Il suo lavoro è considerato una fonte storica preziosissima per l'accuratezza dei dettagli e dei tessuti.

Ferrari era un discepolo di Bartolomeo Pinelli (1781–1835), un famoso pittore di costumi popolari romani e vita rurale. A differenza di altri artisti del tempo che cercavano il "pittoresco" a tutti i costi, Ferrari si concentrava sul realismo. I suoi soggetti non sono caricature, ma figure composte che mostrano la complessità degli abiti festivi e quotidiani dell'epoca.

La tecnica incisoria di Ferrari era pulita e netta, ideale per essere poi acquerellata, rendendo le stampe molto vivaci e appetibili per il mercato collezionistico dell'epoca. Le incisioni vennero colorate a mano con colori diversi nelle varie edizioni. Ferrari eccelleva nel catturare scene di vita ordinaria: venditori ambulanti, donne in abito da festa, pastori e briganti. Il lavoro di Ferrari è fondamentale per gli storici del costume e per i gruppi folkloristici. Nelle sue tavole si possono osservare i gioielli tradizionali come le iconiche "spadine" nei capelli delle donne laziali, le stratificazioni dei tessuti con l'uso di grembiuli, bustini e panni di lana tipici delle zone rurali, e la distinzione sociale tra l'abito di una popolana di Trastevere e una contadina delle paludi pontine.

Biografia Poco è noto della vita di Filippo Ferrari. L’omonimo figlio, detto anche Filippo Ferrari il giovane (Roma 1814–1897), era scultore e creò il busto di Giovanni de' Medici, uno dei Busti del Pincio. Il suo nipote era Ettore Ferrari, scultore e politico.

Opere Costumi ecclesiastici civili e militari La prima raccolta di disegni pubblicata fu intitolata "Costumi ecclesiastici civili e militari della corte di Roma" e fu pubblicata nel 1823 con un frontespizio e 61 disegni. Un'altra edizione del 1826, pubblicata da un sito di rivendita di libri antichi, contiene 97 disegni su pagine grandi 29x. Due disegni sono di papa Leone XII e di papa Pio VII,

Costumi di Roma e di altri paesi dello stato pontificio Nel 1825 viene pubblicata la prima edizione della raccolta "Costumi n°. XXX di Roma e di altri paesi dello stato pontificio". Contiene un frontespizio colorato e trenta disegni all'acquaforte. Nel 1835 venne pubblicata un'altra edizione. Si tratta di una serie di acqueforti che ritraggono non solo i cittadini di Roma, ma anche gli abitanti di altre zone del Lazio e delle province pontificie come Frascati, Nettuno, Tagliacozzo e Ciciliano.

Filippo Ferrari operò in un periodo in cui il Grand Tour era ancora in voga: i viaggiatori europei che visitavano Roma cercavano souvenir che ritraessero la vita autentica del popolo. Nell'Ottocento era comune tradurre i titoli delle raccolte di Filippo Ferrari per il mercato dei turisti del Grand Tour e così si trova una edizione in lingua francese, prodotta specificamente per i viaggiatori francesi, molto numerosi a Roma sotto il pontificato di Gregorio XVI (1831–1846).

Costumi dello Statto Romano Nel 1826 viene pubblicata una raccolta di trenta tavole colorate in formato 19x, dal titolo "Raccolta di costumi dello stato romano". Queste tavole colorate a mano offrono uno spaccato dell'abbigliamento tradizionale italiano dell'inizio del XIX secolo.

Note

Bibliografia Renato Mammucari e Rigel Langella (a cura di) Costumi del Lazio. Filippo Ferrari, Edizioni Luar, Latina 1990

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