Soprannominato nelle biografie di Bernardo De Dominici con l'appellativo di "Guido Reni napoletano", si tratta di uno dei più importanti pittori della scuola napoletana del Seicento. Le sue opere uniscono l'influenza della pittura emiliana di Guido Reni e Domenichino con il naturalismo del Caravaggio. Grazie alle sue pale d'altare e ai suoi cicli di affreschi, ha conteso per molti anni al pittore valenciano Jusepe de Ribera il dominio sulla scena artistica locale.

Dalla sua scuola emersero artisti di rilievo come Pacecco De Rosa, Agostino Beltrano, Francesco Guarini, Andrea Malinconico, Antonio De Bellis, Onofrio Palumbo, Giuseppe Marullo, Giovan Battista Spinelli, Diana De Rosa, Carlo Rosa e Angelo Solimena..

«Lui, il Maestro, il dominatore, l'assoluto e incontrastato esponente del più autentico Seicento Napoletano» così lo descrive Raffaello Causa nel V volume della Storia di Napoli del 1972.

Biografia La formazione tardomanierista Non si ha certezza assoluta sul luogo di nascita di Massimo Stanzione: secondo gran parte delle fonti, comprese quelle antiche, nascerebbe a Orta di Atella, mentre secondo altre congetture lo vorrebbero natio dell'adiacente comune di Frattamaggiore, verosimilmente nel palazzo Niglio-Iadicicco.

Anche la storia della sua formazione artistica è pressoché incerta, stando alle memorie di Carlo Tito Dalbono fu allievo di Fabrizio Santafede per poi arricchire successivamente il suo stile a Roma..

Intorno al 1613-1614 sposa Virgilia Vizzola, donna con cui il pittore avrà almeno sette figli: Giuseppe, Orsola, Margherita, Andriana, Gregorio-Urbano, Giovanni Battista Lazzaro e Lorenzo..

Non ci sono molte opere ascrivibili con assoluta certezza alla fase giovanile del pittore: le prime menzioni ufficiali databili al 1615-1616 riferiscono di alcuni ritratti (i suoi inizi come pittore si pensa che siano stati proprio come ritrattista) e di due quadretti a soggetto religioso (pagati relativamente poco, 13 ducati per un San Carlo e san Francesco realizzato per commettente privato, tal Claudio Fiorillo, e 80 ducati per un Cristo nell'orto degli ullvi, mentre per la chiesa di Santa Maria della Scala a Roma realizza durante un primo soggiorno romano tra il 1617 e il 1618, la prima opera pubblica, il Sant'Andrea Corsini davanti la Madonna (oggi perduta).

Seppur non risultano giunte ai giorni d'oggi opere giovanili dello Stanzione, al 1617 questi è già citato dal poeta Giovan Battista Basile nella prima edizione del De' Madrigale et delle Ode Parte terza con 21 strofe e con l'appellativo «massimo pittore» (per confronto al tempo Battistello Caracciolo fu citato con 6 strofe con l'appellativo «rarissimo pittore»).

La prima citazione di un'opera a Napoli che si fa dello Stanzione avviene nel 1618 con l'esecuzione di uno dei dipinti che decorano la volta della chiesa della Santissima Annunziata a Giugliano in Campania, dove ha eseguito la Presentazione della Vergine al tempio. L'opera è segnata ancora dall'influenza tardomanierista che interessava una corrente artistica, dove figuravano tra i maggiori esponenti Belisario Corenzio, Fabrizio Santafede, Giovan Bernardo Azzolino e Giovan Vincenzo Forlì, ancora in vigore nei primi decenni del secolo, resistente alla veemenza con cui prese corda il naturalismo di Caravaggio introdotto con l'arrivo in città del pittore lombardo avvenuto già anni prima.

Dopo un secondo soggiorno a Roma all'inizio del terzo decennio del secolo, al pittore viene conferito nel 1621 da papa Gregorio XV il titolo di cavaliere dello Speron d'oro e conte palatino, mentre in Spagna viene riconosciuto e apprezzato dalla corte del re Filippo IV di Spagna che gli riconosce il titolo di "Cavaliere Massimo". La seconda frequentazione romana apporta una significativa crescita artistica e professionale dello Stanzione. In questa occasione il pittore stringe una profonda e duratura amicizia con la Gentileschi, con cui si darà avvio anche a una proficua collaborazione artistica: il pittore napoletano sembra che accompagnasse la collega per osservarla mentre dipingeva.

Nel 1622 il pittore riceve un pagamento di 60 ducati per altri due ritratti; secondo il De Dominici il pittore opera in questa fase giovanile nella bottega del Santafede, tuttavia a riguardo non ci sono informazioni comprovanti la veridicità di quanto scritto dal biografo napoletano. Al 1624 risale invece la commessa del primo ciclo di affreschi eseguito per la chiesa di Santa Maria della Concezione a Montecalvario a Napoli (oggi perduto).

Le prime commesse Alla metà del terzo decennio del XVII secolo le opere di Massimo Stanzione guardano alla pittura caravaggista, pur rimanendo ancorate al tardomanierismo napoletano, tra queste si registrano opere come la Salomè con la testa del Battista in collezione privata romana, il Martirio di sant'Agata, già in collezione d'Avalos e oggi al Museo nazionale di Capodimonte, la Cena in Emmaus nella quadreria dei Girolamini e la Pietà della Galleria nazionale d'arte antica di Roma. In questi ultimi due dipinti Stanzione mostra, ancor più che al Caravaggio, un avvicinamento stilistico a Jusepe de Ribera.

Alla seconda metà degli anni '20 del Seicento il pittore è documentato nell'esecuzione di un'altra opera pubblica, la tela per la sala del capitolo della certosa di San Martino di Napoli, lAdorazione dei pastori. Il dipinto mostra ancora influenze naturalistiche con figure modellate da un evidente chiaroscuro, cosa che caratterizza anche il coevo quadro di medesimo soggetto oggi conservato a Bilbao.

Con queste opere Massimo Stanzione si può dire che termina tuttavia il suo percorso caravaggista più puro per aprirsi alla pittura di Guido Reni, Artemisia Gentileschi, Annibale Carracci e dei pittori francesi attivi nella città pontificia, come Nicolas Tournier, Simon Vouet, Valentin de Boulogne e il giovane Nicolas Poussin.

LAdorazione dei magi in collezione privata a Philadelphia è il punto centrale di questa transazione stilistica, cui poi seguiranno di lì a breve un altro gruppo di opere come il Sacrificio di Mosè di Capodimonte e Betsabea al bagno in collezione privata inglese. In questi dipinti, così come sarà per il resto dell'attività del pittore, predominano i colori ocra, blu e rosso della tavolozza.

Nel 1625 il pittore dev'essere ancora a Roma, poiché esegue per papa Urbano VIII Barberini uno Sposalizio di santa Caterina, che una volta donato al pontefice gli valse lodi e il titolo di cavalierato del Cristo. Inoltre nello stesso anno nasce un figlio del pittore, Gregorio Urbano, che porterà proprio i nomi dei due papi che hanno conferito i titoli cavallereschi al pittore. Nel 1626 nasce invece un altro figlio, Giovan Battista Lazzaro, battezzato a Napoli, il che fa pensare che il pittore abbia fatto ritorno in città a questa data.

Stando alle parole dello storiografo e biografo del settecento Bernardo De Dominici, Stanzione avrebbe fatto ritorno a Napoli nel 1630 assieme ad Artemisia Gentileschi, con la quale si instaura un rapporto amicale che porta anche a un avvicinamento stilistico tra i due artisti. Dagli anni '30 compaiono le prime opere firmate del pittore napoletano, quasi sempre con il monogramma «EQ. MAX.» (che sta per Eques Maximus), come a voler testimoniare la consapevolezza che lo stesso avesse acquisito circa la propria arte.

La committenza resta inizialmente comunque per lo più privata, proveniente dalla cerchia culturale che orbita intorno all'accademia degli Oziosi fondata da Giovan Battista Basile, di cui egli stesso era in possesso di alcune opere dello Stanzione. Per questi motivi l'artista esegue in questa fase un cospicuo numero di dipinti a tema accademico-letterario e filosofico, come quello per il poeta Giuseppe Battista, amico di Giovan Battista Manso, che era in possesso di un Ercole e Anteo. Un altro gruppo di opere figura invece nella guida di Giulio Cesare Capaccio Il Forastiero del 1634 (redatto già nel 1630) entro la prestigiosa collezione del mercante fiammingo Gaspar Roomer a Napoli, tra cui uno Sposalizio di santa Caterina, un Adamo cacciato dal Paradiso, le Virtù Poesia, Musica, Scultura e Pittura, un Ero e Leandro, un Ritratto di buffone e un'altra raffigurazione di Sette virtù.

La maturità

Dai primi degli anni '30 del Seicento il pittore riceve una serie di commesse pubbliche a Napoli che testimoniano l'affermazione artistica raggiunta. Per la cappella di San Bruno (1630-1637) alla certosa di San Martino di Napoli realizza un ciclo di affreschi e la pala d'altare, per la somma complessiva di 2.000 ducati, il suo secondo ciclo dopo quello di San Maria della Concezione (forse il terzo se si considera un altro eseguito a Roma documentato solo da informazioni epistolari del tempo) il che dà avvio a una serie di opere pubbliche realizzate in città.

I lavori più importanti di Stanzione sono infatti riconosciuti nelle grandi pale d'altare così come nei cicli di affreschi per le chiese napoletane. I cicli di affresco nello specifico costituiscono per il pittore un valore aggiunto non indifferente nelle scelte dei committenti, in quanto se fino ai primi anni del Seicento dominava la scena locale Belisario Corenzio, esclusi Aniello Falcone e Battistello Caracciolo, non c'erano tanti altri pittori affermati che lavoravano con questa tecnica (fino all'avvento nella seconda metà del secolo di Luca Giordano e della schiera di pittori tardo seicenteschi suoi seguaci, fino ad arrivare a Francesco Solimena a Settecento inoltrato).

Dal quarto decennio del secolo Stanzione riesce a esprimere nei suoi lavori appieno quanto appreso dalla pittura barocca romano-bolognese durante i precedenti soggiorni nella città pontificia, dove ha avuto modo di ammirare da vicino le opere di Guido Reni, Annibale Carracci, Giovanni Lanfranco e Domenichino.

Rientrano in questo filone la Maddalena oggi a Monaco di Baviera, lAssunta oggi a Raleigh e la Pietà commissionata dai padri certosini per la controfacciata del complesso religioso napoletano, tutti i dipinti di marcato richiamo delle opere carraccesche, l'ultimo in particolare che rimanda in maniera esplicita nella propria struttura compositiva piramidale, nell'uso dei colori così come nella plasticità del corpo di Cristo alla Pietà di Annibale all'epoca a palazzo Farnese a Roma.

Tuttavia è guardando a Guido Reni che si deve l'innovazione stilistica più rilevante recepita dallo Stanzione. La stesura dei volti delicati delle figure femminili, in particolare delle raffigurazioni Mariane, di cui l'allieva e pupilla Diana De Rosa funge da modello in svariati ritratti, la raffinatezza e preziosità dei tessuti di cui sono rivestiti i personaggi dipinti, gli inserti di natura morta o di animali nelle composizioni così come lo schiarimento dei colori tipici dei modi del pittore bolognese diventano infatti un punto cardine delle opere di Massimo Stanzione a partire dagli anni '30 del Seicento. Rientrano in questo caso opere quali la Lucrezia, la Cleopatra e lAllegoria della Medicina, tutte in collezioni private, la Sibilla della Galleria Doria Pamphilj di Roma, lAssunta di Pescocostanzo, la Madonna di Costantinopoli per i domenicani a Soccavo, lAdorazione dei pastori di Capodimonte, il Battesimo di Cristo per la cappella di San Martino della certosa napoletana, le varie redazioni della Strage degli innocenti , che rappresenta stilisticamente un punto di mediazione delle versioni del Reni e Nicolas Poussin, e tante altre.

Il successo ottenuto da Massimo Stanzione in questa fase lo porta a ricevere importanti commesse pubbliche o per la corte reale di Spagna. Per re Filippo IV il pittore realizza intorno al 1634 un grande Sacrificio di Bacco che oggi si trova al Prado di Madrid insieme ad altri diversi dipinti sulla Vita di San Giovanni Battista, realizzati in collaborazione con l'amica e collega Artemisia Gentileschi per il palazzo del Buon Ritiro.