte dell'arcivescovo cardinale Giovanni Battista Montini, poi papa Paolo VI; nel 1976, il cardinale Giovanni Colombo ne affidò la direzione al monsignor Carlo Marcora, dottore dell'Ambrosiana. Dopo un ulteriore rinnovamento dello statuto, voluto dal cardinale Carlo Maria Martini nel 1994, nel 2003 fu fondata l'Accademia di Sant'Ambrogio, fusa con quella di San Carlo Borromeo nel 2008 dall'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi in un'unica Accademia Ambrosiana con otto classi di studi: borromaici, ambrosiani, greci e latini, di italianistica, di slavistica, sul Vicino Oriente, sull'Estremo Oriente e africani. Le classi sull'Oriente comprendono a loro volta 7 sezioni di studi arabi, armeni, ebraici, siriaci, cinesi, giapponesi e indiani.

Il raccordo tra l'Accademia e il Collegio è assicurato mediante la nomina del direttore di ciascuna classe, scelto tra i dottori del Collegio. Ciascuna classe pubblica una propria serie di volumi miscellanei con saggi e ricerche specifiche, mentre nella serie di Fonti e studi si pubblicano opere monografiche d'interesse generale per l'intera Accademia.

Resti del foro romano di Milano

Nei sotterranei della Biblioteca Ambrosiana è possibile visitare i resti dell'antica pavimentazione del foro romano di Milano. Risalente all'epoca augustea e ancora nella collocazione originaria, appare formata da grandi lastre rettangolari di marmo rosso di Verona aventi dimensioni irregolari; esse hanno infatti ancora la sagomatura originale, che un tempo accompagnava il profilo degli edifici ad esse adiacenti. Si sono anche conservati alcuni gradini che davano accesso alle botteghe, che si trovavano sotto i portici del foro, e i resti di una canaletta in pietra di scarico delle acque meteoriche.

Note

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