Gonnosfanadiga () è un comune italiano di abitanti della provincia del Medio Campidano.
Geografia fisica Territorio Il suo territorio si estende in proporzioni simili tra la pianura del Medio Campidano a nord est, le colline attorno al paese e il massiccio del monte Linas a sud ovest. Comprende inoltre una frazione, Pardu Atzei, che si sviluppa lungo le pendici est del monte Arcuentu, tra i territori di Arbus e Guspini.
La pianura è di tipo vulcanico-alluvionale, a zone paludose nella stagione invernale, mentre le colline e le montagne, ricche di giacimenti minerari, hanno una composizione variabile con prevalenza di granito, scisto e in generale con alto tasso di rocciosità e limitata profondità dello strato attivo; la vetta più alta è Punta Perda de sa Mesa con i suoi
Il centro abitato è situato alle pendici della montagna ed è attraversato e caratterizzato dal rio Piras, corso d'acqua a carattere torrentizio che ha sicuramente svolto un ruolo importantissimo nella nascita e nel successivo sviluppo del paese.
Storia Preistoria e storia antica Il territorio risulta essere abitato sin dalla preistoria, gli studi fanno risalire al Neolitico antico le prime frequentazioni certe, avvenute tra il VI e il IV millennio a.C. nel territorio di Terra 'e SeddariG.Lilliu_La_civiltà_dei_sardi..._1988_pp 27-28 e con almeno altri nove insediamenti di cui sono state ritrovate tracce. In regione Pal'‘e Pardu, è ancora presente qualche resto di uno dei nuraghi più antichi dell'isola, o meglio di un Protonuraghe. Vista la tipologia poco conosciuta (il protonuraghe era praticamente uno scavo, all'interno del quale venivano posizionati dei massi a sostegno delle pareti su cui veniva poi costruita una copertura composta per lo più da terragno), venne erroneamente ritenuto un nuraghe a torre crollato, e durante la costruzione della strada adiacente venne smembrato per utilizzare i massi nei lavori.
Si hanno rilevanti evidenze del periodo nuragico che comprendono diversi resti di nuraghi e tombe dei giganti, di cui una, quella di San Cosimo (riportata alla luce dagli scavi nei primi anni ottanta), tra le più grandi della Sardegna.
Non si hanno attestazioni certe del periodo fenicio, ma la zona è abbastanza vicina sia al mare, da cui arrivavano gli abili navigatori mediorientali, sia a una colonia da loro fondata, Nabui (Santa Maria Neapolis in territorio di Guspini) che ad altre zone certamente frequentate dai Fenici come Antas in territorio di Fluminimaggiore da poter supporre quantomeno dei contatti.
Circa due secoli prima di Cristo in Sardegna arrivano i Romani e anche il territorio di Gonnosfanadiga è ricco di testimonianze che vanno dai numerosi ritrovamenti di monete, suppellettili e armi, all'individuazione di resti di fortificazioni, accampamenti, tombe e ben quattro cimiteri.R.J.Rowland_Ritrovamenti_romani_in_Sardegna_1981 A.Pillittu_Chiese_e_arte_sacra_in_Sardegna_2001 E.Casti_Gonnos_e_dintorni_1992
Intorno al VI secolo d.C., in concomitanza con l'arrivo dei bizantini nell'isola, cominciò l'opera di evangelizzazione dei monaci greci, testimoniata dai toponimi e dai resti di numerosi luoghi di culto, alcuni dei quali quasi totalmente scomparsi, e uno di cui rimane mirabile esempio: la chiesa campestre di Santa Severa.
Storia medievale In epoca medievale nel territorio di Gonnosfanadiga è testimoniata l'esistenza di diversi villaggi: Bidda Atzei (o Zei), Gonnos Fanadiga, Gonnos de Montangia,Day_Villaggi_abbandonati_in Sardegna..._Paris 1973, pp. 73-74 Aqua de GonnosP.Sella_Rationes_Decimarum Italiae_Sardinia come centri che pagavano le decime alla Chiesa negli anni tra il 1341 e il 1359. L'elenco comunque non è completo, essendo ancora abitato in quell'epoca il centro di Serru.G.B. Mallica_La_Storia_in_AA.VV._Appunti_storici_su_S.GavinoMonreale_1982
Gonnosfanadiga, o meglio il suo territorio faceva parte del giudicato di Arborea, compreso nella curatoria di Bonorzuli e nella circoscrizione della diocesi di Terralba. Alla caduta del giudicato (1420) entrò a far parte del Marchesato di Oristano. Sconfitti definitivamente gli arborensi nel 1478, passò sotto la dominazione aragonese.
Storia moderna e contemporanea Circa la nascita dell'odierno comune le notizie sono un po' incerte. Sicuramente in epoca moderna esiste già con questo nome e come centro organico.
Infatti solo con la dominazione spagnola (1479-1714) si hanno documenti che descrivono la vita del paese: appartiene in questo periodo alla contea di Quirra e poi, dal 1603, al marchesato di Quirra. In questo periodo, grazie al fortunato e ricco territorio e alla laboriosità degli abitanti, Gonnosfanadiga, diversamente da tanti altri centri, visse un periodo florido e sereno. Ne sia prova il fatto che quasi tutte le famiglie erano ancora nell'800 proprietarie di estensioni più o meno grandi di terreni: su 700 famiglie, solo 35 non erano proprietarie.Dizionario del Casalis Diverse le attività, oltre a quelle certamente preponderanti di agricoltura e allevamento erano molto diffuse quelle artigianali, con esportazione dei prodotti (formaggi, carni, frutta, lino, tessuti, …). Insomma mentre numerosi altri centri all'epoca andarono scomparendo, Gonnosfanadiga viveva invece un momento davvero florido e invidiabile. Dagli Osorio, marchesi di Qirra, la signoria del paese passò ai Centelles, ai quali fu riscattato nel 1839 con l'abolizione del sistema feudale.
Il 17 febbraio 1943, durante la seconda guerra mondiale, il paese subì un pesante bombardamento ad opera degli americani nei confronti della popolazione civile. Il drammatico evento, di cui tuttora non si è avuta ancora una doverosa giustificazione, con oltre cento civili uccisi e decine di feriti, mutilati e dilaniati, lasciò una forte impressione nell'immaginario dei gonnesi, uno shock collettivo che ne continua a turbare la memoria.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 25 ottobre 2000.
Il gonfalone è un drappo di bianco.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa del Sacro Cuore Chiesa Beata Vergine di Lourdes
Chiesa di Santa Severa
Situata su una collina a poche centinaia di metri dal centro abitato, alcuni studiosi ne fanno risalire l'origine al periodo paleocristiano (IV-V secolo). Sorge sull'area di un'antica necropoli romana, è perciò verosimile che la devozione a questa santa risalga a quei primi abitatori del luogo. Ha subito successivi restauri a partire dal 1797.
Il monumento è un edificio con pianta a croce latina, con gli ambienti voltati a botte a tutto sesto. La navata (lunga 10 m e larga 4,2 m) è ripartita in tre specchiature da due lesene su cui si impostano i sottarchi della volta; in origine le volte erano estradossate con doppia curva, come si vede osservando i prospetti laterali e il retro. Il tetto è a travatura lignea.
A destra e a sinistra della porta principale sono presenti dei cardini, che reggevano delle transenne. In seguito i monaci greci realizzarono la volta a botte. Lo spazio quadrato nato dall'incontro dei bracci della croce è delimitato da archi su cui poggia una cupola semisferica di embrici a squame di 4 metri di circonferenza.S.Anedda_La_curatoria_di_Bonorzuli_tesi_2004
Chiesa di Santa Barbara
Edificata nel periodo giudicale dove sorgeva precedentemente la chiesa di Sant'Antonio abate, di cui conserva ancora la campana datata 1388. Si tratta della chiesa parrocchiale conosciuta meglio come cresia manna (chiesa maggiore), poiché prima e unica chiesa presente nel paese sino ai primi decenni del '900. Interessante la statua di santa Barbara del 1500, santa a cui la chiesa è stata dedicata nel 1700.
Chiese scomparse La chiesa di Sant'Antonio Abate sorgeva nel villaggio medievale di Gonnos de Montanya, e fu la prima parrocchiale del paese. Sorgeva sull'area dell'attuale chiesa di s. Barbara che la sostituì nel ruolo di parrocchiale.
L'impianto originario era a navata unica con cappelle laterali; oggi si conserva solo una con volta a crociera costolonata su peducci fitoformi.
Nel territorio di Serru si trovano ancora le rovine della chiesa parrocchiale intitolata a San Pietro, lunga 8 metri e mezzo. È situata all'interno di un terreno privato, sopra un colle, leggermente nascosta da alcuni alberi.
È presente anche un'altra chiesa intitolata a San Lorenzo: le sue dimensioni sono 4,10 X 10,45 m più l'abside, che presenta una lunghezza di 2,40 m con orientamento a est. È possibile studiarne l'alzato grazie ad alcuni conci accostati all'interno appartenenti al catino absidale e ad alcuni muri laterali che hanno subito modifiche costruttive. La chiesa di San Lorenzo è situata in un terreno privato, a poche decine di metri di distanza dai ruderi della chiesa di San Pietro di Serru.
La chiesa di Sant'Elia, antichissima ma già decadente nel '700 e attiva fino al 1903, crollata il 13 aprile del 1908.E.Casti_Gonnos_e_dintorni_1992
Nel territorio erano presenti anche altre chiese: Santa Maria di Monserrato, Santa Maria d'Itria, Sant'Elena (documentata sin dalla metà del XVII secolo, potrebbe avere ben più antiche origini), demolite nel 1761 per ordine generale del Papa, per impedire che vi si rifugiassero i malfattori.S._Tomasi_Memorie_del_passato_1997
Altre chiese presenti erano quelle di San Giovanni, San Bartolomeo, San Luca, Sant'Anastasia, San Simeone, San Michele (di cui sono ancora visibili le mura perimetrali), San Domenico.
Architetture civili I pozzi pubblici
I pozzi pubblici sono davvero numerosi, a tutt'oggi se ne contano circa una cinquantina, ma molti di più erano in passato. Rivestivano una grande importanza sia per il loro scopo principale di approvvigionamento idrico per il paese che per la non trascurabile funzione di punto di incontro e riunione della popolazione dei vari rioni. Tuttora numerose vie e rioni portano il nome derivato dal pozzo che insisteva nella zona. Oggi hanno perso entrambe queste funzioni, di risorsa d'acqua e di ritrovo sociale (anche se nelle calde serate estive non è raro trovarci gruppetti di vicini di casa, seduti a chiacchierare e cercare refrigerio), ma ancora per i Gonnesi sono un importante punto di riferimento topografico e di memoria storica, oltre che essere un motivo di interesse architettonico e turistico.
Siti archeologici Tomba dei giganti di San Cosimo
La tomba di san Cosimo I, situata in località San Cosimo, è detta anche Sa Grutta de Santu Giuanni.
La costruzione megalitica viene datata intorno al 1500 a.C. Presenta una facciata a esedra semicircolare di 26 m, nella quale si apre l'ingresso alla camera tombale, che nel complesso raggiunge circa i 20 metri, facendone una delle più grandi in Sardegna. La zona su cui insiste la tomba è fortemente caratterizzata da resti di insediamenti nuragici.
Durante gli scavi archeologici condotti nel 1981 furono rinvenuti numerosi oggetti tra cui manufatti in vasellame (ciotole e olle) e una collana in pasta vitrea e vetro. È stata inoltre documentata una frequentazione in età romana.
Il sito è facilmente raggiungibile dalla provinciale che da Gonnosfanadiga porta ad Arbus.
Aree naturali Parco Perd'e Pibara Il parco Perd'e Pibara è situato a sud di Gonnosfanadiga, e per la maggior parte è caratterizzato da una fitta e secolare foresta di lecci accompagnata da un tipico sottobosco mediterraneo: filirea, corbezzolo, cisto, erica.
Altre zone del parco, quelle più a sud dove le condizioni pedo-morfologiche si inaspriscono, vedono prevalere il cisto, l'elicriso, il timo, la ginestra; è presente anche un'ampia zona di rimboschimenti misti: sughere, latifoglie, pini, lecci.
È anche un ambiente ideale per il proliferare di svariate specie di funghi che ne fanno una meta ambita per gli appassionati di micologia.