Paternò (AFI: ) è un comune italiano di abitanti, città capo-comprensorio dell'area nord-occidentale o Simeto-Etnea della Città metropolitana di Catania.

della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Situata nella parte orientale dell'isola, più precisamente nel lato sudoccidentale a ridosso del vulcano Etna, dista 18,4 km da Catania, capoluogo di provincia, e 183,7 km da Palermo, capoluogo di regione.

Sorge nella zona di un sito dove fino al II secolo a.C. sorgeva l'antico villaggio siculo di Hybla Gereatis, nel corso della sua storia seguì le vicissitudini della Sicilia. Nel 1072, i normanni fondarono l’attuale città che divenne uno Stato feudale di rango comitale con il conte normanno Ruggero I di Sicilia. In epoca aragonese fece parte della Camera Reginale - salvo il periodo in cui fu nuovamente contea degli Alagona (1365-1396) - per poi diventare dominio feudale della famiglia Moncada, con i quali fu elevata a principato nel 1565, e di cui ebbero il dominio fino al 1812, con l'abolizione del feudalesimo nel Regno di Sicilia.

Geografia fisica Territorio Paternò è un centro urbano di medio-piccole dimensioni situato nell'entroterra etneo, nell'estrema parte occidentale del territorio della città metropolitana di Catania, al confine con il libero consorzio comunale di Enna.

Il suo territorio ha un'estensione di 144,68 km², l'ottava tra i comuni della sua provincia. Confina a nord con Biancavilla, Santa Maria di Licodia e Ragalna, a ovest con Centuripe, in provincia di Enna, a est con Belpasso, a sud con Castel di Iudica e Ramacca, appartenenti al distretto del Calatino.

Il territorio di Paternò è situato alle pendici sudoccidentali dell'Etna. Prevalentemente collinare e pianeggiante, dal punto di vista geomorfologico, è suddiviso in due aree ben definite, con i terreni di origine lavica nelle contrade verso est e i terreni di origine alluvionale a sud lungo la Valle del Simeto e la Piana di Catania. La sua altitudine media è di 225 - una delle più basse della provincia - che varia da una quota minima di 34 nella sua parte occidentale, a una quota massima di 2.845 , nella parte orientale.

Una buona parte del territorio paternese ricade nel bacino idrografico del fiume Simeto. Il territorio, inoltre è caratterizzato dalla presenza di numerose sorgenti idriche, in quanto si incontrano gli strati lavici permeabili con quelli argillosi impermeabili, facendo fuoriuscire le acque provenienti dal bacino idrografico dell'Etna; le sorgenti più importanti sono Monafria, Maimonide e Currone.

La città, invece, è racchiusa in una conca delimitata dall'antico vulcano preistorico che fu il luogo dove sorse il primo nucleo abitato. Ubicate nella parte nordoccidentale del territorio comunale, le Salinelle, importante sito di interesse naturalistico. Il territorio di Paternò è caratterizzato da una scarsa presenza di boschi, ma ciò è dovuto principalmente al fatto che, grazie alla fertilità dei terreni, utilizzati per le coltivazioni - soprattutto quelle agrumarie - presenta circa 6.000 ha di superficie agricola utilizzata.

A seguito dell'ordinanza emessa dalla Presidenza del Consiglio dei ministri entrata in vigore il 20 marzo 2003, e deliberata dalla Giunta regionale siciliana il 19 dicembre, la classificazione sismica attribuita al territorio del Comune di Paternò è quella di Zona 2 (sismicità media).

Clima Il clima è mediterraneo, tuttavia la posizione geografica tra la Piana di Catania e l'Etna nell'immediato entroterra rispetto alla costa ionica catanese ne risalta alcune caratteristiche continentali: mite di tipo subcontinentale nel periodo invernale, e torrido e afoso in quello estivo. Le nevicate sono molto rare, anche se è avvenuto qualche episodio nel corso degli anni durante forti ondate di freddo.

È classificata quale zona climatica di tipo C.

Origini del nome Numerosi studiosi, antichi e contemporanei, si sono soffermati sull'origine del toponimo di Paternò, avendo questi proposto svariate ipotesi sul suo probabile significato.

Tra queste ipotesi sono degne di segnalazione quella dello storico Gaetano Savasta (in Memorie storiche della città di Paternò, 1905) e quella del linguista Giovanni Alessio, che nei loro studi si sono orientati verso l'ipotesi di un'origine greco-bizantina del nome. L'Alessio sostiene che il nome di Paternò sia legato a quello del vicino centro di Adernò (oggi reso in italiano con la forma dotta di Adrano), anch'esso di origine bizantina, e l'etimologia deriverebbe dall'espressione in lingua greca ep-Adernòn, che significa «verso Adernò».. Ma questa ipotesi, oltre ad essere semplicistica, non è suffragata da alcuna fonte storica. Il Savasta, invece, ha formulato l'ipotesi che il toponimo abbia origine latina e che derivi da Paetram Aitnaion, il cui significato sarebbe «Rocca degli Etnei» (riferendosi all'antico toponimo di Aitna). Ipotesi quest'ultima simile a quella formulata nel XVI secolo dallo storico Leandro Alberti, per il quale il toponimo comparve sotto i Romani..

Il geografo arabo Al-Muqaddasi, nella sua descrizione della Sicilia redatta intorno al 985, denomina la città come Batarnù e afferma che il toponimo era preesistente alla dominazione araba. L'etimologia sarebbe perciò latino-bizantina, dove paternum praedium, cioè "proprietà terriera ereditata dal padre", veniva pronunciato Paternón, per passare poi nella forma ufficiale dei testi antichi Paternio e quindi arrivare all'attuale Paternò.

Un'altra possibile interpretazione dell'origine del toponimo Paternò può essere dovuta al fatto che la città si trovi "davanti l'Etna", in latino "Praeter Aetna". Per sincrasi dei due lemma e rotazione dell'ultima vocale, il "Praeter Aetna" diventa P(r)a(e)ter(Aet)n(a=)o.

Fin qui le ricostruzioni linguistiche proposte sembrano tutte da ricondurre a impianti paretimoligici, tutte volte, come di consueto, a portare, con eccesiva bramosia, chiarezza su toponimi di significato oscuro e incompleto. Giova precisare che queste ipotesi, soprattutto le ultime, sono arbitrarie e prive di attendibili fonti storiche o adeguate ricostruzioni linguistiche.

Gli abitanti di Paternò sono detti paternesi o patornesi. In siciliano, sia gli uomini che le donne, sono detti patirnisi e per dissimulazione paturnisi. Il paese è invece detto Patirnò o localmente – per effetto della assimilazione regressiva della ⟨r⟩ – Patinnò.

Storia

Età antica

Il popolamento e la fondazione di un centro abitato nel sito su cui sorge l'odierna città di Paternò, di origine vulcanica, risalgono all'età di Thapsos. In origine dovette trattarsi di un villaggio dei Sicani, i quali sarebbero stati successivamente cacciati dai Siculi, che vi si insediarono intorno al IV millennio a.C., sfruttarono il tipo di superficie per cavare dalle rocce i blocchi di lava ed estrarre gli utensili da lavoro e le macine, e vi costruirono edifici sulla parte sommitale del colle vulcanico.

Il villaggio assunse il nome di Hybla (Ὕβλα), che per distinguerlo dalle altre città siciliane con lo stesso nome, fu chiamato Hybla Gereatis (o Hybla Major).. Nella stessa epoca e nella stessa area, sorse probabilmente il villaggio di Inessa (Ἴνησσα). A fare menzione di queste due località, fu lo storico greco Tucidide, il quale affermò persino che i due villaggi fossero di origine sicula e li collocò nella medesima zona.

Le due città sicule caddero in mano greca attorno al 460 a.C., quando furono assediate dai Siracusani guidati dal tiranno Gerone I. Ad Inessa si rifugiarono numerosi profughi provenienti da Katane, e fu successivamente denominata Aitna (Αἴτνα). Liberate dal dominio siracusano per opera dei Corinzi guidati dal generale Timoleonte nel 339 a.C., Inessa e Hybla seguirono le sorti dell'isola, passando nel 243 a.C. sotto il dominio di Roma, e furono inserite nell'elenco delle città decumane dell'isola.

Età medievale

Nel 476, avvenne la caduta dell'Impero romano d'Occidente, e dopo questo evento si persero le tracce delle due antiche città di Aitna e Hybla: secondo il geografo Strabone i due villaggi siculi scomparvero attorno al II secolo a.C.. La Sicilia, dapprima conquistata dai Barbari guidati da Odoacre, nel 553, al termine della Guerra gotica, passò sotto il dominio dell'Impero bizantino: al periodo bizantino risalrebbe la nascita dell'attuale nome della città etnea come Paternón.

Dell'epoca bizantina si hanno scarse notizie nelle fonti storiche, gran parte delle quali riportano scarne informazioni in merito all'intenso processo di cristianizzazione che portò alla diffusione dello stile di vita monastico e alla costruzione di eremi, tra i quali, quello importantissimo di San Vito (dal VI secolo). Il dominio bizantino sulla Sicilia cessò dopo quattro secoli, e nel 901, Paternò entrò a far parte dell'Emirato di Sicilia, e il borgo fu chiamato Batarnū (بترنو), che amministrativamente fu inserito nel Val Demone. Secondo lo storico Francesco Giordano, risalirebbe a questo periodo, o ad epoca anteriore, il qanat che si snoda all'interno della Collina storica; si tratta di un'opera di ingegneria idraulica per il convoglio, il trasporto e la distribuzione dell'acqua. Grazie alla fertilità dei luoghi, in epoca araba si assistette ad una costante ripresa delle attività agricole e pastorizie in tutto il territorio..

Nel 1061 la zona di Paternò fu liberata dal dominio islamico grazie all'esercito composto in gran parte da normanni guidati dal Gran Conte di Sicilia Ruggero I d'Altavilla, che vi giunse dopo aver liberato Messina e gli altri centri del Val Demone. L’attuale centro fu fondato dai normanni e parte del nuovo Regno di Sicilia rappresentò per la città etnea l'inizio di un periodo di grande splendore civico ed economico: a Paternò, fu edificato il dongione normanno attorno al quale si sviluppò il borgo; e durante il regno del Re Ruggero II d'Altavilla, furono edificati numerosi edifici ecclesiastici - chiese, conventi e monasteri - per cancellare ogni traccia della presenza islamica nella zona, nonostante là zona etnea in cui la componente etnica maggioritaria era quella greca - fu uno dei meno islamizzati dell'isola. Numerose furono anche le costruzioni di presidi militari e di difesa, come il dongione fatto edificare nel 1072 dall'Altavilla, usato come castello con scopo residenziale e militare per attaccare Catania e le altre zone controllate dagli arabi..

Dopo la fondazione normanna, Paternò divenne feudo del Gran Conte Ruggero, che nel 1072 la elevò a contea ed assegnò in dote al genero Ugo di Jersey, marito della figlia di primo letto Flandina d'Altavilla. La Contea di Paternò fu soppressa nel 1200 - alla morte del conte Bartolomeo de Luci - e reintegrata al demanio, finché nel 1209 il giovane sovrano Federico II di Sicilia la assegnò a Pagano Parisi (o de Parisio), che ne assunse la signoria in quanto marito di Margherita de Luci, figlia di Bartolomeo.. Il dominio feudale del Parisi cessò nel 1213 perché accusato di sedizione contro il Re di Sicilia, che gliela confiscò; durante la Dinastia siciliana degli Svevi, ebbero successivamente la signoria su Paternò, Beatrice Lancia (1234-1250) e Galvano Lancia (1251-1268). Estintasi la dinastia sveva, con la morte del Re Manfredi di Sicilia nel 1266, ci fu lo sterminio per ordine di Carlo I d'Angiò di tutti i membri maschi della Casa reale, e l'eliminazione dello stesso Lancia ad essi fedele, a cui venne confiscata la signoria di Paternò.