La battaglia di Lissa fu uno scontro navale nell'ambito della terza guerra d'indipendenza italiana e si svolse il 20 luglio 1866 sul mar Adriatico nelle vicinanze dell'isola omonima, tra la Kriegsmarine, la Marina da Guerra dell'Impero austriaco e la Regia Marina del Regno d'Italia. Fu la prima grande battaglia navale tra navi a vapore corazzate e l'ultima nella quale furono eseguite deliberate manovre di speronamento.

La battaglia rientrò nella guerra austro-prussiana, in quanto l'Italia all'epoca era alleata della Prussia a sua volta in guerra contro l'Impero austriaco. L'obiettivo principale italiano era quello di conquistare il Veneto sottraendolo all'Austria e scalzare l'egemonia navale austriaca nell'Adriatico.

Le flotte erano composte da navi corazzate a vele e vapore e da navi di legno a vele e vapore. La flotta italiana comandata da Carlo Pellion di Persano e composta da 32 navi (11 corazzate, 7 navi in legno, 3 cannoniere, 7 piroscafi, 4 carboniere) superava in numero la flotta austriaca, composta da 27 navi (di cui 7 corazzate) e comandata da Wilhelm von Tegetthoff. Tuttavia, una parte delle navi italiane non prese di fatto parte al combattimento, La squadra del viceammiraglio Giovan Battista Albini, con l'eccezione di Governolo e Principe Umberto che vide perciò un'inferiorità tattica italiana nello scontro. Una sola nave, l'italiana Affondatore, aveva i cannoni montati in torri corazzate invece che lungo le fiancate (in bordata). Entrambe le marine mostravano un'impreparazione più o meno marcata sul piano tecnico, ma in quella italiana, oltre a deficienze tecniche e di addestramento, vi erano anche gravissimi problemi di coesione tra i comandanti.

Antefatto: la terza guerra d'indipendenza e la formazione dell'Armata d'Operazioni

Il giovane Regno d'Italia, allo scopo di conquistare gli ultimi territori della penisola ancora in mano all'Impero asburgico, aveva stretto un'alleanza militare con la Prussia di Bismarck, che mirava a riunificare gli Stati tedeschi in un'unica nazione sotto la propria guida, dichiarando guerra all'Austria il 20 giugno 1866. Il 24 giugno l'esercito austriaco sconfisse quello italiano a Custoza, ma il 3 luglio successivo gli austriaci subirono una devastante sconfitta a Sadowa da parte dei prussiani.

Nel frattempo aveva avuto luogo anche la mobilitazione della flotta. Il 3 maggio 1866 il generale Diego Angioletti, Ministro della Marina, aveva comunicato al contrammiraglio Giovanni Vacca, comandante la Squadra d'Evoluzione con base a Taranto, che il governo aveva decretato di costituire un'Armata d'Operazioni, ovvero una flotta da battaglia, articolata su tre squadre di cui una composta da navi corazzate (posta sotto il comando del comandante in capo della flotta, ruolo per cui era stato designato l'ammiraglio Carlo Pellion di Persano), una squadra sussidiaria composta da navi da guerra in legno (al cui comando sarebbe stato destinato il viceammiraglio Giovan Battista Albini) e una squadra d'assedio anch'essa composta da corazzate (al comando della quale sarebbe stato lo stesso Vacca). Le pirofregate corazzate Re d'Italia, Principe di Carignano, San Martino, Regina Maria Pia, la cannoniera corazzata Palestro, la pirofregata ad elica Gaeta e la nave avviso Messaggiere si trovavano a Taranto, mentre le pirocorvette corazzate Formidabile e Terribile, la pirocorvetta a ruote Ettore Fieramosca e la cannoniera ad elica Confienza erano ad Ancona. Altre unità si trovavano in varie basi italiane e diverse corazzate erano appena state consegnate dai cantieri di costruzione. A Taranto vi era solo una ridotta quantità di carbone, mentre ad Ancona ve n'era una scorta molto più consistente.

Dopo la sua nomina, Persano era giunto ad Ancona il 16 maggio 1866 e si era presto reso conto della situazione di impreparazione della flotta: dal 18 al 23 maggio e poi ancora il 30 maggio aveva più volte informato il ministro della Regia Marina Angioletti dell'impossibilità di approntare l'armata in tempi brevi, poi, non avendo ottenuto nulla, aveva cercato, dopo aver pensato ad eventuali dimissioni, di preparare la flotta nei limiti del possibile compiendo alcune manovre di squadra. Vacca collaborò alla preparazione della flotta, mentre Albini, ostile a Persano, diede scarsa collaborazione. L'8 giugno 1866 l'ammiraglio Persano ricevette le prime disposizioni che ordinavano di neutralizzare la flotta austriaca, fare di Ancona la propria base di operazioni in Adriatico, e non attaccare Trieste e Venezia; non era chiaro chi avrebbe dovuto impartire gli ordini a Persano, se il generale Alfonso La Marmora, Capo di Stato Maggiore Generale del Regno d'Italia interessato alle sole operazioni terrestri, oppure il ministro Angioletti. Il 20 giugno 1866, con l'insediamento del governo Ricasoli, Angioletti fu sostituito nel ruolo di Ministro della Marina da Agostino Depretis, che il giorno stesso ordinò a Persano di spostarsi con la flotta da Taranto ad Ancona; lo stesso giorno anche Lamarmora si limitò ad invitare l'ammiraglio ad entrare nell'Adriatico. Persano fece accendere le caldaie alle navi in grado di partire e ordinò che Formidabile e Terribile lasciassero Ancona e si unissero al resto della flotta nell'Adriatico meridionale, in modo da rafforzare la squadra in mare. La formazione navale lasciò Taranto nella mattinata del 21 giugno 1866, fu raggiunta da Formidabile e Terribile nelle acque di Manfredonia e arrivò ad Ancona il pomeriggio del 25 giugno. Il trasferimento avvenne ad una velocità di cinque nodi per non sforzare troppo le macchine, anche se ciò non eliminò del tutto le avarie.

Dato che il porto di Ancona, sprovvisto di bacino di carenaggio, era in grado di ricevere poche unità, il resto della flotta dovette ormeggiarsi a corpi morti preparati in rada, procedendo poi alle operazioni di carbonamento, ostacolato da incendi scoppiati sulla Re d'Italia e sulla Re di Portogallo. Fu inoltre stabilito che molte unità in legno avrebbero ceduto parte dei propri cannoni alle corazzate, in modo da dotarle del maggior numero possibile di moderni cannoni a canna rigata da .. Le unità corazzate Castelfidardo, Regina Maria Pia, Re d'Italia, Re di Portogallo, Principe di Carignano, San Martino e Varese ricevettero rispettivamente 20, 16, 12, 12, 8, 8 e 4 cannoni a canna rigata.. Solo quattro bocche da fuoco (consegnate a Castelfidardo e Varese) provenivano dai depositi di Napoli, le rimanenti furono prelevate da altre unità: la Principe di Carignano ricevette 16 cannoni da Formidabile e Terribile (otto da ciascuna unità), mentre la San Martino, avendo solo otto pezzi rigati da , li ricevette dalla pirofregata Duca di Genova.. Il 26 giugno 1866 Persano inviò la veloce nave avviso a ruote Esploratore a pattugliare le acque antistanti Ancona.

Forze in campo

La situazione della Regia Marina Le navi Negli anni successivi all'unità d'Italia e alla costituzione della Regia Marina era stato avviato un programma di costruzioni che avrebbe dotato la recentissima marina italiana di un buon nucleo di unità corazzate.. Non essendo l'industria cantieristica italiana sufficientemente sviluppata, si ordinarono le nuove unità a cantieri navali stranieri. Seguendo la politica di Cavour, che prevedeva di allacciare rapporti economici con diverse nazioni, le unità erano state ordinate a cantieri di più stati: il nucleo più numeroso, di otto unità (4 pirofregate corazzate classe Regina Maria Pia, 2 pirocorvette corazzate classe Formidabile, 2 cannoniere corazzate classe Palestro), fu costruito nei cantieri Forges et Chantiers de la Méditerranée di La Seyne-sur-Mer, in Francia; due pirofregate corazzate (classe Re d'Italia) nei cantieri statunitensi William H. Webb di New York; e l'ariete corazzato Affondatore nei cantieri Millwall Iron Work and Shipbulding Company di Londra. Una sola unità, la pirofregata corazzata Principe di Carignano, era stata progettata e costruita nel cantiere della Foce a Genova.

Il risultato di tale decisione era un gruppo di unità eterogenee, non poche delle quali afflitte da difetti di varia origine. Le pirocorvette corazzate di costruzione francese Formidabile e Terribile, progettate come batterie corazzate semoventi (e pertanto concepite per operare in acque costiere e non contro altre navi), erano state trasformate in pirocorvette a costruzione in corso e consegnate con un anno di ritardo., risultando così di scadenti qualità nautiche (secondo gli ufficiali che vi prestarono servizio le unità faticavano a mantenere il posto in formazione a meno di non trovarsi in condizioni meteomarine ideali), oltre che dotate di scarsa corazzatura. Le pirofregate corazzate Re d'Italia e Re di Portogallo erano dotate di potenti e moderne artiglierie a canna rigata, ma avevano gravi punti deboli nella mancanza di protezione del timone, nella corazzatura che proteggeva solo in parte l'opera viva (difetti che si rivelarono poi fatali a Lissa per la Re d'Italia), e nell'apparato motore, che in meno di due anni (dal 1864 al 1866) si deteriorò al punto da causare la riduzione della velocità massima da 12 a 8-9 nodi. Dopo la sua consegna alla Regia Marina, infatti, la Re d'Italia, costruita negli USA, era rimasta in cantiere per altri quindici mesi per lavori alle caldaie, ed era inoltre risultato che era stata costruita con legno di cattiva qualità, ma la cosa era stata rilevata troppo tardi per rifiutarne la consegna dal cantiere statunitense.

Le due unità della classe Palestro, Palestro e Varese, erano dotate di corazzatura ma, essendo cannoniere, avevano armamento e velocità troppo contenuti (la Varese sviluppava solo 6 nodi, contro i 10 previsti dal progetto) per poter essere impiegate in operazioni di squadra. Solo la parte centrale dello scafo, circa un quarto della sua lunghezza totale, era corazzata, e proiettili e polvere da sparo erano trasportati dai depositi al ponte di batteria attraverso zone della nave prive di protezione. La Principe di Carignano risentiva del fatto di essere stata progettata e impostata come pirofregata ad elica in legno, per poi essere trasformata in unità corazzata con l'applicazione di piastre di ferro durante la costruzione. Le quattro pirofregate corazzate della classe Regina Maria Pia erano invece unità di discrete caratteristiche, sostanzialmente alla pari con le unità austroungariche, anche se non esenti da problemi: lAncona, ad esempio, sviluppava una velocità massima di 12,5 nodi invece dei 13,5 di progetto. In sostanza, la mancanza di velocità di molte unità italiane limitava la capacità di reazione in combattimento da parte della squadra, anche perché le unità erano ripartite in divisioni non omogenee per velocità e potenza di fuoco, e questo avrebbe potuto essere ovviato solo con una strettissima disciplina nella manovra, sia nel mantenere la formazione di battaglia, sia nel reagire a mosse avversarie che non fossero un semplice defilamento di bordo.