La svolta della Bolognina è stato l'epilogo di un processo politico che, partendo dalla fine degli anni 70 del XX secolo, portò il 3 febbraio 1991 allo scioglimento del Partito Comunista Italiano e alla sua trasformazione nel Partito Democratico della Sinistra. Prende il nome dalla sezione del PCI presso la Bolognina, rione del quartiere Navile di Bologna, dove il 12 novembre 1989 il segretario del PCI Achille Occhetto ne fece l'annuncio.
Cronistoria La continuità ideologica del PCI A partire dagli anni 70 del Novecento, quando il PCI è al suo massimo storico ed è guidato da Enrico Berlinguer, si fa via via strada presso pochi l'idea che il PCI potrebbe aumentare notevolmente i propri consensi se, in linea con gli altri partiti di sinistra dell'Europa occidentale allineati su posizioni socialdemocratiche, accentuasse il proprio carattere democratico e socialista, abbandonando il leninismo e, di fatto, riconsiderando le ragioni della scissione dal PSI del 1921 e la sua dipendenza ideologica dalle posizioni dell'Unione Sovietica (URSS).
La discussione su un riposizionamento del partito fu avviata dalla discussione sull'eurocomunismo e gli incontri con esponenti del Partito Comunista Francese e Partito Comunista Spagnolo; nel 1975, festeggiando Dolores Ibárruri, Berlinguer affermò:
Nel 1976 Berlinguer, in un'intervista al Corriere della Sera riguardo alla contrapposizione Est-Ovest, si spinse ad affermare che «Mi sento più protetto sotto l'ombrello della NATO».
In questo contesto nell'aprile 1978, al 41º Congresso del Partito Socialista Italiano a Torino, il neosegretario Bettino Craxi presentò il nuovo simbolo del PSI: un garofano rosso alla cui base, racchiuso in un piccolo cerchio, era disegnato il vecchio simbolo con falce e martello appoggiati sul libro; un emblema che si staccava nettamente dall'iconografia tradizionale della sinistra italiana. Lo storico partito rinnovava così la propria immagine, decidendo di non identificarsi più nella falce e martello e motivando il cambiamento anche con la necessità di eliminare qualsiasi possibile residuo legame – visivo e simbolico – con le politiche comuniste e sovietiche.
Le voci di una richiesta di cambiamento anche per il PCI erano espresse soprattutto sul nuovo quotidiano la Repubblica, in edicola dal 1976, fondato e diretto da Eugenio Scalfari, già tra i fondatori del Partito Radicale e poi deputato per il PSI. Dalle colonne di questo quotidiano, che diventerà il più letto dalla base del PCI mettendo in crisi l'Unità, Scalfari porrà direttamente questa richiesta a Berlinguer in un'intervista del 2 agosto 1978 ricevendo questa risposta:
Questa posizione verrà ribadita pochi giorni dopo a chiusura della festa dell'Unità di Genova:
All'interno del PCI, salvo qualche sparuta voce discordante, tutti concordarono con Berlinguer. Anche Giorgio Amendola, ritenuto il principale esponente dell'ala destra del partito, intervistato dirà a Scalfari che:
Nella seconda metà del 1978 il partito modificò la sua linea di politica estera, per avvicinarsi a una posizione di equidistanza fra blocco occidentale e orientale. Il 19 ottobre i suoi parlamentari concorsero a confermare l'adesione dell'Italia alla NATO, alla Comunità economica europea e ai principi degli accordi di Helsinki di tre anni prima, partecipando al voto alla Camera sulla politica estera.. Questa votazione verrà ricordata due mesi dopo in una mozione parlamentare a firma di Berlinguer, Gian Carlo Pajetta e altri, nel pieno della crisi internazionale provocata dall'inizio del dispiegamento sovietico dei missili nucleari SS-20 negli stati dell'Europa dell'Est e dalla minacciata risposta USA di costruire e installare i missili Pershing e Cruise nei Paesi della NATO; in questa mozione si chiedeva alle due parti la sospensione, o il rinvio temporaneo, della fabbricazione e installazione dei summenzionati missili oltreché l'apertura d'immediate trattative tra le due parti..
Nello stesso periodo, preoccupato che l'URSS cercasse di creare una sua quinta colonna all'interno del PCI, Berlinguer ridusse il numero di persone inviate oltrecortina per "viaggi d'istruzione", pur subendo pressioni da Mosca affinché questi continuassero, e provò a bloccare i finanziamenti che il partito italiano riceveva dall'Est, per ridurne il condizionamento.Nell'originale «educational trips», cfr. .
1979: l'intervista di Berlinguer a Stern Nel marzo 1979 si svolse a Roma il XV Congresso del partito, dove Berlinguer sostenne il bisogno della creazione di una «terza via al socialismo» come risposta alle asserite crisi dei modelli sovietico e socialdemocratico. Questa ipotesi inizialmente farà guadagnare al PCI il favore di elementi dei partiti socialisti e socialdemocratici europei nonché l'interesse dell'Internazionale Socialista; favore presto raffreddatosi, per effetto della crisi della distensione fra Est e Ovest e delle vittorie dei partiti conservatori nel Regno Unito e nella Germania Ovest..
La linea politica del PCI rispetto all'URSS e alla socialdemocrazia europea divenne, nell'estate 1979, oggetto di un'intervista a Berlinguer da parte del settimanale tedesco Stern, realizzata mentre il segretario comunista si trovava a Jalta, formalmente per le vacanze estive ma verosimilmente anche per degli incontri con i dirigenti sovietici; il contenuto della conversazione suscitò discussioni in Italia, e il testo nell'originale in lingua italiana fu ripubblicato dalla rivista Epoca.
Alla domanda: «Nella Repubblica federale tedesca ci si chiede spesso dove è rimasta la differenza ideologica tra il PCI e i socialdemocratici», la risposta fu:
Riguardo alla richiesta di avere chiarezza sulla linea politica e sull'assenza di prese di posizione a proposito dei dissidenti sovietici, Berlinguer rispose:
All'insistenza del giornalista evidenziante il diverso atteggiamento dei comunisti spagnoli: «Ma nel giornale del vostro partito, l'Unità, finora non sono stati pubblicati né una lettera al direttore né un articolo di un dissidente. Perché lei lascia al segretario comunista spagnolo Carrillo la dichiarazione di solidarietà esplicita a favore dei dissidenti tedeschi Havemann e Bahro?», replicò:
Alla successiva domanda riguardante i rapporti con i partiti dell'Europa dell'Est: «Lei considera il Partito comunista della DDR ancora un partito fratello?», la risposta fu:
E quindi al quesito: «Il vostro compagno spagnolo Carrillo ha detto che egli non considera l'URSS un esempio da seguire, non lo considera neanche più un paese socialista, La vostra indipendenza da Mosca fin dove arriva?», la risposta fu:
Pochi mesi dopo l'intervista a Stern, sul finire del dicembre 1979 l'URSS occupò militarmente l'Afganistan: l'azione fu immediatamente condannata da Berlinguer e, al contrario, giustificata da Amendola.. Il 16 gennaio 1980 Berlinguer, in un discorso al Parlamento europeo, riprese esplicitamente la condanna ma entro un contesto generale contro l'imperialismo, in cui citò lo stesso Amendola.
Amendola morirà nel giugno di quell'anno, seguito in ottobre da Luigi Longo: con loro scomparivano gli ultimi padri fondatori storici del PCI.
1981: lo strappo con Mosca Il 13 dicembre 1981 il comandante dell'esercito polacco, il generale Wojciech Jaruzelski, dichiarò lo stato di legge marziale nel Paese allo scopo di fermare l'opposizione politica al regime, guidata dal movimento di Solidarność. Due giorni dopo Berlinguer, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il programma televisivo Tribuna politica, affermò che «si era esaurita la spinta propulsiva della rivoluzione d'ottobre» e che occorreva individuare una terza via tra la socialdemocrazia e il modello socialista est europeo capace di superarli criticamente. Questa valutazione, che venne considerata come la scelta di sganciamento del partito dal legame con Mosca, fu positivamente salutata da molti commentatori politici della stampa, tra cui Eugenio Scalfari, Sergio Turone e Giampaolo Pansa, mentre Armando Cossutta, esponente dell'estrema sinistra del PCI, la definì negativamente come uno «strappo» con Mosca, polemizzando con il suo segretario.
1985: l'inizio del dibattito sul nome Negli anni 80 il movimento operaio entrò in crisi e il PCI restò fortemente scosso prima dalla morte improvvisa di Berlinguer, l'11 giugno 1984, e poi l'anno dopo dalla sconfitta nel referendum abrogativo sulla scala mobile. Anche sul piano elettorale e degli iscritti le cose non andavano meglio: per la prima volta nella sua storia, il PCI non avanzò e per di più il PSI, che sembrava moribondo fino al 1978, iniziava, con la nuova direzione di Craxi, una continua e costante ascesa – la cosiddetta «onda lunga» socialista – che l'avrebbe portato nel 1983 alla presidenza del Consiglio dei ministri. Il PCI restava il secondo partito italiano e il primo della sinistra, ma sembrava ormai possibile un non lontano sorpasso socialista.
Il PCI era in crisi e iniziò una discussione al proprio interno; ma alla guida dei comunisti italiani era subentrato Alessandro Natta il quale riparò a quello che era sembrato uno strappo dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) ad opera di Berlinguer, andando a Mosca con un discusso viaggio organizzato da Cossutta che sembrò bloccare la via europeista del PCI..
In questo clima la Repubblica rilanciò l'idea di una trasformazione, simile a quella in senso socialdemocratico portata avanti a suo tempo in Germania Ovest dalla SPD, per provare a salvare il PCI. Il 22 agosto 1985 venne pubblicato un articolo dell'ex deputato comunista Guido Carandini il quale, dopo aver descritto la storia del PCI come una «grande illusione», chiuse sostenendo che:
Dalla segreteria del PCI arriverà pronta la replica a Carandini (e altri) da parte di Adalberto Minucci:
Il dibattito sulla stampa si arenò su Minucci che definì orgogliosamente il PCI «un partito riformatore moderno o, se si vuole, un partito rivoluzionario moderno». Per i critici si trattava di un assurdo ossimoro, ma dalla segreteria Achille Occhetto su l'Unità bollò queste discussioni come «nominalistiche» spiegando che il PCI intendeva «prestare ascolto al pungolo critico di quanti ci vorrebbero diversi. Ciò non vuol dire che vogliamo o dobbiamo accettare le ricette un po' troppo semplici che ci vengono proposte» (29 agosto 1985).
Mino Fuccillo recatosi per la Repubblica alla festa nazionale de l'Unità del 1985 a Ferrara, così descrisse il clima che si viveva alla base come al vertice del partito:
Il dissenso entro il PCI tra i sostenitori di un rinnovamento del partito e i filosovietici, a quel tempo stimati di costituire il 10% delle componenti del partito,. comportò l'esclusione di Cossutta dalla Direzione nazionale del PCI in occasione del XVII Congresso, tenutosi a Firenze dal 9 al 13 aprile 1986.
1988: Occhetto alla segreteria La perdurante crisi del PCI, l'insediamento a Mosca di Michail Gorbačëv come segretario generale del PCUS nel 1985, la crisi conclamata delle repubbliche popolari dell'Est Europa e lo speculare splendore dell'Occidente ringalluzzito da un'economia forte e dall'impronta radicalmente neoliberista, riproporranno il dibattito sul nome del PCI, trovando terreno fertile nel nuovo segretario generale del PCI Achille Occhetto, eletto dal Comitato Centrale del partito nel giugno 1988, dopo un leggero infarto che aveva colpito l'allora segretario Alessandro Natta.