Fornovo di Taro (Fornóv in dialetto parmigiano.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Parma in Emilia-Romagna.

Il capoluogo, attraversato dalla strada statale 62 della Cisa, è situato sulla sponda destra del fiume Taro ed è noto per la battaglia ivi svoltasi il 6 luglio 1495 tra gli eserciti di Carlo VIII di Francia e della lega italica..

Geografia fisica Territorio Il comune di Fornovo di Taro, esteso su una superficie di 57,65 km², sorge sulle colline della bassa valle del fiume Taro, su quote comprese tra i 124 m s.l.m. e i 736 m s.l.m.

Il capoluogo, situato sulle pendici settentrionali del monte Prinzera, si sviluppa sulla riva destra del corso d'acqua, in corrispondenza dell'immissione nel fiume del torrente Ceno, suo affluente sinistro. Ai margini settentrionali del centro abitato ha inizio il parco fluviale regionale del Taro, che si estende sulle due rive del corso d'acqua fino al ponte sul Taro della strada statale 9 Via Emilia.

Clima

Considerando i dati medi del periodo di riferimento compreso tra il 1961 e il 1990, gennaio è il mese più freddo, con una temperatura media pari a +1,4 °C, mentre luglio è il mese più caldo, con una temperatura media pari a +22,3 °C.

Fornovo di Taro appartiene alla zona climatica E.

Origini del nome Il toponimo deriva dal latino Forum Novum o Forum Novarum, dal nome del municipio che vi sorgeva in epoca romana. Nel 1862 gli fu aggiunta la specificazione "di Taro", in riferimento al corso d'acqua adiacente al centro abitato, per distinguerlo dall'omonimo comune della Bergamasca.

Storia Il municipio di Forum Novum o Forum Novarum fu fondato in epoca romana, lungo la strada di collegamento tra Parma e Luni; l'abitato sorse prevalentemente come luogo di mercato, favorito dalla posizione alla confluenza tra le vallate dei fiumi Taro, Ceno e Sporzana, ai margini dei primi rilievi appenninici. Polo d'interesse del piccolo centro era anche un tempio oracolare pagano probabilmente dedicato a Mercurio, i cui resti furono riportati alla luce nel 1867, insieme ad alcune sortes, nel corso di una serie di scavi effettuati nella piazza di fronte alla pieve romanica...

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente l'antica via fu abbandonata, ma riacquisì un'importanza strategica in età longobarda, in quanto rappresentava l'unico collegamento tra la pianura Padana e la Toscana. Il percorso, costituito, dopo la scomparsa della strada pavimentata, da fasci di sentieri che si intersecavano tra loro, divenne noto come via di monte Bardone, dal nome con cui era all'epoca conosciuto il passo della Cisa, e fu percorso per tutto il Medioevo dai numerosi pellegrini diretti a Roma dal Nord Europa. Durante il regno di Liutprando, tra il 719 e il 744 fu costruita sulle rovine del tempio pagano una chiesa plebana, menzionata per la prima volta il 24 agosto 854 in una disputa territoriale tra l'arciprete della pieve di Fornovo e quello della pieve di Varsi, che fu risolta dal vescovo di Piacenza Seufredo II con l'assegnazione del monte Spinola al secondo..

Nei primi anni del XIII secolo fu costruito un ponte sul Taro dai monaci di Montepascio, che eressero sulla riva sinistra una cappella e un ospedale per pellegrini.. Inoltre, a presidio della zona, in quell'epoca fu edificato sul poggio di Carona un castello, nominato probabilmente per la prima volta nel 1248, quando fu fortificato da Bernardo de' Rossi per difenderlo dalla fazione ghibellina..

Nel 1294 una devastante piena del fiume Taro distrusse il ponte, che per secoli non fu più ricostruito.

Nel 1373 risultava proprietario del maniero di Carona Giacomino de' Rossi del ramo di Qualatica, figlio di Bernardo, a sua volta probabilmente figlio di Pietro..

Nel 1408, durante gli scontri che dagli inizi del XV secolo sconvolsero il Parmense coinvolgendo numerose famiglie nobili della zona, il maniero di Carona fu conquistato dalle truppe di Ottobuono de' Terzi.. L'anno seguente, in conseguenza dell'uccisione di Ottobuono in un agguato a Rubiera, i Rossi rientrarono in possesso di Carona e altri castelli.

Nel 1464 Pier Maria II destinò nel testamento al figlio Guido il maniero di Carona,. ma nel 1480 modificò le precedenti disposizioni, lasciando il castello, insieme a numerosi altri della fascia appenninica, al figlio naturale Bertrando,.. che durante la guerra dei Rossi del 1482 si mantenne neutrale. Ciò nonostante in quell'anno il castello fu conquistato da Sforza Secondo Sforza, al quale i Rossi del ramo di Carona, castellani per conto del cugino, si arresero senza opporre alcuna resistenza; le truppe di Guido contrattaccarono il maniero e, dopo aver ucciso gli occupanti, arrestarono vari membri dei Rossi di Carona, rei di aver aperto le porte al nemico... Nel 1483 Guido fu definitivamente sconfitto, mentre il castello di Carona fu riassegnato nel 1495 al legittimo erede Bertrando, conte di Berceto.

Sempre nel 1495 si svolse nella vicina Qualatica, successivamente scomparsa a causa dell'erosione delle acque del Taro, la cosiddetta battaglia di Fornovo, che oppose l'esercito del re di Francia Carlo VIII di Valois, accampato sulla sponda sinistra del fiume, e la Lega Antifrancese capitanata dai milanesi e dai veneziani e guidata da Francesco II Gonzaga, acquartierata sulla destra, tra Oppiano e Giarola... Il marchese di Mantova incaricò successivamente lo Sperandio di realizzare una medaglia commemorativa raffigurante Francesco II su un cavallo a Fornovo con l'iscrizione Ob Restitutam Italiae Libertatem.

Alla morte di Bertrando de' Rossi senza figli nel 1502, i suoi beni passarono per suo volere al nipote Troilo I, marchese di San Secondo, che riunì buona parte degli antichi domini del nonno Pier Maria.

Il 30 settembre 1635 Troilo IV de' Rossi fu dichiarato reo di ribellione dal duca di Parma Odoardo I Farnese, che confiscò tutte le sue terre.. Il fratello Scipione I, che servì a lungo il regno di Spagna, nel 1653 riuscì con l'aiuto del re Filippo IV a convincere il duca Ranuccio II ad annullare il decreto del 1635,. a fronte tuttavia di un pesantissimo indebitamento, che nel 1666 lo costrinse a cedere tutti i feudi appenninici alla Camera ducale di Parma, tra cui il castello di Carona, ormai in rovina..

Il 6 aprile 1692 il marchesato di Fornovo fu assegnato ad Agostino Ercolani di Senigallia. Dopo la morte senza figli del suo omonimo discendente nel 1796, il 22 maggio 1797 il feudo fu ceduto al cugino Luigi Ercolani, che lo mantenne fino all'abolizione napoleonica dei diritti feudali del 1805.

Fornovo divenne quindi sede di comune (o mairie) all'interno dell'ex ducato di Parma e Piacenza, poi dipartimento del Taro dal 1808 fino alla Restaurazione.

Nel 1824, durante il ducato di Maria Luigia, fu istituito un servizio di diligenze a cavalli per collegare Fornovo a Parma. Dopo l'Unità d'Italia furono avviati i lavori di costruzione della ferrovia Pontremolese a partire dalla tratta Parma-Fornovo, che fu aperta il 2 luglio 1883, mentre la linea fino alla Spezia fu completata il 1º agosto 1894. Nel frattempo, il 1º gennaio 1894 la frazione di Ozzano Taro si separò da Fornovo di Taro per aggregarsi a Collecchio.

Nel 1904 fu riedificato il ponte sul Taro, collegando il capoluogo con Ramiola sulla sponda opposta, da cui fu tracciata lungo la val Ceno la strada fino al centro abitato di Bardi. L'anno seguente fu costituita dall'ex maestro elementare Luigi Scotti la Società Petrolifera Italiana (SPI), che iniziò la trivellazione dei primi pozzi petroliferi nella località di Vallezza e acquistò la raffineria di Fornovo, collegandola negli anni seguenti con un oleodotto. Nel 1910 fu inaugurata la tranvia Parma-Fornovo per sostituire il servizio di diligenze, a integrazione della ferrovia Pontremolese. Nel 1914 fu infine completato il ponte ferroviario sul Taro della ferrovia Fidenza-Fornovo.

Negli anni seguenti la miniera petrolifera di Vallezza incrementò notevolmente la produzione di petrolio, che nel 1933 costituiva circa l'80% dell'intera produzione nazionale.

Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, Fornovo fu colpita da numerosi bombardamenti alleati, che provocarono la distruzione degli impianti di Vallezza e del ponte ferroviario per Fidenza. In quel periodo il pretore di Fornovo Pellegrino Riccardi, con la complicità del segretario comunale, nascose e protesse dalla deportazione vari ebrei, tra i quali quattro componenti della famiglia di Rolando Vigevani, organizzando anche il loro espatrio in Svizzera; per questo, il 26 dicembre 1988 ricevette dall'istituto Yad Vashem di Gerusalemme l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.. Tra il 24 e il 29 aprile 1945 le zone intorno al capoluogo furono teatro della Sacca di Fornovo, ultima battaglia campale della seconda guerra mondiale nella campagna d'Italia, che si concluse con la resa di circa ufficiali e soldati tedeschi nelle mani delle truppe alleate.

Nel dopoguerra il ponte ferroviario fu ricostruito e la miniera petrolifera di Vallezza fu ripristinata, ma la produzione iniziò a calare, spingendo nel 1970 alla chiusura della raffineria di Fornovo e nel 1986 all'abbandono del sito di Vallezza.

Nella notte tra l'8 e il 9 novembre 1982 un'eccezionale piena del fiume Taro, dovuta a intense piogge nell'alta val Taro, nella val Ceno e nella val Sporzana, provocò il crollo parziale del ponte stradale che unisce Fornovo all'abitato di Ramiola sulla sponda opposta; rimase celebre la foto di un autocarro rimasto bloccato sul ponte semidistrutto, con le ruote anteriori nel vuoto. Più a valle, a Ponte Taro il ponte ferroviario della linea ferroviaria Milano-Bologna fu a sua volta parzialmente abbattuto dalla forza delle acque..

Simboli Stemma

Lo stemma è descritto nello Stemmario generale della Regione Emilia-Romagna:

Il Comune utilizza frequentemente una variante con uno scudo a cartoccio dove la torre è coronata da tre merli alla ghibellina con i due esterni più alti. Le lettere F e N sono allusive al nome latino Forum Novum, mentre l'aquila è forse un riferimento alla fondazione romana o derivare da un più antico "capo dell'Impero", tradizionale elemento distintivo della parte ghibellina. Nello statuto comunale è sommariamente descritto: Castello turrito su fiume con aquila coronata e con le lettere F – N (Forum Novum) ai lati delle due torri e su campo rosso. Ornamenti esteriori da Comune con foglie di alloro a sinistra e di quercia a destra, sormontato da corona.

Gonfalone

Il gonfalone è definito dallo statuto comunale come:

Tuttavia, nel gonfalone in uso è rappresentato uno stemma differente in cui, all'interno dello scudo, è collocato su uno sfondo rosso un castello d'argento munito di tre torri, di cui le due esterne più alte; ai suoi lati compaiono le lettere F e N color argento, mentre nella parte superiore è collocata un'aquila priva di corona.

Onorificenze Fornovo di Taro è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita il 9 maggio 1994 della medaglia di bronzo al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Pieve di Santa Maria Assunta