Lassedio di Iotapata costituì il più importante evento della fase iniziale delle campagne militari di Vespasiano nella prima guerra giudaica, contro i Giudei che si erano ribellati al potere romano nella provincia della Giudea: i Romani assediarono e conquistarono la roccaforte giudea di Iotapata.
Contesto storico
Nel 66, Nerone, venuto a conoscenza della sconfitta subita in Giudea dal suo legatus Augusti pro praetore di Siria, Gaio Cestio Gallo, colto da grande angoscia e timore,. trovò che il solo Vespasiano (il futuro imperatore romano) sarebbe stato all'altezza del compito, e quindi capace di condurre una guerra tanto importante in modo vittorioso..
E così Vespasiano fu incaricato della conduzione della guerra in Giudea,. che minacciava di espandersi a tutto l'Oriente. Vespasiano, che si trovava in Grecia, al seguito di Nerone, inviò il figlio Tito ad Alessandria d'Egitto, per rilevare la legio XV Apollinaris, mentre egli stesso attraversava l'Ellesponto, raggiungendo la Siria via terra, dove concentrò le forze romane e numerosi contingenti ausiliari di re clienti..
Qui Vespasiano rafforzava l'esercito siriaco (legio X Fretensis), aggiungendo due legioniSvetonio, Vita del divo Vespasiano 4. (la legio V Macedonica e la legio XV Apollinaris, giunta dall'Egitto), otto ali di cavalleria e dieci coorti ausiliarie, mentre attendeva l'arrivo del figlio Tito, nominato suo vice (legatus).
Con l'inizio del nuovo anno (67), Vespasiano si decise ad invadere la Galilea personalmente, facendo uscire le sue truppe in bell'ordine da Tolemaide.. Giunto ai confini della Galilea si accampò, tenendo a freno i suoi soldati, desiderosi di combattere, ma mettendo in bella mostra le sue forze per spaventare i nemici, con la speranza che volessero cambiare idea, rinunciando alla guerra.. Giuseppe che era accampato non molto distante da Seffori (a Garis), vedendo che il terrore che incutevano i Romani nei suoi avevano generato molte defezioni, con i pochi rimasti si rifugiò a Tiberiade.
La campagna militare dei Romani continuò. Vespasiano conquistò al primo assalto la città di Gabara, che era rimasta priva di uomini validi per la sua difesa.. Nel frattempo Giuseppe, giunto a Tiberiade, decise di scrivere ai governanti in Gerusalemme, cercando di esporre la situazione nel modo più oggettivo possibile. Nel caso avessero deciso di venire a patti con i Romani, lo informassero il più rapidamente possibile; nel caso avessero deciso di continuare la guerra, gli inviassero adeguati rinforzi per poter fermare l'avanzata romana..
Forze in campo Romani All'inizio della campagna militare (nel 67), Vespasiano poteva contare già su un esercito imponente: 3 intere legioni di armati ciascuna (la legio V Macedonica, la X Fretensis e la XV Apollinaris), per un totale di armati;. 23 coorti, di cui 10 erano milliarie, le restanti quingenarie equitatae (600 fanti + 120 cavalieri), per un totale di quasi armati;13 coorti quingenarie (di 600 fanti e 120 cavalieri ciascuna) + 10 coorti milliarie (di fanti ciascuna) = + fanti e cavalieri = (a ranghi completi). 6 alae di cavalleria, pari a armati circa; un cospicuo numero di truppe alleate ( armati), raccolte tra i re "clienti", Antioco IV di Commagene, Erode Agrippa II e Gaio Giulio Soaemo, che fornirono fanti e cavalieri ciascuno, mentre l'arabo Malco II dei Nabatei inviò cavalieri e fanti.
Il totale era quindi di ben armati schierati da Vespasiano.
Assedio Primi assalti
E mentre Giuseppe era in attesa di ricevere risposta dai governanti giudei, Vespasiano proseguì la sua avanzata in direzione di Iotapata, città ben fortificata e rifornita di viveri.
Un disertore si recò da Vespasiano per sollecitarlo ad avanzare contro la città, sostenendo che la presa della stessa e la cattura di Giuseppe avrebbero portato tutta la Giudea sotto il dominio romano. Il comandante romano, allora, inviò Placido con mille cavalieri, oltre al decurione Ebuzio, uomo di grande valore, con l'incarico di sorvegliare la città lungo tutto il tracciato delle sue mura ed impedire che Giuseppe potesse fuggire di nascosto..
Il giorno successivo Vespasiano diede ordine a tutta l'armata di mettersi in marcia per Iotapata, che raggiunse la sera stessa. Pose, quindi, l'accampamento su una collina che si trovava a nord della città e che ne distava sette stadi (pari a circa metri). I Giudei furono presi da un tale terrore, che nessuno osò uscire dalle mura.. Vespasiano, però, considerato che il suo esercito aveva marciato per l'intera giornata, preferì non effettuare un attacco immediato, ma dispose di stringere sotto assedio la città con una doppia linea di fanteria ed una terza linea di cavalleria all'esterno, bloccando agli assediati tutte le vie d'uscita.
Il giorno seguente i Romani attaccarono la città. Inizialmente i Giudei, che s'erano accampati davanti alle mura, non indietreggiarono, ma quando Vespasiano ordinò ai suoi arcieri, frombolieri e tutti coloro che erano in grado di lanciare, di abbatterli mentre lo stesso comandante romano avanzava con la fanteria legionaria dove le mura apparivano più facilmente prendibili, Giuseppe fece una sortita seguito da una grande moltitudine di Giudei.. Giunti improvvisamente sui Romani, li respinsero lontani dalle mura con molti atti di eroismo. Ma i Romani menavano fendenti al pari dei Giudei. I primi erano mossi dalla vergogna di una sconfitta, i secondi per la disperazione di essere massacrati. Dopo aver combattuto l'intera giornata, a sera, tra i Romani risultarono tredici morti e moltissimi i feriti, tra i Giudei diciassette caddero e seicento vennero feriti.
Trascorsa la notte, i Romani tornarono di nuovo all'assalto ed ancora una volta i Giudei uscirono dalle mura per dare battaglia opponendo una rinnovata e fiera resistenza, divenuti più audaci dall'insperato successo del giorno precedente. Gli assalti romani si susseguirono fino al quinto giorno, con scontri sotto le mura sempre più violenti, poiché né i Giudei cedevano di fronte alla schiacciante superiorità bellica del nemico, né i Romani per le difficoltà riscontrate nell'espugnare la città..
Costruzione di un terrapieno da parte dei Romani
Vespasiano, avendo riscontrato una non comune resistenza da parte dei Giudei, decise di intensificare le operazioni d'assedio, convocando lo stato maggiore del suo esercito per discutere il piano d'attacco risolutivo. Fu stabilito d'innalzare un terrapieno dalla parte in cui le mura risultavano accessibili, considerando che lungo gli altri lati della fortezza vi erano profondi dirupi. L'esercito venne, quindi, inviato a procurarsi il materiale necessario:. abbattendo gli alberi sulle vicine colline e raccogliendo una grande quantità di pietre; costruendo tutta una serie di protezioni (come plutei, "muscoli" o vinea) per difendere coloro che dovevano innalzare la rampa d'assedio dal lancio di proiettili, scagliati dall'alto delle mura; scavando, altri ancora, tra le vicine alture e rifornendo continuamente di terra gli addetti alla rampa, «essendo ognuno impegnato in uno di questi tre compiti, non c'era nessuno che rimanesse senza far nulla».
Frattanto i Giudei dall'alto delle mura scagliavano grosse pietre ed ogni sorta di proiettili sui Romani, generando sconforto per il frastuono e l'ostacolo continuo che provocavano tra questi ultimi che, senza sosta continuavano a lavorare al terrapieno.
Vespasiano, dopo aver disposto ben 160 macchine da lancio (tormenta), diede ordine di iniziare a tirare contro i difensori che erano appostati sulle mura. Le catapulte cominciarono a lanciare i loro dardi; le baliste, pietre del peso di un talento, oltre ad una serie di proiettili incendiari e di ogni altro tipo; contemporaneamente, insieme alle macchine, tiravano gli arcieri arabi, tutti gli altri reparti di sagittarii ed i frombolieri.. Sebbene il continuo lancio di proiettili romani portasse distruzione non solo sulle mura, ma anche nella zona retrostante, i Giudei continuarono a difendersi, facendo anche rapide sortite, nelle quali strappavano i ripari a protezione dei Romani che lavoravano al terrapieno, per poi colpirli, oltre ad incendiare le impalcature. Queste azioni continuarono, fino a quando Vespasiano comprese che l'insuccesso era dovuto al fatto che i reparti romani erano troppo distanti gli uni dagli altri, offrendo al nemico giudeo intervalli adatti ad incunearsi e mettere a segno i loro attacchi. Fu così che il comandante romano dispose di riunire i diversi ripari, facendone uno solo, oltre a dare maggiore continuità ed uniformità di manovra fra i reparti in azione, precludendo ai Giudei la possibilità di dividerli.
Giuseppe dispone di aumentare l'altezza delle mura cittadine
Intanto il terrapieno continuava a crescere, fino a raggiungere ormai la merlatura delle mura. Allora Giuseppe, una volta raccolti i suoi, ordinò loro di accrescere, a sua volta, in altezza le mura stesse. E poiché i Giudei si lamentavano di non poter lavorare sotto il lancio continuo dei dardi dei Romani, Giuseppe dispose di piantare una fila di pali in cima alle mura e di appendervi pelli di buoi appena scuoiati, in modo che frenassero nelle loro pieghe i colpi delle pietre scagliate dai Romani, oltre a smorzare anche il fuoco con la loro umidità.. E così i Giudei, grazie a questo accorgimento, lavorando giorno e notte, poterono innalzare il muro fino ad un'altezza di circa venti cubiti (quasi 9 metri), oltre a numerose torri ed una forte merlatura. Quando i Romani se ne accorsero, furono colti da grande scoramento, visto che già si vedevano penetrati nella città. Gli Iotapateni, al contrario, ripreso coraggio dopo il lavoro di fortificazione del muro, tornarono a compiere nuove sortite contro i Romani, ricorrendo a tutte le possibili tattiche della guerriglia, depredando ed appiccando il fuoco a tutto ciò che trovavano sul loro cammino. La reazione di Vespasiano, non si fece attendere. Il comandante romano, infatti, sospese ogni azione d'attacco, con la speranza di prendere la città per fame, mettendo, quindi, sotto stretta sorveglianza tutte le uscite della città..