Avvicinatosi in gioventù agli ambienti dell'estrema destra fino a diventare esponente del gruppo eversivo d'ispirazione neofascista Nuclei Armati Rivoluzionari, frequentò gli ambienti del crimine organizzato ed entrò nell'organizzazione mafiosa romana nota come Banda della Magliana.

È stato arrestato nel dicembre 2014 nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale e condannato in appello nel 2018 a 14 anni e sei mesi di reclusione; la condanna è stata poi annullata, con rinvio per la riformulazione della pena, nel giudizio in cassazione.

Il 16 giugno 2020 fu di nuovo libero per scadenza dei termini di custodia cautelare.

Biografia Nato a Milano, Carminati si trasferisce a Roma con la famiglia negli anni sessanta. Nella capitale inizia a frequentare la sezione del MSI di Marconi e poi quella del FUAN di via Siena nel quartiere Nomentano. Milita per qualche tempo anche in Avanguardia Nazionale partecipando alle manifestazioni e agli scontri di piazza degli anni di piombo e cominciando ad accumulare un certo prestigio personale negli ambienti dell'estrema destra romana, grazie alla sua spericolatezza e alla sua violenza, ricevendo varie denunce per reati di rissa, violenza ed aggressione.

AllIstituto Paritario Mons. Tozzi, nella zona di Monteverde, è compagno di scuola di Alessandro Alibrandi, Franco Anselmi, con cui dividerà poi un'abitazione a Perugia ove entrambi frequenteranno per qualche tempo la locale università, e Valerio Fioravanti, con cui si incontra spesso al «Fungo», il bar all'EUR ritrovo di neofascisti e di criminali e malavitosi romani. Attraverso queste frequentazioni Carminati inizia a percorrere la doppia strada della militanza politica eversiva e della malavita comune, a mero scopo di lucro, diventando in breve il vero prototipo del criminale mercenario.. Il 6 marzo 1978 nella rapina all'armeria Centofanti muore Anselmi, ucciso dal proprietario. Come vendetta i NAR fanno esplodere una bomba contro l'armeria, atto per cui Carminati sarà indiziato, ma mai condannato..

L'eversione nera con i NAR

Valerio Fioravanti, che lo considera come "uno che non voleva porsi limiti nella sua vita spericolata, pronto a sequestrare, uccidere, rapinare, partecipare a giri di droga, scommesse, usura"., ritiene il suo profilo criminale adatto per il percorso di lotta armata che i suoi Nuclei Armati Rivoluzionari intendono seguire, tanto da coinvolgerlo in molte azioni criminose e utilizzarlo come intermediario con la malavita romana, grazie alle diverse conoscenze che nel corso degli anni Carminati aveva accumulato, alla sua dimestichezza con gli ordigni esplosivi e alla disponibilità di materiale esplodente che poteva vantare in quegli anni.

Il 27 novembre 1979 a 21 anni partecipa, assieme a esponenti dei NAR e di Avanguardia Nazionale come Valerio Fioravanti, Domenico Magnetta, Peppe Dimitri e Alessandro Alibrandi, alla rapina di autofinanziamento del gruppo ai danni della filiale della Chase Manhattan Bank di piazzale Marconi all'EUR. Successivamente parte del bottino, consistente in traveller cheque, sarà affidata per essere riciclata da Carminati e Alibrandi a Franco Giuseppucci, boss della Banda della Magliana che nel gennaio del 1980, nell'organizzare l'operazione di ripulitura, sarà poi arrestato con l'accusa di ricettazione. su Faustoeiaio.org

Sempre nel 1979 si presume che Carminati assieme ad altri militanti neri si sia attivato per la liberazione di Paolo Aleandri, un giovane neofascista orbitante nella galassia dei NAR a cui Franco Giuseppucci, boss della Banda della Magliana, aveva affidato in custodia un borsone pieno di armi mai riconsegnate che, utilizzate da vari esponenti della destra eversiva, erano andate disperse. Aleandri, più volte sollecitato, non era più stato in grado di restituirle ed era stato quindi rapito il 1º agosto dagli uomini della Magliana. A quel punto Carminati e altri militanti si attivarono rimediando altre armi (due mitra MAB modificati e due bombe a mano) in sostituzione delle originali andate perdute e dopo 31 giorni di prigionia, Aleandri fu liberato su Infoaut.org. Si presume che i due mitra modificati siano entrati a far parte dell'arsenale che la Banda della Magliana nascose nei sotterranei del Ministero della Sanità e uno dei due fu addirittura riconosciuto dal pentito Maurizio Abbatino tra quelli rinvenuti sul treno Taranto-Milano nel tentativo di depistaggio legato alla strage alla stazione ferroviaria di Bologna del 2 agosto 1980, reato per il quale è stato poi assolto in via definitiva in Cassazione.

Tra il 1980 e i primi mesi del 1981 Carminati si trova in Libano insieme ad altri componenti dei NAR a fiancheggiare i falangisti cristiano maroniti di Kataeb nella guerra civile contro i palestinesi..

Il 13 gennaio 1981 in una valigetta rinvenuta su un treno contenente un fucile da caccia, due biglietti aerei a nome di due estremisti di destra, del materiale esplosivo T4 dello stesso tipo utilizzato per la strage di Bologna fu rinvenuto anche un mitra MAB proveniente dal deposito/arsenale della banda all'interno del Ministero della Sanità su La storia siamo noi. Analizzando proprio quell'arma gli inquirenti poterono risalire ai legami tra la Banda e la destra eversiva dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Per questa vicenda il 9 giugno 2000 nel processo di primo grado Carminati fu condannato a 9 anni di reclusione assieme al generale del SISMI Pietro Musumeci, al colonnello dei carabinieri Giuseppe Belmonte, al colonnello del SISMI Federigo Mannucci Benincasa e a Licio Gelli. Dell'episodio furono infine ritenuti responsabili, con sentenza definitiva, i soli Musumeci e Belmonte, mentre Carminati è stato poi assolto in appello. su Ilcassetto.it

Fu incriminato e poi assolto anche per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli; secondo Antonio Mancini, pentito della Banda della Magliana interrogato l'11 marzo 1994, "fu Massimo Carminati a sparare assieme ad Angiolino il biondo (Michelangelo La Barbera, ndr). Il delitto era servito alla Banda per favorire la crescita del gruppo, favorendo entrature negli ambienti giudiziari, finanziari romani, ossia negli ambienti che detenevano il potere".. Dopo tre gradi di giudizio, nell'ottobre del 2003 la Corte di Cassazione emanò una sentenza di assoluzione "per non avere commesso il fatto" sia per i supposti mandanti sia per i supposti esecutori materiali dell'omicidio (Carminati e La Barbera), valutando le testimonianze dei pentiti come non attendibili. su La Repubblica

Colpito da mandato di cattura per le azioni con i NAR, Massimo Carminati fu arrestato il 20 aprile 1981, a 23 anni. Fu catturato mentre tentava di fuggire all'estero in compagnia dei due avanguardisti Domenico Magnetta e Alfredo Graniti. Arrivati nei pressi del valico del Gaggiolo (in provincia di Varese) a bordo di una Renault 5 azzurra che viaggiava a fari spenti e con l'intento di espatriare clandestinamente in Svizzera, i tre si imbatterono in un posto di blocco della polizia. Tentarono di scappare, ma la polizia che li aspettava alla frontiera, probabilmente grazie a una soffiata di Cristiano Fioravanti fresco di pentimento, aprì il fuoco su loro, convinti che nell'auto ci fossero i capi superstiti dei NAR: Francesca Mambro, Giorgio Vale e Gilberto Cavallini. La raffica colpì la fiancata dell'auto e un proiettile trapassò il parabrezza infilandosi nell'orecchio sinistro di Carminati fino a raggiungere l'occhio. Gli altri due rimasero illesi. Portato d'urgenza in ospedale, sopravvisse perdendo l'uso dell'occhio sinistro. A bordo dell'auto furono ritrovati 25 milioni di lire e tre diamanti. Fu il primo arresto per Carminati. In seguito gli venne dato il soprannome di "il Pirata" a causa della benda all'occhio.

Secondo la ricostruzione fornita dal suo avvocato Giosuè Bruno Naso, durante l'udienza del 27 giugno 2017 al processo "Mafia Capitale" le cose andarono diversamente: Carminati scese dall'auto disarmato e con le braccia alzate e gli agenti gli si posero di fronte sparandogli in faccia a bruciapelo; nella stessa udienza l'avvocato Naso continua ricordando che gli agenti coinvolti furono sottoposti a procedimento penale per eccesso colposo di legittima difesa, procedimento poi chiuso per l'amnistia del 1986; in questa ricostruzione si conferma peraltro la circostanza della soffiata di Fioravanti; l'avvocato Naso conclude questa ricostruzione affermando che l'operazione fu architettata dagli agenti della DIGOS di Roma e che "Carminati doveva morire perché doveva diventare, da morto, l'autore della strage di Bologna".

Il 28 maggio 1982 viene rinviato a giudizio insieme ad altri cinquantacinque neofascisti del gruppo dei NAR: il giudice istruttore contesta diversi capi di imputazione che vanno dalla strage alla rapina, all'omicidio, alla violazione della legge sulle armi, al danneggiamento doloso. Ad agosto di quell'anno viene però scarcerato per motivi di salute, ma tornerà ben presto in carcere il 6 ottobre con altri ventuno militanti neofascisti accusati di banda armata e associazione sovversiva..

Legami con la Banda della Magliana Dopo gli anni della militanza politica e successivamente della commistione fra eversione politica e malavita comune, preferendo alla lotta ideologica l'utilità economica, Carminati finì per convogliare tutti i suoi sforzi nella criminalità organizzata che nella capitale in quella seconda metà degli anni settanta era contraddistinta da una pressoché totale egemonia della Banda della Magliana.

Processi e condanne Il curriculum criminale di Carminati maturato all'ombra dei NAR e della Banda della Magliana, anche in virtù della sua figura di anello di congiunzione tra la criminalità romana ed i gruppi eversivi di estrema destra, fu oggetto di diversi processi nei confronti dell'estremista nero, alcuni dei quali riguardanti i misteri più controversi della Repubblica Italiana, da cui Carminati uscì quasi sempre assolto.

Fu assolto per non aver commesso il fatto nel procedimento per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli e in quello per il tentativo di depistaggio legato alla strage alla stazione ferroviaria di Bologna.

Stessa sorte nel processo per l'omicidio di Fausto e Iaio (Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci), i due militanti di sinistra assassinati a Milano la sera del 18 marzo 1978 con 8 colpi di pistola. Con Carminati furono indagati Claudio Bracci e Mario Corsi, altri due neofascisti romani, per cui il 6 dicembre 2000 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano Clementina Forleo decretò l'archiviazione del procedimento a loro carico. Si mette così la parola fine a un'inchiesta durata 22 anni e indirizzata sin dall'inizio verso gli ambienti dell'estremismo neofascista con: "pur in presenza dei significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva ed in particolari degli attuali indagati, appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi, e ciò soprattutto per la natura de relato delle pur rilevanti dichiarazioni", come recitano le conclusioni del documento di archiviazione. su Faustoeiaio.org

Nell'aprile del 1987 a Roma Massimo Carminati fu condannato a 3 anni e mezzo di reclusione in via definitiva per la rapina alla filiale della Chase Manhattan Bank del 27 novembre 1979, nove i capi d'imputazione: tra cui la rapina, il porto illegale di armi, la ricettazione, le lesioni personali. Su questa pena intervenne l'indulto del 1986. Su questa condanna intervenne un altro indulto per cui fu disposta la riduzione della pena per liberazione anticipata nel 1992 e, avendo Massimo Carminati dato prova di partecipazione all'opera di rieducazione, gli fu riconosciuto un ulteriore sconto di 7 mesi.

Nel 1988 a Milano Massimo Carminati fu condannato dalla corte d'appello per ricettazione, reato avvenuto il 20 aprile 1981. La condanna a 8 mesi fu cancellata dall'indulto del 1990.