Filiano (F'liànə in dialetto lucano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.

Il comune è stato istituito a seguito delle richieste delle trenta frazioni a nord del comune di Avigliano che chiesero e ottennero l'autonomia comunale nel 1951.

Geografia fisica Territorio Il comune di Filiano è situato nella zona settentrionale della regione Basilicata e si estende su di un'area di 7 078 ettari, dei quali 3 000 sono aree boschive, 1 047 destinati al pascolo e la restante parte si divide tra zona urbana e zona rurale. Presenta un paesaggio prevalentemente collinare con limitate zone pianeggianti e di montagna. Il suo picco altimetrico è di 1 236 metri, mentre il capoluogo è insediato a 597 metri sul livello del mare. Le aree montuose, poco abitate, vengono utilizzate per il pascolo soprattutto durante la stagione estiva.

Dal punto di vista idrogeologico ricade nel bacino di Atella che comprende diverse fiumare, valloni e rilievi; tra i più significativi il torrente di Sterpito, il torrente Padula Salice, mentre tra i monti vi è Monte Caruso (1 234 metri).

Il paese è situato su una delle colline che chiudono il lato sud della Valle di Vitalba alla quale appartiene, sul pendio est della Serra dei Daini, a una quota di 600 metri.

Confina a nord con i comuni di Atella e Ripacandida, a est con Forenza, a sud con Avigliano e Bella e a ovest con San Fele e Atella. Clima Negli ultimi trent'anni, la media mensile del giorno più caldo a Filiano è stata di 30 °C, la notte più fredda -17 °C. La temperatura più alta si registra nel mese più caldo, agosto, con una media di 22,3 °C, mentre la temperatura media più bassa di tutto l'anno si registra in gennaio, con una media di 3,4 °C. Il clima è caldo e temperato. La piovosità è significativa durante tutto l'anno, anche nei mesi più secchi: ad agosto la media è di 28 mm, mentre il mese più copioso è dicembre, con una media di 78 mm. L'umidità relativa più alta si misura a dicembre (84,13%), a luglio invece quella più bassa (51,48%). In Filiano si registra una temperatura media di 12,2 °C, mentre il valore di piovosità media annuale è di 717 mm.

Origini del nome L'etimologia di Filiano deriva dalla parola latina filius, alla quale fu probabilmente aggiunto il suffisso aggettivale -anus, da cui è scaturito il nome Filiano. Il nome proprio Filiano è attestato da alcuni documenti del XVII secolo, i quali menzionano la presenza di un tale cittadino di nome "Filiano" di Pace. La parola divenne identificativa per questa famiglia giunta nell'agro di Filiano, che vedeva la presenza di più esponenti, tanto da assumere l'identificazione di "filiani". La Masseria dei Pace assunse così il toponimo "Contrada delli Filiani", in seguito semplificato in Filiani, sino all'evoluzione definitiva in Filiano.

Da non trascurare la leggenda, benché non testimoniata in alcuna fonte, relativa a una derivazione del toponimo dalla filatura della lana, attività molto praticata nel territorio.

Storia Le origini dell'abitato di Filiano affondano le proprie radici nell'età moderna, quando si verificò l'emigrazione di prossimità di numerosi contadini originari di Avigliano, i quali uscirono dall'antico castrum ormai insufficiente per sfamare tutta la popolazione, e concentrarono le proprie attività agricole nei territori al di là della montagna del Carmine, in cui l'estensione dei terreni avrebbe potuto garantire una maggiore produttività.

Sulla spinta della innovativa politica di mercato del nuovo proprietario del feudo di Lagopesole (1531) – nel quale ricadeva l'attuale Comune di Filiano – l'ammiraglio genovese Andrea Doria, si diede il via a una gigantesca opera di disboscamento e dissodamento, tanto imponente da rendere un territorio fitto di boschi un luogo produttivo e redditizio.

Il nuovo feudatario incoraggiava inoltre, grazie a una politica fiscale vantaggiosa, l'arrivo di nuovi coloni per sfruttare al massimo le potenzialità del territorio. Fu così che migliaia di contadini iniziarono a prendere in fitto terreni per pascolo nella Difesa di Monte Caruso e terreni da dissodare più a valle, nell'alta Valle di Vitalba, dove avrebbe visto la luce la borgata di Filiano.

La massiccia attività di dissodamento nell'agro di Filiano fu attuato dalla famiglia Pace, la quale per distinguersi dalle altre delle stesso cognome assunse l'identificazione di "Filiani": Sabia definisce i membri di questa famiglia come molto legati - che li faceva somigliare a figli di un solo padre - del resto l'etimologia della parola filius riporta al concetto di figlio. Costituiva una sorta di comunità in cui vigeva la condivisione di ogni attività e mezzo.

La famiglia Pace, affittuaria dei terreni e nella medesima condizione di altre famiglie coloniche, acquisì la «facoltà di raccogliere legna, tagliare alberi, allevare buoi [...] e potevano prelevare i legnami per costruire o rifare le baracche di legno». Questa facoltà, riconosciuta in origine dal principe, rappresenta lo snodo cruciale del fenomeno, poiché i numerosi coloni aviglianesi giunti nella valle iniziarono progressivamente a rendere più stabile la propria presenza sul territorio attraverso l'edificazione delle prime capanne e tuguri, che costituiranno il nucleo originario dell'abitato di Filiano: si tratta della Masseria dei Pace – Filiano.

Anche se le condizioni di vita erano molto misere, a causa degli affitti e degli usi da pagare ai proprietari e al feudatario, i filiani iniziarono a condurre la propria esistenza nelle aree rurali, tra i campi e le vigne, facendo rientro nei ripari solo al crepuscolo. Si acuì progressivamente il distacco con la terra natia, alla quale ci si recava ormai solamente per alcune faccende burocratiche.

Il borgo acquisì dunque il proprio spazio all'interno del vasto territorio comunale, affermandosi come la più grande frazione di Avigliano, difatti il Dizionario geografico-storico-statistico del 1858 menziona un villaggio di nome Filiani con una popolazione di 400 abitanti.

Filiano dunque rappresenta una realtà tipicamente contadina sviluppando i suoi insediamenti abitativi attorno alla masseria di campo. Ha mantenuto inoltre la vocazione agricola nel tempo, confrontandosi con le difficoltà dei rapporti feudali e attraversando fenomeni contraddittori come il brigantaggio e l'emigrazione.

In seguito all'unificazione, gli atavici problemi del Meridione esplosero: la terra insufficiente, i conflitti con la borghesia agraria, la poca uniformità del territorio indussero i contadini alla rivolta contro il nuovo potere. Le aree rurali di Avigliano costituirono punti strategici per i ribelli e, in particolare, l'agro di Filiano fu interessato da numerosi episodi briganteschi.

Sconfitto il brigantaggio, i mali endemici della regione, piuttosto che debellati, si acuirono e la triste sorte per braccianti, coloni e piccoli proprietari terrieri dell'agro di Avigliano fu l'emigrazione: migliaia di persone abbandonarono la terra natia alla volta delle Americhe.

La tragedia delle due guerre mondiali del XX secolo ebbe naturalmente ripercussioni anche su Filiano il quale, come altri centri meridionali, pagò un prezzo molto alto in termini di vite umane perdute sui fronti bellici. Sulle macerie della seconda guerra mondiale si sviluppò un enorme sentimento di rivalsa e di partecipazione, i cittadini ripresero a discutere dei problemi economici e sociali, dando vita a organizzazioni contadine e politiche. A Filiano l'impulso democratico e partecipativo si trasformò in desiderio di rendersi autonomo da Avigliano.

Nel 1946 un gruppo di insegnanti locali, guidati da Angelo Raffaele Pace, costituirono il Comitato Promotore per l'autonomia, un organismo civico senza bandiere di partito, con l'ambizioso obiettivo di condurre Filiano alla separazione da Avigliano. Sposò la causa degli autonomisti di Filiano l'autorevole senatore Vito Reale, il quale rappresentò per il Comitato una forte legittimazione politica agli occhi dell'opinione pubblica nazionale.

Il percorso si rivelò lungo e impervio a causa dell'opposizione del capoluogo comunale e della farraginosa macchina burocratica, pertanto i protagonisti dell'iniziativa non si arrestarono fin quando il Decreto del Presidente della Repubblica del 10 marzo 1951 istituì il Comune di Filiano (D.P.R. 10-03-1951 in G.U. nº 210 del 13-09-1951).

Brigantaggio Quirino Bianchi nel testo "Vita di Ninco-Nanco: brigante sanguinario di Avigliano in Basilicata" alla pagina 154, riporta delle testimonianze riguardanti il periodo del brigantaggio ad Avigliano. Ecco alcuni esempi:

"Notamento approssimativo, esistente nell'Archivio municipale di Avigliano, dei briganti fucilati e di quelli uccisi in azione nel territorio di Avigliano dal 13 agosto 1861 alla morte di Ninco-Nanco.

13 agosto 1861. Due briganti ignoti, uccisi in azione alla Serra dei Daini.

1 settembre 1861. Ferrara Scazzotta fucilato a Filiano.

21 maggio 1862. Due briganti ignoti uccisi nell'attacco alla Toppa, al quale presero parte soldati e guardia nazionale.

28 settembre 1862. Giuseppe Papariello di Vietri, preso nell'attacco che la 16ª compagnia e la cavalleria Mennuni ebbero contro i briganti in vicinanza d'Escalunga, è fucilato al Castello di Lagopesole."

I luoghi del brigantaggio

Iscalunga Nella masseria di Iscalunga si riunivano le bande di Carmine Donatelli Crocco. Fu un luogo di brigantaggio anche per altri accadimenti.

Lo storico Pace, cita Iscalunga come luogo nelle mani dei briganti: «i briganti rimanenti si trovavano in contrada detta Iscalonga, d'onde sarebbe stato facile a' Piemontesi di cacciarli».

Giuseppe Bourelly, riporta un inseguimento del capitano Della Chiesa nel 1863, quando i briganti, «dopo aver fatto una scarica a grande distanza, si posero in fuga tentando prendere la via che mena a S. Giorgio o quella che tende a S. Ilario, fra il Castello di Lagopesole e la masseria Iscalonga."

Il 30 maggio 1864 un telegramma del delegato di Avigliano al Prefetto di Potenza annunciava: «Guardia Nazionale e Carabinieri di Avigliano appostati Iscalonga […] ponevansi fuga facendo prigioniero un brigante […] capo-brigante Malacarne è rimasto pure morto per parte cavalleggieri».

Ponte Cerasale Per la sua posizione strategica, sul Ponte Cerasale si registrano diverse imboscate dei briganti, infatti Giuseppe Bourelly scrive: «Spesso [i briganti] si giovano dei ponti. Così sul ponte Ceresale che attraversa la fiumara d'Atella successero vari scontri, varie grassazioni, e qui è inguadabile il fiume e incassato; e una serie di alture raggruppate ad oriente della strada sono favorevolissime a nascondere i predoni fugati, e una pianura di circa mezzo chilometro ad occidente si presta alle scorrerie ed agli attacchi; né mancano tutt'intorno boschi folti come sono quelli di Lago Pesole, di S. Ilario, delle Maurelle, di Bucito.»

Carmine Donatelli Crocco (considerato il massimo esponente del brigantaggio lucano), per controllare meglio il territorio, divise la sua banda in 44 comitive guidata ognuna da un capo-brigante, assegnandole una diversa zona. Il Ponte Cerasale fu affidato alla banda del capo-brigante Ninco-Nanco.

Nelle cronache si fa menzione di due scontri avvenuti l'11 e il 15 di aprile 1862 sul Ponte Cerasale e nel bosco di Monticchio, a cui probabilmente partecipò anche Crocco.

Testimonianze archeologiche La configurazione geomorfologica dell'area di collocazione del comune di Filiano ha favorito, in epoche remote, lo sviluppo di insediamenti umani testimoniati da elementi archeologici di notevole valore. Importantissima è la presenza del monte Vulture, un antico vulcano quaternario che, attraverso la sua imponente attività geologica, ha favorito un ottimale assetto geomorfologico (ad esempio la presenza del bacino di Atella) e lo sviluppo di flora e fauna diversificata che conseguentemente hanno contribuito la frequentazione umana di queste aree poiché intrise di elementi primari di sussistenza.