Le caricature di Maometto pubblicate il 30 settembre 2005 sul quotidiano danese Jyllands-Posten (e poi sul giornale norvegese ad ispirazione cristiana protestante Magazinet), che hanno scatenato una serie di violente proteste nel mondo islamico, sono dodici illustrazioni satiriche sul profeta dell'Islam. In una di esse, Maometto è raffigurato con una bomba al posto del turbante.
Qualche settimana prima il giornale danese Politiken aveva pubblicato un articolo sulla libertà di espressione: gli autori delle vignette intendevano in tale maniera evidenziare come nessun artista volesse illustrare - senza rimanere anonimo - un libro per bambini sulla vita di Maometto, scritto dall'autore danese Kåre Bluitgen. Nel gennaio 2007 una testata saudita annunciò la notizia dell'assassinio di uno dei vignettisti, che sarebbe stato arso vivo; il governo danese non diede alcuna conferma: ad oggi è possibile ritenere che si trattasse di una falsità. È da considerare che, per diverse interpretazioni dell'Islam, ogni raffigurazione del profeta è proibita e considerata blasfema. I disegni sono stati resi disponibili anche su un sito danese.
Il dossier Akkari-Laban
Due imam immigrati in Danimarca, insoddisfatti delle reazioni del governo danese nei confronti dello Jyllands-Posten, compilarono un documento di 43 pagine intitolato "Dossier a sostegno del profeta Maometto", costituito da diverse lettere di organizzazioni musulmane che illustrano la loro situazione e presunti maltrattamenti subiti da musulmani danesi, e da citazioni delle vignette dello Jyllands-Posten (peraltro affermando falsamente che si tratta di una pubblicazione governativa). Il dossier forniva le seguenti ragioni di "pena e tormento" degli autori: immagini di un altro quotidiano danese, lo Weekendavisen, che giudicavano "ancor più offensivi" (delle vignette originali); immagini e lettere di odio che, secondo gli autori, erano state ricevute da musulmani danesi, qualificandole come indicative del trattamento subito in Danimarca; un'intervista televisiva in cui si dibatteva di islam con parlamentari olandesi, tra cui anche Ayaan Hirsi Ali che aveva ricevuto il Freedom Prize "per il suo lavoro di migliorare la libertà di parola ed i diritti delle donne" da parte del Partito Liberale Danese rappresentato da Anders Fogh Rasmussen.
Allegati al dossier vi erano estratti dallo Jyllands-Posten, dallo Weekendavisen, da riviste in lingua araba e tre altre immagini non riconducibili alla Danimarca.
Nel dossier gli imam affermavano che le tre immagini aggiuntive erano state loro trasmesse anonimamente via e-mail da musulmani che parteciparono ad un dibattito on-line sullo Jyllands-Posten, ed incluse per sottolineare il clima di islamofobia in cui erano costretti a vivere e scatenare l'odio anti-occidentale. Il 1º febbraio la BBC rese nota la notizia falsa che anche queste immagini erano state prese dallo Jyllands-Posten. Più tardi si scoprì che una di queste immagini altro non era che la fotocopia della fotografia di un partecipante a un concorso francese di strilla suine. Delle altre due immagini aggiunte, la prima (una fotografia) ritraeva un musulmano che viene montato da un cane durante la preghiera, e la seconda (un fumetto) raffigurava Maometto come un demoniaco pedofilo. Predisposto il dossier, i due imam lo fecero circolare in tutto il mondo musulmano, sottoponendo il loro caso a molti influenti capi religiosi e politici, in cerca di sostegno.
Il dossier conteneva le dichiarazioni che seguono: Vi imploriamo [lettori della lettera o del dossier] — su richiesta di migliaia di credenti musulmani — di darci l'opportunità di avere un contatto costruttivo con la stampa ed in particolare con chi è incaricato delle decisioni, non in via sbrigativa, ma con un metodo scientifico e un programma pianificato di lungo termine che cerchi di far approcciare a ciascuno le opinioni altrui per rimuovere i malintesi tra le due parti coinvolte. Poiché noi non desideriamo che i musulmani siano accusati di essere arretrati e limitati, allo stesso modo non desideriamo neanche che i danesi siano accusati di arroganza ideologica. Quando questo rapporto sarà tornato sul suo percorso, come risultato avremo soddisfazione, la base per relazioni sicure e stabili, e una Danimarca prospera per tutti coloro che vivono qui. I fedeli nella loro religione (musulmani) soffrono una serie di circostanze, prima e principale la mancanza di un riconoscimento ufficiale della fede islamica. Ciò ha portato a una serie di problematiche, soprattutto la mancanza del diritto di costruire moschee [...]. Anche se [i danesi] fanno parte della religione cristiana, sono stati sopraffatti dalle secolarizzazioni, e affermare che siano tutti infedeli, non è un errore. Noi [musulmani] non abbiamo bisogno di lezioni di democrazia, anzi a dire il vero siamo noi, che attraverso le nostre azioni e i nostri discorsi insegniamo al mondo intero la democrazia. Questo modo dittatoriale [dell'Europa] di utilizzare la democrazia è completamente inaccettabile.
L'inclusione nel dossier delle vignette tratte dal Weekendavisen fu probabilmente un malinteso, in quanto le stesse erano probabilmente state concepite più come parodie della pomposità delle vignette dello Jyllands-Posten che come critiche sul profeta in sé stesse. Queste sono riproduzioni di opere come la Gioconda (didascalia: Per secoli, una società precedentemente sconosciuta ha saputo che questo è un ritratto del Profeta, e ha protetto questo segreto. L'artista anonimo dell'ultima pagina sta facendo tutto ciò che può per svelare questo segreto nella sua opera. Da allora è stato obbligato a darsi alla clandestinità, timoroso per la collera di un pazzo imam albino). Si tratta in questo caso di un'ovvia parodia de Il codice da Vinci.
Il 6 dicembre 2005 il dossier fu fatto circolare durante un summit dell'Organizzazione della Conferenza Islamica a cui partecipavano diversi capi di Stato. Ne seguì la richiesta ufficiale alle Nazioni Unite di imporre sanzioni internazionali contro la Danimarca. Dopo qualche settimana iniziarono anche le proteste di piazza.
Manifestazioni nel mondo islamico contro le vignette Mentre in Occidente la discussione verte sul dibattito tra chi sostiene la pubblicazione di tali vignette difendendo la libertà di espressione e chi invece, ritenendole blasfeme, condanna l'atto del giornale danese, in diversi stati dove la maggior parte della popolazione è musulmana si sono verificati numerose manifestazioni violente. Alcune manifestazioni sono state organizzate anche in diverse capitali europee, come ad esempio a Londra. Qui non si sono verificati episodi di violenza come in altri paesi del mondo.
Dichiarazioni ufficiali di esponenti dei governi musulmani Il 12 ottobre 2005, con protesta formale, 11 ambasciatori di Paesi arabi in Danimarca chiedono con urgenza un incontro con il premier Anders Fogh Rasmussen. Il primo ministro però si rifiuta di riceverli ed afferma, proprio al quotidiano Jyllands-Posten, che non è compito suo "spiegare ad un gruppo di ambasciatori come funziona il nostro Paese". Il 7 novembre 2005 il Pakistan condanna le caricature, definendo un "atto di islamofobia" la loro pubblicazione ed il Ministero degli Esteri sottolinea come "tali azioni creino un solco dove si cerca di costruire un ponte". Il 26 gennaio 2006 l'Arabia Saudita richiama il proprio ambasciatore a Copenaghen. Il 1º febbraio 2006 anche la Siria, dopo Libia e Arabia Saudita, richiama il proprio ambasciatore a Copenaghen per consultazioni.
Il 3 febbraio 2006 la Camera alta del Parlamento del Pakistan approva all'unanimità una dichiarazione di condanna contro i giornali europei. Il 6 febbraio 2006 dopo le proteste del giorno prima, sfociate nell'incendio dell'ambasciata danese a Beirut, il governo libanese si scusa con la Danimarca. Il governo, in maniera unanime, "ha respinto e condannato questi atti di rivolta che hanno danneggiato la reputazione del Libano, la sua immagine civile e il nobile scopo della manifestazione, dice il ministro dell'Informazione Ghazi Aridi. Il governo si scusa con la Danimarca". Il 15 gennaio 2007 una nota giornalistica proveniente da Teheran e rimbalzata sui quotidiani europei riporta la notizia circa l'avvenuta uccisione del giornalista vignettista dello Jyllands-Posten e la bruciatura del suo cadavere. In attesa di conferme non vi sono reazioni da parte di nessuna diplomazia.
Violenze nel mondo musulmano Fine gennaio 2006: montano le polemiche e gli appelli al boicottaggio dei prodotti danesi e norvegesi. Il 30 gennaio 2006 il personale volontario norvegese nella striscia di Gaza viene evacuato. Il governo norvegese avverte i connazionali di non recarsi nei territori dopo le minacce della Jihad. Il 2 febbraio 2006 gruppi armati palestinesi minacciano di «trasformare in bersagli» i francesi, norvegesi e danesi che si trovano a Gaza e in Cisgiordania e danno un ultimatum di 48 ore per ottenere le scuse formali dai governi di Norvegia, Danimarca e Francia. Il 3 febbraio 2006 viene sferrato un attacco all'ambasciata danese di Giacarta (Indonesia) da parte di un gruppo di islamici che fa irruzione all'interno della sede diplomatica. L'ambasciatore danese è costretto a scuse formali. Proteste nella capitale indonesiana anche davanti alla sede del quotidiano Rakyat Merdeka («Popolo indipendente») che ha pubblicato le vignette.
Manifestazioni a Mogadiscio (Somalia), dove vengono bruciate bandiere danesi e norvegesi, e in Giordania, dove i manifestanti chiedono la chiusura dell'ambasciata danese. Il 4 febbraio 2006, a Damasco (Siria), alcune centinaia di manifestanti danno alle fiamme le ambasciate di Danimarca e Norvegia e tentano l'assalto alla sede diplomatica francese. Alcune dozzine di giovani palestinesi cercano di irrompere nella sede UE della città di Gaza. Il 5 febbraio 2006 ci sono scontri di piazza a Beirut (Libano), dove circa 2 000 persone riescono a raggiungere il consolato danese e gli danno fuoco. La polizia respinge i dimostranti con idranti e lacrimogeni, ma la guerriglia si diffonde anche nel quartiere cristiano-maronita. A Trebisonda (Turchia), il sacerdote italiano Andrea Santoro viene ucciso da un giovane fanatico, poi catturato il 6 febbraio.
Il 6 febbraio 2006 l'ondata di violenza arriva in Afghanistan, dove quattro persone restano uccise negli scontri, e in Somalia, dove si contano due vittime. Un gruppo di integralisti getta venti bottiglie molotov contro gli uffici diplomatici danesi nella capitale iraniana. Assaltata anche l'ambasciata austriaca in Iran. L'8 febbraio 2006, ancora in Afghanistan, truppe dell'ISAF intervengono per respingere i manifestanti che si accalcano davanti alle basi militari ed alle ambasciate europee: muoiono quattro afgani. Tra il 14 e il 15 febbraio 2006 due persone restano uccise nel corso di scontri a Lahore, nel Pakistan orientale. Altri tre morti in scontri scoppiati l'indomani a Peshāwar, dove la folla assalta la sede della compagnia norvegese di telecomunicazioni Telenor, un fast food americano e diverse filiali di banche.
Tra il 20 e il 25 febbraio 2006, in Nigeria, in una situazione preesistente di tensioni religiose e forte povertà, le reazioni alle vignette hanno dato vita ad un periodo di scontri durato alcuni giorni, che ha provocato migliaia di sfollati e decine di morti (130 morti solo nei primi 5 giorni, principalmente cristiani nel nord del paese a maggioranza musulmana e principalmente musulmani nel sud a maggioranza cristiana) oltre all'uccisione di diversi religiosi e l'incendio di alcune moschee e chiese. Diversi osservatori internazionali e rappresentati religiosi sia cristiani che musulmani hanno tuttavia sostenuto che le motivazioni religiose sono state abilmente strumentalizzate per provocare appositamente gli scontri, per motivi relativi alla gestione del potere all'interno del paese.
Le reazioni in Europa