La pagina illustra la storia dell'architettura rinascimentale in Abruzzo, dal XV secolo al XVI secolo.

L'architettura rinascimentale in Abruzzo fu assai influenzata da due correnti, secondo alcuni tre: la corrente toscano-fiorentina per quanto riguarda la via degli Abruzzi, che passava per L'Aquila e Sulmona per raggiungere Napoli, la corrente umbro-marchigiana per quanto riguarda la contea teramana e il ducato di Atri, e infine la corrente napoletana per quanto riguarda Sulmona, il suo territorio, e le vie del tratturo che portavano nella Puglia, passando anche per l'Abruzzo Citeriore. Benché non sia stato ancora adeguatamente studiataUno studio di riferimento iniziale è Abruzzo. Il barocco negato, a cura di Rossana Torlontano, De Luca, Roma 2010, è da ipotizzare una corrente di scuola veneziana e lombarda che agì nell'Abruzzo Citeriore, tra Chieti, Lanciano e Vasto; infatti quest'area a ridosso dell'Adriatico, dal XIII secolo sino al '700 era in buoni rapporti commerciali, e dunque anche culturali con la Repubblica di Venezia, i cui mercanti, e dunque anche gli artisti, spesso facevano tappa a Lanciano e Ortona, per arrivare a Chieti e nelle cittadine dell'hinterland frentano, commerciando e acquistando.

Nell'epoca manierista infatti ci sono moltissimi contatti, spesso per quanto riguarda le stamperie e il commercio librario, tra Chieti, Lanciano, Ortona e Venezia, e di formazione tipicamente veneto-marchigiana furono artisti come Antonio Solario detto "lo Zingaro"Ettore Modigliani, , in Bollettino d'Arte, Roma per la sua attività di viaggiatore, che secondo alcuni era nativo di Chieti, oppure Polidoro da Lanciano, che fu molto attivo a Venezia e fuori Italia. Non è dunque da escludere che delle maestranze di scuola veneta avessero lavorato anche nei cantieri dell'Abruzzo Citeriore, malgrado oggi esistano pochissime testimonianze, a causa dei grandi restauri barocchi, che si susseguirono dalla fine del Seicento al Settecento inoltrato.

Contesto storico Abruzzo tra durazzeschi e aragonesi

La presenza di re Ladislao di Durazzo in Abruzzo, che governò sull'Aquila dal 1400 al 1414, comportò la repressione delle lotte delle famiglie Camponeschi e Bonagiunta, e gli inizi della ricostruzione della chiesa di Santa Giusta nel quartiere omonimo, di cui è parrocchia. Dal 1414 al 1435 regnò Giovanna II di Napoli, nel 1415 venne fondato da Giovanni Stronconi il convento di San Giuliano nei pressi dell'Aquila, con il beneplacito di San Bernardino da Siena e San Giovanni da Capestrano, considerato il primo dei Frati Osservanti d'AbruzzoFrancesco Gioia, , Università di Pisa, AA.2012-2013, cap. III. Nel 1240 Braccio da Montone, condottiero della regina Giovanna, divenne signore di Teramo, carica che mantenne sino alla morte nel 1424, mettendo a freno i disordini cittadini; nel contempo Luigi III d'Angiò combatté contro Alfonso d'Aragona, gli avvenimenti di questa guerra si riscontrano intorno Napoli, occupata dagli Aragonesi.

Mentre all'Aquila, stretta d'assedio da Braccio dal 1423, si oppose una valida resistenza durante l'assedio, con una colazione composta dalle truppe di papa Martino V, Jacopo Caldora, Muzio Attendolo Sforza, assedio vinto il 2 giugno 1424 contro Braccio, che morirà per le ferite.Nel 1432 venne eretto nella basilica di San Giuseppe Artigiano all'Aquila in stile gotico il monumento funebre a Pietro Lalle Camponeschi, opera di Gualtiero d'AlemagnaF. Abbate, Storia dell'arte italiana meridionale. Il Sud angioino-aragonese, Donzelli Editore 1997, p. 156, mentre l'orafo e scultore Nicola da Guardiagrele eseguiva il Paliotto mirabile dell'altare maggior della Cattedrale di Teramo. Dal 1435 al 1442 Renato d'Angiò, personaggio che si collega al cattolicesimo abruzzese, nel 1438 ascoltò le prediche di San Bernardino all'Aquila, dove morì. Nel 1441 Giovanni Orsini venne nominato feudatario di Tagliacozzo e di Albe, nel 1442 a seguito di una guerra vinta contro Carlo d'Angiò, Alfonso I d'Aragona divenne re di Napoli, regnano sino al 1448.

La presenza aragonese

Date importanti sono il 1443, quando Alfonso suddivise il Regno di Napoli in 12 province, nominò Chieti capoluogo degli Abruzzi Citra e Ultra, dove il fiume Pescara è il confine tra le due sottoprovince. Il 1444 poi, quando morì San Bernardino, e il 1445, quando Alfonso fece costruire ai confini degli Abruzzi con le Marche la fortezza di Civitella del Tronto. L'attività del sovrano venne completata allorché riordinò tutte le antiche disposizioni e consuetudini riguardanti la pastorizia e la transumanza nel Regno di Napoli, formando un'amministrazione particolare denominata "Dogana della mena delle pecore in Puglia", con sede a Foggia. Con tale atto fu favorita la transumanza delle montagne e regolarizzata, sino al Tavoliere delle Puglie dall'Aquila, da dove il grande tratturo partiva dalla basilica di Santa Maria di Collemaggio.Nello stesso anno fu costruito l'ospedale di San Salvatore all'Aquila, presso l'ex convento di Sant'Agnese, voluto fortemente da San Giovanni di Capestrano il quale nel 1448 fondò anche il convento di San Francesco a Caramanico Terme, mentre a Ortona il vecchio fortino Caldora veniva notevolmente potenziano, assumendo l'attuale connotazione del Castello Aragonese

I conventi degli ordini francescani

Aniceto Chiappini nel suo volume sulla storia dei monasteri conventuali abruzzesi, ha ben definito una costante tipica dell'Abruzzo, nell'impiegare un'arte povera che seguisse lo stile monumentale romanico. Vale a dire un reimpiego dell'arco a tutto sesto per il portale, senza però quella miriade di tralci vegetali e con figure in movimento delle Bibbie parlanti, care al romanico classico. Quando con San Giovanni da Capestrano e San Bernardino i frati Predicatori si insediarono negli Abruzzi, dipendendo dai Minori Conventuali dell'ordine francescano, si scelsero di costruire dei monasteri abbastanza sobri e semplici, riconoscibili anche nei conventi dei Frati Cappuccini.

Questi conventi hanno l'impianto quadrangolare per quanto riguarda il convento col chiostro centrale, e la chiesa rettangolare senza tribuna semicircolare, con una navata unica voltata a botte leggermente ripiegata a calotta, o a crociera leggermente pronunciata, a differenza delle profonde nervature del gotico; nei monasteri più prestigiosi le cappelle laterali venivano aperte, altrimenti si realizzavano solo delle nicchiette con degli altarini. Grande importanza si dava all'altare maggiore, con monumentali tabernacoli lignei realizzati dai frati marangoni, anche se ciò avvenne dal XVII al XVIII secolo, in cui si dava spazio alla ricca monumentalità della macchina a tempio classico, con le pale d'altare da montare e applicarvi.

Come detto, la facciata di queste chiese era impostata in maniera assai semplice, ricopiando il romanico del XIII secolo, spesso sono quadrate, poche a tetto spiovente, con un oculo centrale, e un portico davanti all'ingresso, con arcate e tettoia. Alcuni esempi: Chiesa di Santa Maria delle Grazie o San Francesco - Calascio Chiesa di Sant'Apollonia o delle Bone Novelle - L'Aquila Chiesa della Madonna delle Grazie - Ortona, prima della distruzione del 1943 e ricostruzione Chiesa santuario della Madonna delle Grazie - Guardiagrele (località Anello) Chiesa di Sant'Angelo della Pace, poi Sant'Antonio - Lanciano, prima del restauro postbellico Chiesa dei Cappuccini dell'Immacolata Concezione - Teramo, ante XIV secolo Convento dei Cappuccini - Guardiagrele, parziale della facciata, interno e altare maggiore - Vasto, facciata e interno, ante restauri anni '60 Convento di San Francesco, attuale santuario di San Gabriele dell'Addolorata - Isola del Gran Sasso, prima degli anni '20 , poi Sant'Antonio - Sulmona, ante restauri dopo la guerra - Sulmona, facciata e interni Convento dei Cappuccini di Montorio al Vomano - Raiano Ex convento di Sant'Andrea degli Zoccolanti - Chieti, trasformato poi nell'ex caserma Bucciante con ospedale militare - disegni della facciata. Convento del Ritiro della Santissima Annunziata del Poggio - Orsogna - facciata, ante restauri dopoguerra Convento di San Francesco - Carsoli Convento dei Cappuccini e chiesa della Santissima Trinità - Ortona Convento degli Osservanti e chiesa di Santa Maria del Gesù, poi Sant'Antonio - Francavilla al Mare

Tipicità architettoniche L'Aquila e dintorni

Per i cantieri aquilani, in primis la Basilica di San Bernardino, abbiamo in prima linea Cola dell'Amatrice (Nicola Filotesio) e Silvestro dell'Aquila (Silvestro di Giacomo da Sulmona), che tra la seconda metà del Quattrocento e la prima del Cinquecento furono attivi nella città aquilana. Filotesio nel 1524 progettò la facciata di San Bernardino ispirandosi da un lato alla classica facciata romanica aquilana con tre rosoni (all'epoca si ricordano le facciate a tre oculi di San Domenico e del Duomo di San Massimo) e tre portali, dall'altro secondo alcuni riprendendo il progetto di Michelangelo Buonarroti della facciata incompiuta di San Lorenzo a FirenzeUmberto Chierici, La Basilica di S. Bernardino a L'Aquila, a cura delle Cassa di Risparmio dell'Aquila , 1969 Ugualmente Silvestro di Giacomo, più conosciuto per la scultura lignea e in pietra, che per l'architettura, si formò presso ambienti fiorentini, e non dovettero essergli ignoti i progetti di Leonardo da Vinci, Leon Battista Alberti, e Filippo Brunelleschi e Donatello per i suoi mausolei che realizzò presso San Bernardino, il mausoleo di San Bernardino (inizi 1500), e il mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi, insieme al mausoleo di Amico Agnifili per il DuomoMario Chini, Silvestro di Giacomo da Sulmona, Cittadino Aquilano, Aquila, 1909. Un altro architetto, la cui figura è piuttosto sfuggente, lavorò nella città, un tal Andrea dell'Aquila, attivo anche nella realizzazione del portale monumentale del Castel Nuovo a Napoli; in Abruzzo avrebbe partecipato al cantiere della chiesa di Santa Maria del Soccorso, presso l'attuale cimitero.

Santa Maria del Soccorso, con San Bernardino e i cortili principeschi dei palazzi aquilani, testimoniano la lezione fiorentina accettata dai maestri aquilani. Ossia la scelta di un impianto prospettico longitudinali, che si allarga con un ottagono centrale (San Bernardino) salvo poi restringersi al presbiterio, con cappelle laterali, oppure un impianto a croce greca longitudinale, a blocco, con cappelle laterali e bracci del transetto sporgenti (Santa Maria del Soccorso). Per i cortili dei palazzi si ricorda la lezione del Brunelleschi dell'ospedale degli Innocenti, con la pietra serena, le colonne esili cilindriche, il capitello ionico, le campate voltate a crociera, a doppio o triplo ordine. Cortili che sono sopravvissuti al terremoto del 1703, che si conservano ancora nello stile tardo quattrocentesco, cono quello del palazzo Franchi Fiore (via Sassa), palazzo Alfieri accanto alla chiesa della Madonna degli Angeli (via Fortebraccio), del palazzo Pica Alfieri (in parte, lato corso Umberto I da piazza del Palazzo), il cortile del palazzo Margherita.

Teramo e dintorni

Poco rimane di architettura rinascimentale a Teramo, che si era risolto per lo più in restauri di chiese già esistenti, tanto che oggi l'elemento di maggior spicco delle costruzioni della città aprutina sono la torre della Cattedrale del primo Quattrocento, i portici dell'ex piazza di Sopra e piazza dell'Olmo (piazza Orsini e piazza Vittorio Emanuele, poi Martiri della Libertà) che collegavano il palazzo vescovile al palazzo comunale. Teramo dunque per l'impostazione dei portici, molti dei quali demoliti nel XVIII-XIX secolo, era molto simile alle città del centro-nord Italia, data la presenza anche dei portici dell'ex casa Bonolis sul corso De Michetti, e presso la casa Melatino.Fausto Eugeni, Atlante storico della città di Teramo. Repertorio di vedute, incisioni, planimetrie, dipinti, immagini fotografiche, da Jacobello del Fiore alle prime fotografie aeree (secoli XV-XX),Teramo, Ricerche&Redazioni, 2008, link sommario