Pianeta Aurigae (titolo originale Dear Pen Pal) è un racconto di fantascienza umoristico in forma epistolare dello scrittore canadese naturalizzato statunitense A. E. van Vogt, pubblicato per la prima volta nel 1949.

Storia editoriale

Il racconto apparve originariamente nel numero dell'inverno 1949 di The Arkham Sampler. Fu in seguito ripubblicato con il titolo Letter from the Stars nel numero di luglio 1950 di Out of This World Adventures.

Considerato uno dei racconti più popolari di van Vogt, è stato incluso in numerose antologie, a partire da Far Boundaries del 1951; successivamente è apparso - tra l'altro - nella raccolta personale dell'autore Destinazione: Universo del 1952, nellʾAce Double del 1957 The Earth in Peril e nel volume The Arkham Sampler: A Facsimile Edition del 2010.

Edizioni italiane

È stato tradotto in italiano da: Mario Jachno, con il titolo Pianeta Aurigae, pubblicato dalla Ponzoni Editore il 15 agosto 1961 nel volume n. 81 della collana Cosmo intitolato, Nemico invisibile, e nel febbraio 1965 nel volume n. 40 della collana Cosmo. I Capolavori della fantascienza, intitolato Nemico invisibile - La sfera temporale; Sandro Pergameno, con il titolo Caro corrispondente, nell'ambito della raccolta Destinazione Universo (Destination: Universe!, 1952), pubblicato nel 1979 dalla Editrice Nord, nel volume n. 40 della collana Cosmo Oro; Fabio Feminò, con il titolo Caro corrispondente, pubblicato nel 2003 dalla Mondadori Editore nel volume n. 1480 della collana Urania nell'antologia I grandi maestri della fantascienza 3. Seconda parte.

Trama La narrazione si sviluppa attraverso la corrispondenza unilaterale inviata da Skander, un alieno, a un essere umano il cui nome non viene mai rivelato (e le cui risposte non sono incluse nel testo). Nella sua prima lettera, Skander descrive se stesso e il proprio pianeta d'origine nella costellazione dell'Auriga: un mondo popolato da forme di vita longeve, altamente radioattive, basate sul cromo e che prosperano a una temperatura di circa 900 kelvin.

Skander ammette di aver intercettato illegalmente la richiesta dell'umano di partecipare a un programma di corrispondenza. Giustifica il gesto spiegando di trovarsi in uno stato di profonda solitudine, essendo stato condannato a trent'anni di reclusione per aver condotto un esperimento scientifico proibito che ha causato gravi danni ai suoi simili. Mostrandosi apparentemente ansioso di conoscere l'aspetto del suo "amico di penna", l'alieno gli invia alcune lastre fotografiche speciali, che possono essere attivate tramite un semplice comando mentale.

Nella penultima lettera, Skander rivela con sarcasmo la sua vera intenzione: le lastre sono in realtà un sofisticato dispositivo per il trasferimento della coscienza. Il suo piano consiste nello scambiare il proprio corpo con quello dell'umano per sfuggire alla prigione, con l'intenzione di continuare a saltare di corpo in corpo fino al termine della condanna; solo allora tornerebbe nel proprio corpo originale, abbandonando la coscienza dell'umano nel corpo di un estraneo. Skander sottolinea con disprezzo che l'umano dovrebbe comunque considerare lo scambio vantaggioso, data la brevissima aspettativa di vita della specie umana rispetto a quella degli abitanti di Auriga.

L'ultima lettera ribalta tuttavia la situazione: è scritta dall'umano (che ora occupa il corpo di Skander) e indirizzata all'alieno (finito nel corpo umano). L'uomo rivela di aver sospettato fin dall'inizio un secondo fine; aveva infatti consegnato le lastre alle autorità terrestri che, dopo averle analizzate, ne avevano scoperto la funzione. Nonostante il pericolo, l'umano aveva scelto volontariamente di attivare il dispositivo. La lettera si conclude con una rivelazione amara per l'alieno: il corpo umano di cui Skander ha preso possesso è paralizzato dalla nascita e affetto da una grave patologia cardiaca. L'umano conclude augurando sarcasticamente a Skander di godersi il poco tempo che gli resta da vivere.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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