Biondo era e bello è un romanzo dello psichiatra e scrittore italiano Mario Tobino. Comparso per la prima volta a puntate nel 1964 sul Corriere della Sera, fu pubblicato in volume nel 1974 presso la casa editrice Mondadori all'interno della collana Scrittori italiani e stranieri, fondata da Vittorio Sereni.
L'opera è incentrata sulla figura del poeta fiorentino Dante Alighieri, a cui Mario Tobino fu profondamente legato. È emblematico, in tal senso, quanto scrisse Ruggero Jacobbi, dopo aver compiuto una visita a Tobino:
Trama
Dopo un repentino quanto singolare incipit in medias res («Il giovanetto prendeva convinzione di sé»), Mario Tobino si accinge a narrare la vita del Sommo Poeta, uno degli autori dell'antichità da lui più apprezzati e amati, come egli stesso confessò a più riprese:
Dalla giovinezza, trascorsa a Firenze, sino alla morte, sopraggiunta tra il 13 e il 14 settembre 1321 a Ravenna, gli avvenimenti della biografia dantesca su cui Tobino predilige rivolgere l'attenzione e focalizzare la narrazione sono, in particolare: l'amicizia con Guido Cavalcanti (capp. I, V); la riflessione linguistica e la rivelazione del volgare (capp. I, XXV); la tenzone con Forese Donati e il serventese in cui Dante elenca le sessanta donne più belle di Firenze (capp. II, III); l'attività politica interna, in special modo nel contesto della rivalità tra le due fazioni al comando di Firenze, ovvero i Guelfi Bianchi, capeggiati da Vieri de' Cerchi, e i Guelfi Neri, guidati, invece, da Corso Donati (capp. IV-VII, IX, XI, XXII); estera, in particolare negli stati che nutrivano forti mire espansionistiche sulla Repubblica di Firenze, tra cui, per esempio, lo Stato Pontificio di Papa Bonifacio VIII, alleato con la Francia di Filippo IV il Bello (capp. X, XXI), e con il Regno di Napoli di Carlo II d'Angiò. Si aggiungerà, in seguito, a sconvolgere i precari equilibri il tedesco Enrico VII di Lussemburgo (capp. XVII-XIX); la condanna all'esilio (cap. VIII); le peregrinazioni: in Lunigiana, presso i Malaspina (cap. XIV) nel Casentino, ospitato dai Conti Guidi (capp. XV, XVI) a Parigi (cap. XVII) a Verona, sotto la protezione dei fratelli Bartolomeo e Cangrande della Scala (capp. XII, XIII, XXIII) a Ravenna, accolto da Guido Novello da Polenta (capp. XX, XXIV, XXVI).
Genesi e storia editoriale Dalle pagine del Diario dello psichiatra e scrittore si evince che la stesura di Biondo era e bello abbia avuto inizio intorno alla metà del 1963. Tobino avverte l'urgenza di riavvicinare a un più ampio pubblico di lettori la figura di un poeta dell'antichità nominato continuamente, ma ormai poco amato. Infatti, egli stesso scrive:
Ad avallare l'ipotesi di un libro «scritto con intenti civili»Giancarlo Vigorelli, Tobino indica in Dante “il migliore tra noi”, in «Bresciaoggi», 1974., così definito da Giancarlo Vigorelli, contribuisce il primo tentativo di titolo immaginato per il volume: La vita di Dante esposta al popolo.
Della lunga e articolata composizione del testo sono sopravvissute varie redazioni, attualmente conservate all'interno del Fondo Mario Tobino dell'Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti del Gabinetto G. P. Vieusseux di Firenze.
I manoscritti
Della prima fase scrittoria di Biondo era e bello resta traccia in tre documenti autografi. Il primo manoscritto si compone di 270 carte, scritte fittamente e, in alcuni tratti, fortemente riviste e corrette. La seconda redazione, ancora frammentaria e incompleta, a livello strutturale si contraddistingue per l'aggiunta di due capitoli introduttivi: Primo sfogo, un testo autobiografico che non entrerà mai ufficialmente a far parte integrante del volume, ed Era bella come una meraviglia, una presentazione di Firenze che, in seguito, diventerà parte del capitolo III con alcune varianti. Infine, nella terza, e ultima, stesura manoscritta i due capitoli che erano stati aggiunti in precedenza in apertura del testo cadono, generando, di conseguenza, l'effetto di un attacco sospeso, già nel vivo dell'azione.
La pubblicazione su rivista
Dopo aver instaurato una solida collaborazione con il Corriere della Sera, i primi quindici capitoli del romanzo apparvero a puntate tra l'11 maggio 1964 e il 13 luglio 1970 intitolati nell'ordine: Nella sua stanzetta Una zuffa Le più belle di Firenze, inizialmente intitolato Le sessanta più belle di Firenze Alle spade! Nella politica Viva il barone! Dante e Bonifacio, inizialmente initolato Che facesti, Bonifacio? Primo tempo dell'esilio La sconfitta dei bianchi Tocca a te Bonifacio Vano tentativo di spegnere il sangue Il primo albergo Con Cino a Bologna Il documento di Sarzana Nel Casentino
Tra la sesta e la settima puntata, tra i numeri denominati Viva il barone! e Dante e Bonifacio, la pubblicazione subì un'interruzione inattesa e prolungata: i due episodi, infatti, furono editi con uno scarto temporale di ben oltre tre anni, rispettivamente il 21 gennaio 1965 e il 29 maggio 1968<. Agli inizi del 1965 il lavoro conobbe una notevole battuta d'arresto e fu lasciato in sospeso, presumibilmente a causa dell'insoddisfazione di Mario Tobino per il suo mancato coinvolgimento nelle celebrazioni dantesche organizzate in onore del VII° centenario dalla nascita del Sommo Poeta.
La pubblicazione in volume Dopo l'uscita della quindicesima, nonché ultima, puntata sul Corriere della sera, datata 13 luglio 1970, Tobino non pubblicò più alcun frammento del suo lavoro sino al 1974, l'anno ufficiale di pubblicazione della prima edizione a stampa di Biondo era e bello. Tuttavia, da quanto è possibile leggere nel Diario redatto dallo psichiatra e scrittore, la stesura dell'opera giunse ufficialmente a termine ben prima:
Il volume, pubblicato prima nella collana mondadoriana Scrittori italiani e stranieri e, in seguito, negli Oscar Mondadori, conta un totale di 26 capitoli di breve lunghezza, contrassegnati in sequenza da cifre romane e da un iniziale sommario, ossia un breve riassunto degli argomenti trattati all'interno di ciascun capitolo, che il critico letterario Giacomo Magrini non ha esitato a definire di stampo trecentesco-illuministico.
I giudizi della critica Nonostante il notevole successo di pubblico e di vendite, Biondo era e bello suscitò a lungo giudizi contrastanti nel campo letterario e critico. Uno tra i primi a recensire l'opera fu Giulio Nascimbeni, che si espresse nei termini seguenti:
A valutazioni incoraggianti e lusinghiere si alternarono regolarmente giudizi più tiepidi. Tra questi, per esempio, Massimo Grillandi, che non celò un certo scetticismo, sostenendo che non sia possibile considerare Biondo era e bello tra i libri più riusciti di Tobino dal momento che
E ancora:
Perciò, in definitiva, un libro che «nulla aggiunge, ma toglie, alla bibliografia di Tobino».
La questione del genere Uno tra gli aspetti maggiormente dibattuti dai critici e dai letterati fu, più nel dettaglio, il genere letterario a cui ascrivere Biondo era e bello. La cautela spinse frequentemente gli esperti a pronunciarsi adottando la via della negazione, ovvero escludendo di volta in volta uno o più generi a cui il testo non pareva in alcun modo appartenere. Per esempio, per Giulio Nascimbeni il «libro di Tobino non è una biografia, non è un compendio scolastico e nemmeno un saggio»Giulio Nascimbeni, "Biondo era e bello" di Mario Tobino, in «Corriere della Sera», 27 ottobre 1974.. Tra i più radicali, invece, Massimo Grillandi, secondo cui Biondo era e bello sarebbe un «libro che non partecipa di nessun genere conosciuto», poiché:
Un'altra posizione apprezzata, e in seguito sempre più condivisa, fu quella di Daniele Del Giudice, secondo cui:
Edizioni
Traduzioni
Note
Bibliografia
Voci correlate Dante Alighieri
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