Con il titolo Storie si indicano i Rerum gestarum libri XXXI (o, più brevemente, Res gestae), opera storica che l'ufficiale romano Ammiano Marcellino scrisse a partire dal 380, verosimilmente fino al 392.
Il titolo non è originale. Res gestae viene usato tardivamente da Prisciano di CesareaInstitutiones grammaticae II, 487. e significa "Le cose compiute". Il codice Vaticanus Latinus 1873 gli dà come titolo Rerum gestarum libri, anche se un titolo più realistico sarebbe verosimilmente Rerum gestarum libri ab excessu Neruae.
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Una parte dei 31 libri dell'opera viene pubblicata nel 391, mentre gli altri, a partire dal libro XXVI, sono pubblicati negli anni successivi, forse nel 394. Numerosi ricercatori propongono tuttavia una data più tarda; degli indizi suggeriscono che i libri XX a XXII sono stati pubblicati fra il 388 e il 390. Di tutta l'opera, solamente i libri XIV-XXXI sono noti; questi libri coprono il periodo che va dal 353 al 378 e di cui Ammiano, in quanto membro della guardia imperiale, è stato testimone oculare. Nel 1998, Timothy Barnes ha ipotizzato che le Storie fossero organizzati in gruppi di sei libri e che quelli che ci sono pervenuti siano i libri XIX-XXXVI. Altre teorie difendono che i libri fossero organizzati in gruppi di tre, in particolare i libri XXIII-XXV, consacrati a Giuliano.
Ammiano scrive un misto di biografie imperiali e di storia dell'Impero. Il resoconto cronologico di ogni regno segue una presentazione sintetica di ogni imperatore, con numerose "divagazioni" che interrompono la narrazione per dare al lettore uno sfondo a un determinato argomento. Lo scritto è dettagliato e giudica la virtus e le vitia, cioè le virtù e i difetti del sovrano. Sebbene Ammiano tratti in modo conciso solo la storia da Nerva fino a Giuliano, la prosa è più dettagliata a partire dal libro XV. Gli eventi fino al Libro XXV sono organizzati cronologicamente, mentre dal Libro XXVI in poi appare un'organizzazione più su base geografica. Ammiano si affida a Tacito e cerca di attenersi al soggetto sine ira et studio (senza irritazione o eccitazione). Tacito non è privo di pregiudizi, ma si sforza di ottenere un'imparzialità che Ammiano insegue più della maggior parte degli altri storici dell'antichità.
Struttura Nell'opera, vengono prese in esame le vicende dell'impero romano dall'ascesa di Nerva (96) alla morte di Valente nella Battaglia di Adrianopoli (378). Tale Storia, nelle intenzioni dell'autoreRes Gestae, XXXI, 16, 9., doveva costituire la continuazione del lavoro portato a termine circa tre secoli prima da Tacito con le sue Storie. Le Rerum Gestarum Libri XXXI si articolavano originariamente, come appare evidente dal titolo, in trentuno libri, ma i primi tredici sono andati perduti. I rimanenti diciotto libri riguardano il periodo compreso dalla sconfitta di Magnenzio da parte di Costanzo II (353) fino alla Battaglia di Adrianopoli (378). Nel particolare, il XIV libro tratta di Costanzo Gallo, i libri XV-XXI di Giuliano nel periodo precedente all'instaurazione del suo impero, a cui sono poi dedicati i successivi XXII-XXV. Gli eventi narrati negli ultimi 6 libri si riferiscono ad avvenimenti bellici più o meno sparsi cronologicamente.
La struttura delle Storie segue il seguente schema:
libri XIV-XVI : La caduta di Costanzo Gallo. La nomina di Giuliano come Cesare in Gallia e i suoi primi successi; libri XVII-XIX : Giuliano consolida la frontiera del Reno. In Oriente, Costanzo II lotta contro i Persiani; libri XX-XXII : Giuliano è proclamato Augusto in Gallia. Morte di Costanzo II e Giuliano unico imperatore; libri XXIII-XXV : Spedizione contro i Persiani e morte di Giuliano. Il breve regno di Gioviano; libri XXVI : Valentiniano I e Valente si dividono l'impero; libri XXVII-XXX : Spedizione di Valentiniano e morte dell'imperatore; regno di Valente in Oriente; libri XXXI : I Goti fuggono l'avanzata degli Unni e si installano nell'Impero Romano. Battaglia di Adrianopoli.
Sebbene vi siano varie, frammentarie, informazioni sui libri precedenti al XIV, il loro contenuto è solamente oggetto di speculazioni. Anche se Ammiano menziona comunque che eventi del II secolo siano già stati menzionati in un libro precedente, è probabile che si sia limitato a presentare gli eventi avvenuti dopo il 96 d.C. in forma condensata dapprima, per potervi ritornare in seguito. Secondo una plausibile teoria avanzata da John F. Matthews, i primi libri sarebbero serviti solo come introduzione al periodo in cui Ammiano visse in prima persona gli eventi narrati.
Libro XIV Il libro XIV inizia con la descrizione della caduta di Costanzo Gallo nominato Cesare della parte orientale dell'impero dal suo parente l'imperatore Costanzo II, e che Ammiano descrive nella luce più nera possibile. Costanzo Gallo, avendo gestito varie questioni in modo estremamente maldestro, venne denunciato e richiamato dall'imperatore, per essere infine giustiziato. Quanto alla moglie, Costantina, Ammiano la descrive come "una bisbetica mortale""Megaera quaedam mortalis", Ammiano, libro XXV, 4, 23..
Ammiano è la fonte più importante della rivalità tra l'Impero Romano e l'Impero sassanide sotto Shapur II, dato che partecipò a queste guerre. Descrive lo scambio di note tra Roma e i Persiani nell'anno 358 e riporta in modo fedele e acuto l'invasione di Shapur II nel 359, l'assedio e la caduta di Amida, così come l'escursione di Giuliano contro i Persiani nel 363. Critica la strategia difensiva dell'imperatore Costanzo II, alla quale preferisce di gran lunga la strategia offensiva di Giuliano, anche se la spedizione di Giuliano si concluse con una sconfitta a Ctesifonte e Costanzo era stato relativamente più efficace.
Giuliano e Costanzo Ammiano giudica molto duramente Costanzo II. La paura dell'imperatore di complotti e usurpazioni, così come le sue reazioni esagerate, sembravano deplorevoli ad Ammiano. È fortemente critico nei confronti della politica estera di Costanzo II e lamenta l'influenza dell'imperatrice (intendendo soprattutto quella della sua seconda moglie Eusebia) e degli eunuchi di corteAmmiano, libro XXI, 16, 8 e libro XXI, 16, 15.. Il suo giudizio è altrettanto severo sulle guerre civili che Costanzo II dovette affrontareAmmiano, libro XXI, 16, 15.. Al contrario, lo loda per la sua politica economica e la sua devozione allo Stato e all'esercito; ma, nel complesso, il giudizio di Ammiano su questo imperatore rimane negativo.
I giudizi duri nei confronti di Costanzo si contrappongono a quelli positivi su Giuliano, l'ultimo imperatore pagano la cui morte mette fine alla sua opera. Giuliano è senza dubbio l'eroe delle Storie e, nonostante le poche critiche che gli vengono rivolte, Giuliano rimane per Ammiano l'imperatore ideale. Ammiano potrebbe aver fatto la conoscenza di Giuliano in Gallia, dove il giovane cesare, nominato dall'imperatore Costanzo II, combatté con successo contro gli Alamanni e seppe fortificare il confine. Questa presa di possesso della Gallia viene già descritta da Ammiano con la massima ammirazione, tuttavia trascurando la condotta poco onorevole di Giuliano nei confronti dei generali Ursicino e Marcello. La rivolta che ha portato alla proclamazione di Giuliano imperatore all'inizio del 360, fu innescata dalla richiesta di Costanzo II di inviare due legioni per aiutarlo nella lotta contro i Persiani, è presentata da Ammiano come un'azione spontanea delle legioni gallicheAmmiano, libro XX, 4.. Si tratta di fatto di un'usurpazione, possibilmente organizzata da Giuliano.
La fine dell'opera Dopo la morte di Giuliano, Ammiano riporta alla fine del libro XXV notizie del breve regno di Gioviano, la pace del 363 (che egli descrive come un accordo "vergognosissimo" ed "ignobile"Rerum gestarum libro XXV, 7,10.). Il libro XXVI descrive l'inizio del regno congiunto di Valentiniano I e di suo fratello Valente. I libri che seguono ripercorrono il corso delle vittoriose campagne di Valentiniano contro i Germani, fino alla repressione di un'insurrezione in Africa da parte di Teodosio il vecchio, il padre dell'omonimo imperatore Teodosio I. Descrive anche la situazione in Oriente, dove Valente è in difficoltà. Al contrario, Valentiniano, che Ammiano stenta ad ammirare, riceve un giudizio piuttosto positivo per via dei suoi, seppur limitati, successi militari che l'autore gli riconosce. Probabilmente anche la tolleranza religiosa di Valentiniano potrebbe avere contribuito a questo giudizio, forse in contrasto con quella di Teodosio I, che ha proclamato il cristianesimo come religione di Stato senza però portare avanti una sistematica persecuzione contro i pagani.
Infine, nel libro XXXI, Ammiano racconta dell'invasione degli Unni, di cui Res gestae rimane la principale fonte di informazione, del declino del regno dei Grutungi, dell'attraversamento del Danubio da parte dei Visigoti e della loro richiesta di stabilirsi nell'Impero romano. Il punto finale dell'opera è posto dopo l'insurrezione dei Goti e la disastrosa battaglia di Andrinopoli nel 378, dove l'esercito d'Oriente viene in gran parte distrutto e Valente rimane ucciso. Questa sconfitta è considerata da Ammiano come una delle peggiori per l'Impero, pari a quella di Canne.
Le fonti alla base dell'opera La questione delle fonti utilizzate da Ammiano è un tema di discussione con opinioni divise.. Anche se Ammiano non dà quasi nessuna indicazione al riguardo, è certo che ha consultato iscrizioni e archivi, nonché probabilmente i quaderni di Giuliano, ormai perduti, sulla battaglia di Argentoratum.
Altrettanto problematica è la questione di quali fonti Ammiano abbia usato per i primi libri — i quali non ci sono pervenuti. È molto probabile che si sia servito della Storia romana di Cassio Dione che arriva al 229, così come dimostrano gli studi di letteratura comparata, della Storia dell'impero di Erodiano, che riporta eventi avvenuti dal 180 al 238. Altre possibili fonti includono Dessippo e la sua Cronaca (fino al 270) e una storia delle guerre germaniche, Skythikà, opere che descrivono entrambi gli eventi a lui contemporanei. Infine, potrebbe aver usato Eunapio, un pagano militante, come un'estensione di Desippo, ma questa è un'ipotesi controversa.
Probabilmente Ammiano ha tratto informazioni da altre fonti latine. Tra queste possibili fonti vi sono la Enmannsche Kaisergeschichte, una storia imperiale conosciuta solo attraverso un breviario del IV secolo, ma che doveva trattare della storia fino al periodo di Costantino o addirittura fino al 357, De Caesaribus di Aurelio Vittore, così come Mario Massimo, anche se Ammiano parla di quest'ultimo in termini poco lusinghieri. Infine vi è una serie di biografie imperiali, da Nerva a Eliogabalo, che sicuramente fanno parte del corpus di fonti consultate. Anche gli Annali di Virio Nicomaco Flavio, ormai dispersi, sono una fonte spesso citata. Un confronto tra Ammiano e il cronista bizantino Giovanni Zonara suggerisce che entrambi abbiano usato la stessa fonte, nota in tedesco come Leoquelle (da Leon Grammatikos, inizio XI secolo), che — come suggerisce Zonara — potrebbe essere identificata negli Annali di Nicomaco Flavio.
A partire dal Libro XV, Ammiano si basa principalmente sulla propria esperienza e su varie testimonianze oculari, che integra con varie altre fonti. Bruno Bleckmann, tuttavia, mette in discussione questa opinione diffusa, sostenendo invece che le fonti primarie hanno avuto un ruolo minore di quanto gli studiosi generalmente credano. Già Walter Klein aveva avanzato qualcosa di simile in un suo ampio studio. Secondo Bleckmann, Ammiano si è affidato negli ultimi libri (per esempio per le biografie di Valentiniano e Valente) a fonti letterarie alle quali si sono aggiunte varie fonti ecclesiastiche. Già prima di Bleckmann, Hans Christof Brennecke ipotizzava che Ammiano si sarebbe basato su diverse fonti cristiane, tra cui una storia della Chiesa ariana.
Le digressioni