Da giocatore ha vinto due campionati francesi (più uno revocato) e una UEFA Champions League con l', tre campionati italiani, una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, una Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa UEFA con la e una Coppa d'Inghilterra col . È stato inoltre nominato miglior calciatore francese da France Football nel 1996.
Nel ruolo di allenatore ha sollevato una Coppa di Lega francese con il e altre tre Coppe di Lega, un campionato francese e due Supercoppe di Francia con l'Olympique Marsiglia. Ha inoltre guidato la Juventus nel campionato di Serie B 2006-2007, raggiungendo la promozione in Serie A e la vittoria matematica del torneo.
Campione del mondo nel 1998 e d'Europa nel 2000 con la nazionale francese, in entrambi i casi nelle vesti di capitano, dal 2012 al 2026 ne è stato commissario tecnico: in questa veste ha condotto i Bleus alle vittorie del mondiale di – nell'occasione, assieme a Mario Zagallo e Franz Beckenbauer, è diventato una delle sole tre persone ad avere trionfato al mondiale sia da calciatore sia da selezionatore, e anche, come il solo Beckenbauer, da capitano della nazionale vincitrice – e della UEFA Nations League del 2020-2021, oltreché ai secondi posti nell'europeo di e nel mondiale di .
Biografia Nato a Bayonne, zona basca del sud della Francia, vive a Cap-d'Ail. È cugino di primo grado dell'ex tennista Nathalie Tauziat.
Caratteristiche tecniche Giocatore Era un centrocampista difensivo dotato di grande personalità e temperamento, qualità derivanti, a detta dello stesso Deschamps, dalle sue origini di confine – «sono basco [...] e della mia gente ho la caparbietà. Quando ci mettiamo in testa una cosa, vogliamo arrivare allo scopo» –, tanto da essere paragonato all'ex juventino Giuseppe Furino al suo arrivo a Torino.
Di piede mancino, la diligenza tattica e la rapidità di movimento gli consentivano di essere molto efficace in fase di ripiegamento, eccellendo in particolar modo nel tackle; dotato di un'ottima tecnica di base, ciò gli permetteva inoltre di rilanciare l'azione e proporsi a sua volta in avanti, pur se la sua indole difensiva lo portava più a rifinire per i compagni che non a cercare la battuta a rete.
Allenatore Predilige adottare moduli basati su una difesa a quattro elementi, come il 4-4-2, il 4-3-3 o il 4-2-3-1, tutti accomunati dallo sfruttamento del gioco sulle corsie esterne.
Carriera Giocatore Club Gli inizi al Nantes Dopo una breve parentesi nel rugby inizia a giocare a calcio nella locale squadra della natìa Bayonne, l', mentre frequenta la scuola primaria.
All'età di 15 anni, nel corso della Ligue d'Aquitaine, è notato dagli scout del , con il quale firma un contratto nell'aprile 1983. Gli bastano solo due anni nel settore giovanile dellFCN, noto per essere uno dei migliori in Francia, per dar prova del suo talento. Nel 1985 è promosso in prima squadra e il 27 settembre, a diciassette anni, fa il suo debutto in Division 1 nella vittoriosa trasferta sul campo del . Le quattro stagioni trascorse a Nantes sono determinanti per il prosieguo della sua carriera: non vince alcun trofeo, causa un club all'epoca di mezza classifica, ma matura una notevole esperienza, disputando 111 partite in campionato. Durante la sua ultima stagione in maglia gialloverde, inoltre, viene convocato per la prima volta nella nazionale francese allenata da Michel Platini.
Olympique Marsiglia e Bordeaux
Nel 1989 si trasferisce all' per 17 milioni di franchi. Durante la sua prima stagione in biancazzurro è spesso relegato in panchina: disputa soltanto 17 partite, con una rete all'attivo, la maggior parte delle quali subentrando a partita in corso. Ciò nonostante viene eletto rivelazione dell'anno da France Football e vince il suo primo campionato, malgrado avesse patito problemi di adattamento nel club. Al termine dell'annata, anche per non mettere a repentaglio il suo posto in nazionale, accetta il trasferimento in prestito al .
La stagione disputata con la maglia dei girondini è decisiva per la sua carriera: ha modo di giocare regolarmente sicché al termine della stessa, dopo avere disputato 29 partite, nell'estate 1991 può fare ritorno al club di Bernard Tapie. Inizialmente quest'ultimo vorrebbe usarlo come pedina di scambio con il nella trattativa per portare Jocelyn Angloma alla corte dei marsigliesi, ma il giovane centrocampista si oppone fermamente; resta pertanto allOM e, anzi, ne diviene una pedina fondamentale. Nella stagione 1991-1992 disputa 36 gare in campionato, con 4 reti all'attivo, e vince il suo secondo titolo nazionale, il primo da protagonista.
La stagione 1992-1993 è quella della consacrazione. Vince il terzo campionato nonché secondo consecutivo, seppur successivamente revocato a seguito dellaffaire VA-OM, ma soprattutto il 26 maggio 1993 lui e tutto l'Olympique Marsiglia entrano nella storia del calcio francese conquistando il loro primo titolo continentale, la Champions League: nella finale di Monaco di Baviera i biancazzurri, seppur dati per sfavoriti alla vigilia, sconfiggono per 1-0 il di Fabio Capello e Deschamps, da capitano della squadra, è chiamato a sollevare al cielo la coppa. LOM diventa il primo club transalpino campione d'Europa.
Nella stagione successiva, 1993-1994, disputa 34 partite in un campionato che la squadra conclude al secondo posto. Al termine della stagione, tuttavia, la federazione francese, dopo avere accertato le responsabilità di Tapie nell'organizzazione dell'illecito VA-OM, retrocede d'ufficio l'Olympique Marsiglia in Division 2: questo fatto, assieme alla voglia di misurarsi con un campionato più competitivo, spingono Deschamps a lasciare la Francia.
Juventus
Nell'aprile 1994 la , anticipando i tempi, blocca Deschamps, il quale, in scadenza di contratto, può essere prelevato pagando all'Olympique Marsiglia – secondo i parametri UEFA che in epoca pre-Bosman regolavano il mercato degli svincolati – un indennizzo intorno ai tre miliardi e mezzo di lire; il mese seguente il centrocampista di Bayonne firma ufficialmente con il club italiano. È una Signora nuova, lontana dallo scudetto da nove anni e che per questo ha appena cambiato molto, in campo e dietro le scrivanie. L'avventura bianconera del francese non parte nel migliore dei modi: in ottobre viene operato al tendine di Achille sinistro e resta così lontano dai campi per quasi metà stagione. Una volta guarito diventa subito indispensabile, costituendo con l'altro neoacquisto Paulo Sousa una coppia di centrocampo dall'alto rendimento, che porta la squadra torinese a vincere campionato e Coppa Italia, oltre ad arrivare alla finale di Coppa UEFA persa contro il .
Forte nel pressing a tutto campo e nel contrasto, con uno spiccato senso tattico, viene subito apprezzato da Marcello Lippi per la sua duttilità, lo spirito di sacrificio e l'intelligenza tattica; il tecnico gli consegna le chiavi del centrocampo bianconero per la stagione seguente in cui il club è ai margini della lotta per lo scudetto; il stacca immediatamente i piemontesi che, nonostante un tentativo di riavvicinamento nel finale della stagione, chiuderanno il torneo al secondo posto. Diversa è la storia in UEFA Champions League: Deschamps è infatti uno dei perni della squadra che, dopo un cammino entusiasmante nei precedenti turni, il 22 maggio 1996 batte ai rigori l' all'Olimpico di Roma; si tratta, sia per il club juventino sia per centrocampista, del secondo trionfo nella massima competizione europea. In precedenza, nel corso della stagione aveva già messo in bacheca la Supercoppa italiana.
È ancora protagonista nell'annata 1996-1997, ricca di trofei per il francese e i suoi compagni di spogliatoio. Il 27 novembre 1996, battendo a Tokyo gli argentini del si aggiudica la Coppa Intercontinentale. Il 6 febbraio 1997, dopo avere battuto nel doppio confronto (1-6 in trasferta e 3-1 in casa) il , alza al cielo la Supercoppa UEFA. Contribuisce, con 26 presenze e una rete (nel successo per 1-4 contro l'), alla conquista dello scudetto nell'anno del centenario del club torinese, e arriva alla finale di UEFA Champions League dove la squadra viene sconfitta dal . Nella stagione seguente vince il suo terzo scudetto, il secondo consecutivo con i piemontesi, e la seconda Supercoppa di Lega; raggiunge inoltre la terza finale consecutiva di UEFA Champions League, la sua quinta finale europea in sei anni, persa contro il .
L'annata 1998-1999 è travagliata sia per la Juventus sia per il giocatore: i risultati non arrivano, e Lippi inizia a escludere frequentemente Deschamps dallundici titolare. I rapporti tra i due si deteriorano, così come col resto dello spogliatoio, culminando in un duro scontro tra il tecnico viareggino e il centrocampista francese alla vigilia della partita casalinga contro il Parma. Sul finire della stagione, l'unica senza successi a Torino, manifesta la volontà di chiudere con la Juventus ritenendo ormai esaurita la propria esperienza in seno al club. Sveste la maglia bianconera dopo cinque stagioni, con 4 reti in 178 presenze complessive, vincendo tutto: il suo palmarès juventino vede tre scudetti, una Coppa Italia, una UEFA Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa UEFA e due Supercoppe italiane.
Gli ultimi anni con Chelsea e Valencia
Il 21 giugno 1999 si accorda con il , allenato dall'amico ed ex compagno di squadra a Torino Gianluca Vialli; a Londra ritrova inoltre Marcel Desailly, suo amico fraterno. Con la maglia dei Blues disputa 27 gare andando a segno una volta, vincendo una FA Cup.
Non riesce tuttavia ad adattarsi al calcio inglese, sicché al termine della stagione si trasferisce al per una cifra pari a circa 2,7 milioni di sterline. Anche l'esperienza spagnola non si rivela però felice: con la maglia del club valenciano, allenato da Héctor Cúper, ha modo di disputare soltanto 8 gare a causa di numerosi infortuni, assistendo dalla panchina alla sconfitta ai tiri di rigore contro il nella finale di Champions League disputata a San Siro.
Nell'estate 2001 dà il suo addio al calcio giocato.
Nazionale Viene convocato per la prima volta nella nazionale francese dal selezionatore Michel Platini nel 1989, a 20 anni, e il 29 aprile debutta nella partita contro la valida per le qualificazioni al , rilevando al 76' Daniel Xuereb. La sua carriera internazionale inizia in uno dei momenti più bui del calcio transalpino: i Bleus dapprima falliscono la qualificazione a Italia '90, poi chiudono senza vittorie la fase finale del e infine non riescono a ottenere il pass per il con il commissario tecnico Gérard Houllier.
Con l'inizio dell'era di Aimé Jacquet le cose cambiano sia per i Galletti sia per il centrocampista di Bayonne. Il tecnico di Sail-sous-Couzan inizia a ricostruire la squadra in vista del , consegnando inizialmente i gradi di capitano a Éric Cantona; nel gennaio 1995, tuttavia, Cantona chiude per sempre con la nazionale, suo malgrado, dopo la squalifica di nove mesi rimediata con la sua squadra di club, avendo sferrato un violento calcio a un tifoso che lo aveva insultato mentre usciva dal campo, a seguito di un'espulsione.
In seguito a ciò, Jacquet decide di rivoluzionare lundici base: fuori i "vecchi" come Jean-Pierre Papin e David Ginola, e spazio a quella che in seguito sarà definita la "generazione d'oro". In quest'ottica di cambiamenti, due punti fermi della squadra del sélectionneur transalpino diventano Zinédine Zidane e lo stesso Deschamps, al quale viene assegnata la fascia di capitano, a cominciare dall'amichevole contro la del 1º giugno 1996. Diventa subito il leader dei Bleus che guida fino alla semifinale di Euro '96, dove vengono sconfitti ai tiri di rigore dalla , conseguendo comunque il migliore risultato della Francia da dieci anni a quella parte. Nel 1998, ormai da capitano e senatore dello spogliatoio, guida la sua nazionale alla vittoria del suo primo mondiale.