Le cronache del tempo lo descrivono scuro di carnagione, dai lineamenti non belli e con i capelli neri, caratteristiche che gli valsero il soprannome di Moro.

Biografia Gioventù

Giovanni II Comneno era il terzogenito, ma il primo figlio maschio, dell'imperatore bizantino, Alessio I Comneno e di Irene Ducaena. Fin da bambino ebbe al suo fianco come amico fidato e confidente un bambino turco, suo coetaneo, Giovanni Axuch, giunto a Costantinopoli come prigioniero e donato dai crociati a suo padreNiceta Coniata, I; 1,1.. Il giovane Giovanni godeva dell'amore incondizionato del padre, ma lo stesso non poteva dirsi della madre Irene, né della sorella Anna Comnena, che invece lo disprezzavano e lo screditavano presso Alessio, sperando ch'egli lo eliminasse dalla linea ereditaria imperiale, per far posto a Niceforo Briennio, marito di Anna. Alessio I tuttavia si fidava del figlio e in ogni caso non avrebbe mai consentito che la dinastia dei Comneni rinunciasse volontariamente al trono di Bisanzio.

Ascesa al trono

Nell'estate del 1118 Alessio, molto malato, sentiva la morte avvicinarsi e non riusciva più a reggersi in piedi. Per riuscire a respirare era costretto a stare sdraiato, sorretto da un grosso cuscino. Trasportato nel palazzo dei Mangani, nel tardo pomeriggio del 15 agosto del 1118, chiamò il figlio maggiore al suo cospettoNiceta Coniata, I; 1,2.. Affidandogli il suo anello imperiale, gli ordinò di farsi consacrare immediatamente basileus dei Bizantini. In tutta fretta Giovanni si diresse allora nella basilica di Santa Sofia dove, con una cerimonia assai celere, fu nominato Imperatore bizantino dal patriarca Giovanni IX.

Quando ritornò alla reggia, la guardia privata imperiale dei Variaghi, per ordine della basilissa Irene, gli impedì l'accesso. Alla vista dell'anello imperiale, però, si scusarono e lo fecero passare, inginocchiandosi al suo passaggio.Niceta Coniata, I; 1,4.

Irene, ignorando le ultime volontà del marito, chiese di far proclamare imperatore il marito di Anna.

Niceta Coniata, nelle sue cronache ci riporta che Alessio sorrise e ringraziò Dio perché sua moglie non era venuta in tempo a conoscenza dell'incoronazione di Giovanni.Niceta Coniata, I; 1,3. Morì poche ore dopo, sapendo che il figlio avrebbe dato grande stabilità all'Impero bizantino. Fu sepolto nel monastero dedicato a Cristo Filantropo, ma il nuovo basileus non partecipò ai funerali, timoroso di un attentato alla propria vita.

Attentati di Anna Comnena

Per tutta la vita Anna Comnena, primogenita di Alessio, avrebbe avversato Giovanni. Il suo astio iniziale era nato dal fatto che a cinque anni era stata promessa sposa al figlio di Michele VII Ducas, Costantino ed - in teoria - sarebbe in tal modo diventata la futura basilissa. Costantino, però, morì infante, ed allora fu promessa in sposa a Niceforo Briennio, figlio di quel Niceforo che una ventina di anni prima aveva tentato di impadronirsi del trono di Bisanzio e che nel 1111 fu nominato Cesare da Alessio I.

Anna però non rinunciò mai a tentare di impadronirsi del trono, nemmeno dopo la morte del padre ed infatti il giorno stesso del funerale mandò dei sicari ad assassinare il fratello. Questi però fallirono nel loro intento e furono uccisi dalle guardie variaghe.

Più che mai determinata, organizzò allora un'altra congiura, ma il marito, per paura, non solo non vi prese parte ma denunciò i congiurati.

Anna tuttavia agì lo stesso in compagnia di altri congiurati.Niceta Coniata, I; 3,1. Fallì ancora una volta: le guardie variaghe sventarono nuovamente l'attentato e la imprigionarono, insieme ai suoi scagnozzi.Niceta Coniata, I; 3,2.

Nonostante tutto, Giovanni si dimostrò clemente: a Niceforo Briennio non fu comminata alcuna condanna e lui, riconoscente, lo servì lealmente fino alla morte, avvenuta nel 1136. Alla sorella, bandita da corte, furono confiscate tutte le terre ed i beni. Umiliata ed abbandonata da tutti, si fece monaca. Per il resto della sua vita si dedicò alla biografia di suo padre (la celeberrima Alessiade).

Inizi

Durante il suo regno il basileus ebbe anche un altro soprannome (oltre a il Moro, che durò per poco), che divenne molto più popolare, cioè il Bello; non per il suo aspetto, ma per il suo carattere. Giovanni infatti non sopportava le persone poco serie e non tollerava il troppo lusso. Per questo nell'impero bizantino del XII secolo era amato. Era apprezzato non solo perché distribuiva spesso donativi al popolo, ma anche perché non era ipocrita, credeva sinceramente nei valori della religione ortodossa, era giudice retto e clemente; doti queste abbastanza rare per un uomo di potere.

Di solito non sceglieva i suoi consiglieri tra i familiari ed il più fidato tra loro era Axuch, l'amico d'infanzia, che venne nominato Grande Domestico (comandante cioè dell'esercito imperiale).Niceta Coniata, I; 2,2.

Come era tradizione della sua famiglia, aveva l'animo del soldato. Il prozio, il padre e successivamente anche il figlio furono attivi nelle vicende militari, ma mentre suo padre si limitava a mantenere un atteggiamento difensivo, lui ne assunse uno più marcatamente offensivo: il suo sogno era quello di riconquistare tutte le terre dell'Impero bizantino, a quell'epoca ancora in mano ai musulmani, e riportare l'impero alla sua antica gloria. I sudditi pensavano che la sua vita fosse solo un'unica prolungata campagna militare: nei suoi ventidue anni d'impero passò più tempo con l'esercito che a corte, e quando i suoi quattro figli iniziarono a essere autonomi talora li portò con sé trasmettendo loro le tradizioni della famiglia dei Comneni.

Dimostrò ben presto grandi qualità e fu il prototipo dellimperatore soldato, coraggioso, audace e di una totale integrità morale. Fu considerato dai suoi sudditi come il più grande dei Comneni ed anche come il Marco Aurelio di Costantinopoli. Ma le fonti storiche ed in particolare gli scritti degli storici Giovanni Cinnamo e Niceta Coniata, come quelli del poeta Teodoro Prodromo, mancano essenzialmente di obiettività. Gli storici moderni lo considerano con ben maggiore circospezione, considerando i suoi risultati poco efficaci.

I campagna in Asia Minore

Gli stati europei, in quel periodo, non rappresentavano una minaccia reale in quanto sovente in lotta tra loro.. Grazie a questa contingenza, l'Imperatore poté concentrare le forze dell'Impero bizantino per lanciarle alla riconquista dell'Asia Minore: nella penisola aveva sotto controllo le coste settentrionali, occidentali, meridionali fino al fiume Meandro, ma l'Attalia era raggiungibile solo via mare.. Egli voleva fare questa spedizione contro i Turchi, non solo per ingrandire i territori dell'impero, ma anche perché i Turchi avevano contravvenuto al trattato di pace firmato col padre.Niceta Coniata, I; 4,1.

Sbarcato in Asia Minore alla testa di un grande esercito, attaccò senza esitazione i Turchi Selgiuchidi sconfiggendoli più volte, riuscendo a respingerli al dì là del fiume Meandro, conquistando poi Laodicea,Niceta Coniata, I; 4,2. ed annettendo poi l'Attalia all'Impero bizantino. A fine autunno, assieme ad Axuch, ritornò trionfante a Costantinopoli..

Guerra nelle frontiere europee

Giovanni non dovette temere particolari minacce dall'Europa cristiana e ciò gli consentì di rafforzare i confini dell'Impero. Infatti un grave pericolo si profilava alle porte: i Peceneghi si erano ribellati e avevano devastato la Macedonia e la Tracia.Niceta Coniata, I; 5,1. L'imperatore, raccolto l'esercito, li sconfisse abilmente con una guerra lampo, nell'agosto 1122 presso Stara Zagora.Niceta Coniata, I; 5,6. Molti Peceneghi vennero deportati come coloni, ed altri invece vennero inquadrati nell'esercito bizantino.

Pochi anni dopo intervenne contro i Serbi di Rascia, che furono sconfitti insieme a Dalmati e Croati e costretti a riconoscere l'autorità bizantina.Niceta Coniata, I; 6.

Tra il 1124 e il 1128 lottò con successo anche contro gli Ungari,Niceta Coniata, I; 8,1. nonostante Giovanni avesse preso in moglie una figlia (Piroska, chiamata poi Irene) del re Ladislao..

Ostilità con Venezia

Nel 1122 la Repubblica di Venezia dichiarò guerra all'Impero bizantino.Niceta Coniata, I; 8,3. La ragione del conflitto fu il mancato riconoscimento ai Veneziani delle concessioni di esenzione dai dazi, precedentemente stabilite dal padre Alessio I. Quando il doge Domenico Michiel chiese la riconferma di tali diritti, Giovanni rispose con un netto rifiuto.

La guerra fu inevitabile e l'8 agosto del 1122 salparono dal porto di Venezia 71 navi da guerra sotto il comando del doge, dirette a Corfù. La città fu messa sotto assedio per sei mesi, ma senza apprezzabili risultati.. Resisi conto di non poterla espugnare, i Veneziani si diressero verso le isole dell'Egeo. Nell'arco di tre anni conquistarono Rodi, Chio, Samo, Lesbo ed Andro. Non soddisfatti, essi puntarono verso Cefalonia, ma Giovanni mandò loro incontro i suoi ambasciatori promettendo il riconoscimento dei loro passati privilegi a patto che restituissero all'Impero bizantino le isole che avevano conquistato e fornissero aiuto marittimo per una futura campagna bizantina contro i Turchi. Venezia accettò, e si evitò così la prosecuzione di una guerra costosa e pericolosa.

L'imperatore, comunque, incoraggiò ed incrementò i commerci con Pisa e Genova al fine di contrastare il monopolio veneziano sul Mediterraneo..

II campagna in Asia Minore

Tra il 1130 e il 1135, con un grande esercito sbarcò nuovamente in Asia Minore e condusse cinque successive campagne contro l'emiro turco Ghāzī ibn Danishmend, divenuto signore di buona parte dell'Asia Minore.Niceta Coniata, I; 8,4. Tutte le cinque campagne furono vittoriose e per questo, nel 1133, al suo ritorno a Costantinopoli, fu organizzato un trionfo degno dell'antico Impero romano,Giovanni Cinnamo, p. 13, 15-4, 2. salvo il fatto che il carro con i quattro cavalli bianchi che portavano l'Imperatore non era ornato d'oro ma d'argento.Niceta Coniata, I; 8,5. Questa scelta fu fatta per motivi economici contingenti, ma gli addobbi esposti nella città si rifacevano alla magnificenza romana: le strade erano un tripudio di tessuti (damascati e broccati) e alle finestre furono esposti preziosi tappeti. Furono montate gradinate per accedere alle mura teodosiane, fino a Santa Sofia, dove sarebbe passato il corteo, e al momento dell'inizio della festa, le gradinate erano ricolme di popolo festante. L'Imperatore avanzò fiero tra le strade della città, tenendo con la mano destra la sacra icona della Vergine, che aveva portato con sé in tutte le sue campagne, mentre con la mano sinistra innalzava una croce.

L'anno dopo tornò in Asia Minore e condusse un'altra campagna vittoriosa, coronata dalla morte dello stesso emiro Ghāzī;Giovanni Cinnamo, p. 14, 10-9. nei primi mesi del 1135 tornò poi a Costantinopoli.Niceta Coniata, I; 9,4.

In soli cinque anni aveva riconquistato una buona parte dell'Asia Minore, con i territori perduti da Bisanzio da ormai un secolo. Giovanni non aveva più rivali; in Europa la situazione era calma e ai turchi era stata appena inflitta una cocente sconfitta. Poté così prepararsi a riprendere i territori che considerava di diritto bizantini, anche se assoggettati al potere crociato: il regno armeno di Cilicia e il principato normanno di Antiochia, fondato da Boemondo I di Antiochia.

Fine della minaccia siciliana

Nel 1130 l'avvento al trono di Sicilia di Ruggero II non fu gradito da Giovanni. Il nuovo re, infatti, poteva vantare diritti su Antiochia ed essere il futuro re di Gerusalemme.