La Rivoluzione russa del 1905 o Prima rivoluzione russa (in russo: Русская революция 1905 года, Rússkaja revoljúcija 1905 gòda; o Первая русская революция, Pérvaja russkaja revoljucija) ebbe luogo nell'Impero zarista a seguito della sconfitta nella guerra russo-giapponese.
La rivolta nacque dalla repressione da parte dell'esercito di una manifestazione pacifica degli operai di San Pietroburgo, che si erano recati davanti al Palazzo d'Inverno per presentare una petizione allo zar Nicola II. Nel corso di un intero anno la rivoluzione si estese al mondo rurale e a quello operaio, che prese a riunirsi in consigli rivoluzionari: i soviet.
L'opposizione allo zarismo Il movimento studentesco
Il 16 gennaio 1902 Lev Tolstoj aveva scritto allo zar Nicola II: « [...] Un terzo della Russia si trova nello stato di emergenza, vale a dire fuori della legge. L'esercito della polizia, ufficiale e segreta, continua ad aumentare. Le prigioni, i luoghi di esilio e le colonie penali sono affollate non solo da centinaia di migliaia di delinquenti, ma anche da prigionieri politici, tra i quali sono annoverati anche gli operai. La censura emana divieti insensati [...] Mai le persecuzioni religiose furono così frequenti e feroci come oggi [...] In tutte le città e i centri industriali si ammassano soldati che, ben forniti di munizioni, vengono mandati contro il popolo. In molte località si è già versato il sangue di fratelli assassinati [...] ».E. Donnert, La Russia degli Zar. Ascesa e declino di un Impero, p. 374.
Nicola II non rispose nemmeno. Il successivo 15 aprile Stepan Balmašëv uccise il ministro degli interni Sipjagin. Balmašëv era uno dei centottantatré studenti dell'Università di Kiev che due anni prima, per aver partecipato a dimostrazioni di protesta, era stato espulso e inviato a forza sotto le armi in base al cosiddetto "regolamento provvisorio" delle Università, istituito nel luglio del 1899 dal ministro dell'Istruzione Bogolepov, a sua volta mortalmente ferito il 27 febbraio 1901 dallo studente Karpovič.H. Troyat, Nicola II. L'ultimo zar e la tragica fine dei Romanov, p. 73.
Le Università erano da tempo un centro di opposizione al regime autocratico e nel settembre del 1884 Alessandro III, emanando il nuovo statuto universitario, si era preoccupato di sopprimerne l'autonomia, di tenerle sotto il controllo poliziesco e di sciogliere le associazioni studentesche. Negli anni Novanta, tuttavia, si erano sviluppati illegalmente numerosi "circoli di autosviluppo" (кружки саморазвития, kružki samorazvitija), nei quali gli studenti si riunivano per discutere e studiare problemi politici e sociali ignorati nelle aule delle scuole, insieme alle "fraternità" (землячества, zemljačestva) già costituite negli anni Ottanta, sorta di corporazioni che miravano alla tutela degli interessi specificamente studenteschi.E. Trubezkoi, Die Universitätsfrage, in AA. VV. Russen über Russland. Ein Sammelwerk, pp. 16-53.
Le zemljačestva moscovite erano coordinate da un "consiglio federale" (союзный совет, sojuznyj sovet) formato clandestinamente nell'Università di Mosca nel 1884, che alla morte di Alessandro III assunse un orientamento di spiccata opposizione politica, chiedendo al nuovo zar la cancellazione degli statuti universitari, la concessione delle fondamentali libertà politiche e civili, e la convocazione dello Zemskij sobor, il parlamento feudale non più riunitosi da due secoli. Al rifiuto di Nicola II, il sojuznyj sovet organizzò manifestazioni di protesta che si tennero dal 1895 al 1897 a Mosca, a Pietroburgo e a Kiev.V. Zilli, La Rivoluzione russa del 1905. La formazione dei partiti politici (1881-1904), pp. 310-311.
L'arresto dei membri del sojuznyj sovet non fermò le proteste. Nella primavera del 1899 una grande manifestazione di studenti fu il culmine dello sciopero che bloccò per settimane l'Università di Pietroburgo e provocò per reazione l'emanazione del "regolamento provvisorio" del ministro Bogolepov, il quale accentuò altresì la sorveglianza della polizia nelle Università e rese obbligatoria la frequenza alle lezioni. Nel 1901 l'uccisione del ministro fu seguita da scontri a Mosca e Pietroburgo, che provocarono migliaia di arresti e lo scioglimento dell'"Unione degli scrittori", responsabile di aver appoggiato gli studenti.V. Zilli, cit., pp. 311-313.
Gli attentati compiuti da studenti - Balmašëv aveva operato in contatto con l'organizzazione di combattimento (Боевая организация, Boevaja organizacija) dei Socialisti rivoluzionari - rivelavano il legame esistente tra una minoranza del movimento studentesco e i partiti politici. Per quanto le manifestazioni cessassero quasi del tutto nel 1902, nel marzo di quell'anno si tenne clandestinamente a Mosca il primo congresso nazionale studentesco, che sollecitò lo stabilirsi dell'unità di azione con il Partito socialdemocratico. Il secondo congresso, tenuto a Odessa nel novembre del 1903, raccomandò di mantenere il più stretto contatto con i due partiti socialisti, il socialdemocratico e il socialista rivoluzionario.V. Zilli, cit., p. 316.
La protesta delle minoranze
La politica dell'Impero russo nei confronti delle minoranze etniche presenti nel suo territorio era improntata all'assimilazione culturale e linguistica della dominante componente russa. Tale era stata la condotta seguita da Alessandro II nei confronti della Polonia insorta nel 1863, e ancor più decisa era stata la politica seguita dal successore Alessandro III.
Nicola II, ispirato dal procuratore del Santo Sinodo Pobedonoscev, seguì l'esempio dei suoi predecessori, giungendo a violare la pur parziale autonomia della Finlandia, garantita al momento della sua annessione alla Russia nel 1809. Nel febbraio del 1899 un manifesto dello zar rendeva valide le leggi dell'Impero anche nel Granducato, rendendo inutile la loro preventiva ratifica da parte del parlamento finlandese, e nell'aprile del 1903 Nicola II reagì alle proteste sospendendo la costituzione e concedendo pieni poteri al governatore Bobrikov. Un anno dopo Bobrikov fu ucciso dall'irredentista Eugen Schauman.H. Seton-Watson, The Decline of Imperial Russia. 1855-1914, pp. 164-166.
Il processo di russificazione fu condotto anche nei confronti dell'Armenia. L'indipendentismo armeno fu protetto finché esso si rivolse contro la Turchia e fu permessa l'esistenza di scuole, teatri e giornali in lingua armena, ma il pericolo di un'estensione dell'agitazione nel territorio dell'Impero portò alla sua repressione. Nel 1897 furono chiuse le scuole armene e il 25 giugno 1903 fu decretato il sequestro dei beni della chiesa locale. I sentimenti di rivolta rimasero costanti e dall'Armenia si estesero a tutta la regione del Caucaso.H. Seton-Watson, cit., pp. 162-163.
Questione ebraica
La minoranza più perseguitata era quella ebraica. Con le leggi di maggio del 1882 fu vietato agli ebrei di risiedere nei villaggi,Con l'eccezione della Polonia. in modo che non potessero acquistare la terra, ma per vivere nelle grandi città come Pietroburgo, Mosca o Kiev dovevano ottenere un permesso speciale, come le prostitute. Due circolari emanate nel luglio 1887 stabilirono il numero chiuso per gli studenti ebrei, impedendo loro di superare il 10% del totale degli studenti iscritti nei ginnasi e nelle Università, ma in quelle di Mosca e Pietroburgo il numero chiuso era ridotto al 3%. Inoltre, gli ebrei non potevano accedere agli impieghi statali.J.-J. Marie, L'Antisémitisme en Russie, de Catherine II à Poutine, pp. 110-115. Nel 1901 il numero chiuso per gli studenti venne ulteriormente ridotto al 7%.J.-J. Marie, L'Antisémitisme en Russie, de Catherine II à Poutine, p. 130.
Contro la minoranza ebraica le autorità esercitavano l'arma del pogrom quale mezzo di sfogo delle tensioni sociali delle popolazioni. Nel solo 1881, a seguito dell'assassinio di Alessandro II, si contarono 215 pogrom, che si protrassero fino alla fine del 1884,J.-J. Marie, L'Antisémitisme en Russie, de Catherine II à Poutine, p. 106. e per reazione, oltre all'aumento dell'emigrazione, si verificò una crescente adesione dei giovani ebrei ai movimenti rivoluzionari.J.-J. Marie, L'Antisémitisme en Russie, de Catherine II à Poutine, pp. 116-117. Pleve, nuovo ministro degli Interni dal 1903, reazionario e antisemita, si propose di ottenere una «rottura psicologica nell'umore rivoluzionario delle masse» ricorrendo ai pogrom.Secondo le memorie del ministro Vitte: Vospominanija, I, p. 325.
Dal 5 all'8 aprile un pogrom devastò la città di Kišinev causando 63 morti e 500 feriti, durante il quale il ministro Pleve avrebbe espressamente ordinato al governatore Von Raaben di non intervenire per fermare i massacri. Alla fine dell'anno i governatori Konstantin Palen e Svjatopolk-Mirskij scrissero a Pleve che le leggi eccezionali in vigore contro gli ebrei favorivano la loro adesione al movimento rivoluzionario: su proposta del ministro, il 24 luglio 1904 un decreto autorizzò i soldati ebrei combattenti contro i giapponesi a stabilirsi nei villaggi. Quattro giorni dopo Pleve fu ucciso da un militante social-rivoluzionario.J.-J. Marie, L'Antisémitisme en Russie, de Catherine II à Poutine, pp. 134-143.
La questione contadina Nel 1899 si verificò una gravissima carestia nella Russia centrale e orientale, che faceva seguito a un'altra verificatasi soltanto due anni prima: la crisi agricola, provocando la contrazione del mercato interno, si ripercosse sulle industrie, molte delle quali dovettero chiudere. Le difficoltà dell'economia, aggravate dalla congiuntura internazionale, si protrassero per alcuni anni.E. Donnert, cit., pp. 364-365. Dalla fine di marzo ai primi di aprile del 1902, nei governatorati di Char'kov e Poltava scoppiò una grande rivolta contadina con saccheggi e incendi delle proprietà signorili. Le sommosse contadine erano del resto frequenti nell'Impero russo: interessarono 48 villaggi nel 1900, 50 nel 1901, 340 nel 1902, 141 nel 1903 e 91 nel 1904.M. N. Pokrovskij, Storia della Russia, p. 272.
I verbali degli interrogatori danno conto delle ragioni e delle condizioni dei rivoltosi. Lo starosta del villaggio di Maksimovka dichiarò: «Non c'è terra, non c'è pane, non ci sono falciatrici, né pascoli per il bestiame. E poi, negli ultimi tempi, anche il bestiame da lavoro è diminuito [...] Non possiamo comprare gli attrezzi agricoli e perciò non possiamo coltivare la terra come dovremmo. Non possiamo concimare la terra con il letame, perché da noi il letame serve per il riscaldamento [...] Ogni anno ci manca da mangiare, siamo sempre affamati [...] ».I movimenti contadini del 1902, p. 58. In queste zone, un contadino era proprietario, mediamente, soltanto di un quarto di ettaro di terra e, perciò, aveva necessità di affittare altra terra dal grande proprietario, una spesa gravosa perché nell'ultimo decennio i canoni di affitto erano saliti del 32% e, in alcuni casi, perfino del 123%. In alternativa alla riscossione del canone, il latifondista affittava al piccolo contadino un ettaro di terra in cambio del lavoro di raccolta dei cereali su due o tre ettari di terra padronale.I movimenti contadini del 1902, p. 75-76.
I bassi raccolti interessarono soltanto le terre dei contadini, mentre nelle proprietà signorili, meglio attrezzate, la produttività si mantenne invariata. La rivolta si verificò quando ai contadini che chiedevano cereali, i nobili opposero un rifiuto.I movimenti contadini del 1902, p. 17. Dove il movimento contadino era spontaneo, ci furono saccheggi indiscriminati e incendi delle case, dove invece il movimento era organizzato, i contadini si limitarono a espropriare i prodotti alimentari.I movimenti contadini del 1902, p. 68. Dalle indagini risultò che un'organizzazione rivoluzionaria era stata costituita l'anno precedente nel villaggio di Lisičja, nel governatorato di Poltava, formata da socialdemocratici, social-rivoluzionari e diretta dallo studente Alekseenko.M. N. Pokrovskij, cit., p. 276.