Le masserie giuglianesi costituiscono un fitto e storico reticolo di insediamenti rurali diffuso nel territorio comunale di Giugliano in Campania, nella città metropolitana di Napoli. Edificati in un arco temporale compreso tra il XIV e il XIX secolo, tali complessi — che variano da singoli fabbricati agricoli a più articolate "masserie-villaggio" — hanno rappresentato il baricentro economico, sociale e culturale della civiltà contadina locale fino alla metà del XX secolo.

Caratteristica peculiare di queste strutture è lo stretto legame con l'archeologia classica: la loro edificazione fu ampiamente favorita dal riutilizzo e dal riadattamento di ruderi e ville rustiche di epoca romana rinvenuti nel sottosuolo. Gli insediamenti si distribuiscono storicamente lungo due direttrici principali: la fascia interna, sviluppatasi attorno all'antico tracciato della Via Campana, e la fascia costiera, a ridosso delle attuali frazioni di Varcaturo e Lago Patria. Sotto il profilo architettonico e antropologico, molte masserie (spesso divenute grance di ordini religiosi come i certosini di San Martino) si specializzarono nella viticoltura del vino Asprinio e integrarono elementi tipici quali aie, pozzi profondi, cappelle rurali, cellai ipogei e scale esterne su archi.

Sebbene nel 2006 si censissero ancora 262 fabbricati rurali nel territorio, nei decenni successivi l'assenza di sistematici interventi di recupero e la pressione edilizia hanno determinato la perdita o lo stato di totale abbandono di oltre la metà dell'intero patrimonio storico-architettonico.

Storia

La complessità storica del sistema delle masserie è abbastanza intricato. Come si diceva, l'origine del tessuto rurale giuglianese si origina dalle concidenze viarie di epoca romana e tardo antica, sul cui ciglio già sorgevano costruzioni di epoca classica con funzioni svariate; da ville rustiche a stazioni per il rifornimento e la sosta dei cavalli. A governare e gestire il reticolo delle ville rustiche dell'entroterra fertile fu la colonia di Liternum fino al confine con la giurisdizione cumana.

Con la caduta dell'Impero romano il territorio fu diviso, a seguito della campagna di riconquista dell'Impero bizantino della penisola, tra il Ducato di Napoli e il Regno longobardo. I segni della permanenza longobarda che governava l'area a nord dell'agro giuglianese si riconosce nell'adozione di toponimi di origine germanica, in particolare il termine bosco venne col tempo sostituito con la latinizzazione di wald in valdum e di conseguenza volgarizzato in gualdo. Questo luogo tra Literno e i'attuale centro di Giugliano rappresentava una delle più importanti risorse territoriali. il gualdo di Giugliano era dominato dall'essenza di castagni. Il Castanea era impiegato oltre per la produzione di frutta secca, le castagne, anche per l'impiego in edilizia, nell'arredamento, nella produzione di botti per vino nonché per l'estrazione del tannino per affinare i prodotti conciari.

In età medioevale l'area interna giuglianese, escludendo il centro abitato principale, era ben nota alla nobilità napoletana, alla Corona e ai principali ordini monastici della Capiale. La testimonianza più rilevante è diventata nel tempo, secondo Agostino Basile, la piccola Cappella di Santa Maria a Cubito. Il piccolo edificio di culto è legato alla figura del re Carlo II di Napoli che durante una battuta di caccia si inginocchiò nel punto in cui sorse l'edificio di culto dopo aver appreso da fiduciari reali della canonizzazione dello zio Luigi IX di Francia. A quanto si deduce dal racconto storico di Basile già doveva sorgere un collegamento viario, poco praticabile al tempo, che attraversasse il circondario giuglianese nelle zone comprese tra Lago di Patria e i limiti estremi del nucleo abitato principale, favorendo un rapido collegamento alle proprietà poderali che progessivamente si aggiungevano e arricchivano di opere rurali la campagna a nord verso l'attuale abitato di Villa Literno.

Gli assi viari romani invece furono quelli che determinarono in manieria definitiva lo sviluppo delle masserie. Iniziando dalla principale, la Via Antica consolare campana, strada di collegamento che origina dalla Via Appia all'altezza di Santa Maria Capua Vetere per concludersi poi a Pozzuoli; l'intero percorso, parzialmente diverso nel territorio giuglianese dopo l'apertura della nuova strada ottocentesca che attraversa l'abitato storico del comune, attraversava al tempo i territori di Carinaro, Teverola, Borgo San Lorenzo ad Aversa, proseguendo quasi in linea retta lambiva il centro storico di Aversa e le campagne di Lusciano fino ad entrare nel territorio giuglianese ad altezza di Parete ed incrociando la strada per il borgo di Casacelle in direzione di Qualiano. Quest'ultimo era in epoca antica un piccolo borgo di case con funzione strategica di crocevia con diramazioni viarie importantissime verso importanti centri abitati dell'ager campanius come Atella (oggi parte della Via Atellana corrisponde al percorso della Via Campana borbonica), la strada per Suessula, la via per Cuma (oggi parte del tracciato è individuabile in Via San Nullo) e per Puteoli attraversando la piana di Quarto.Proprio nell'area di Qualiano, con le sue diramazioni verso l'area flegrea divenne il vettore dell'urbanizzazione rurale della campagna a sud - ovest dell'abitato di Giugliano, dove sono state rinvenute strutture di cisterne romane e lapidi inglobate nelle masserie in prossimità dell'asse viario verso Cuma. Non lontano sono localizzati il borgo di Masseria Zaccaria, Sette Cainati e Grotta dell'Olmo. Interessante è la storia del piccolo casale di Jubenullo, da cui deriva San Nullo con molta probabilità. Il vecchio casale era esistente ancora alla metà dell'Ottocento e si sviluppava in prossimità dell'attuale nodo strategico tra Giugliano, Marano, Villaricca e Quarto su probabili preesistenze di epoca classica come rinvenute presso la Masseria Canossa.

Un altro asse viario strategico è quello di collegamento tra Napoli e Roma della Via Domiziana. Lungo la via imperiale sorgeva la colonia di Liternum favorendo lo sviluppo di strutture rustiche fuori dal centro abitato romano. Ultimi rinvenimenti hanno portato alla luce, proprio in prossimità della città romana, di una preziosa necropoli romana di epoca imperiale e della cosiddetta Tomba di Cerbero di epoca tardo-ellenica. Con tali presupposti si ipotizzerebbe che tutto il tratto giuglianese di Licola sia interessato da preesistenze romane sparse e parzialmente inglobate in strutture agricole di origine medioevale.

Fino al XIV secolo le aree si distinguevano anche per i materiali impiegati, con il tufo scuro capuano a settentrione e quello giallo squadrato verso Varcaturo e Cuma, ciò riflette l'antico confine fra il principato longobardo di Capua e il ducato bizantino di Napoli.

Molte masserie, divenute grance di ordini religiosi, si specializzarono nella viticoltura e produssero vini quali l'asprinio, il verdigno e il sorbigno, destinati anche ai certosini di San Martino. Ricorrono in questi complessi l'aia, il pozzo, che nel Settecento poteva raggiungere un centinaio di metri di profondità per attingere le acque sorgive, la cappella rurale, il cellaio ipogeo e la piccionaia traforata nel tufo; l'architettura è caratterizzata da scale esterne impostate su archi, ballatoi, corti aperte su due o tre lati e solai in legno di castagno.

Nel corso del Novecento, l'urbanizzazione progressiva dei principali centri abitati e la polarizzazione urbana verso Napoli come unico propulsore economico della regione e del Mezzogiorno ha completamente spolpato l'economia rurale e agricola delle zone interne causando l'abbandono in massa delle antiche masserie che diventano dei notevoli ruderi "archeologici" dello stile di vita contadino campano. Il progressivo degrado ha comportato nel corso dei decenni un uso speculativo dei terreni circostanti attraverso la continua frammentazione dei suoli a proprietari che hanno rivenduto a loro volta a costruttori durante il boom demografico di Giugliano degli ultimi quarantacinque anni. Si è così raggiunta la sistematica demolizione delle vecchie strutture poderali, lasciando solamente il nome topografico come ad esempio Pagliaio del Monaco e la Masseria della Torre. In anni recentissimi sono state demoliti il Palazzo ducale Orineti presso la Masseria Zaccaria e Masseria Spazzilli per lasciare posto ad un moderno parco condominiale.

Altri luoghi hanno avuto sorti non felicissime come Taverna del Re divenuta sede per lo stoccaggio temporaneo delle ecoballe durante la pluridecennale Crisi dei rifiuti in Campania, oppure l'antica masseria di Chiatano Grande che fu demolita per lasciare spazio al grade parco commerciale di Giugliano e il cui nome è ricordato lapidariamente in uno degli ingressi della struttura commerciale principale. Sono da ricordare la costellazione di Masserie gravitanti intorno la Circumvallazione Esterna di Napoli e rientranti nell'area di osservazione territoriale per il danno ambientale consumatosi tra gli anni Ottanta e i primi Duemila. Queste sono localizzate proprio nel cratere della Terra dei fuochi a pochissima distanza in linea d'aria da vere e proprie bombe ecologiche non ancora bonificate.

Nel 2006 si censivano 262 fabbricati rurali nel territorio comunale; nei decenni successivi, in assenza di interventi di recupero, oltre la metà è andata perduta.

Principali architetture

Masserie villaggio Si tratta di una delle tipologie di masseria frequente caratterizzata dall'aggregazione di più unità abitative intorno ad un nucleo, queste sorsero in epoca medioevale sfruttando le caratteristiche della centuriazione romana al tempo della Lex Sempronia Agraria. Nei punti di intersezione della maglia ortogonale andarono ad attarsi questi primitivi nuclei che si definivano come centri autosufficienti a distanza dei centri abitati principali e ricadenti nella sfera di possedimenti minori delle famiglie aristocratiche di Napoli e Aversa.

Le Canne

Si tratta di un antico insediamento rurale in rovina riconducibile alla tipologia della masseria borgo, caratterizzata dall'aggregazione di più unità abitative intorno a un nucleo centrale. Il complesso conserva l'impianto di villaggio medievale, essendo sorto in età longobarda a ridosso del tracciato della via consolare Campana e sfruttando gli assi della centuriazione romana. Documentato a partire dal X secolo come centro autosufficiente donato al cenobio benedettino dei Santi Severino e Sossio, mantenne la sua rilevanza commerciale fino al XIII secolo, quando l'apertura di nuove arterie stradali ne determinò il progressivo isolamento.

Casacugnano (o Casacognano)

La Masseria Casacugnano (o Casacognano) è un antico insediamento rurale in rovina riconducibile alla tipologia della masseria borgo, caratterizzata dall'aggregazione di più unità abitative intorno a un nucleo centrale. Il complesso conserva l'impianto di villaggio rurale e dipendenza monastica, essendo sorto a metà del X secolo presso una sorgente di età romana a ridosso della via consolare Campana e sfruttando gli assi della centuriazione romana. Documentato a partire dal 957 come centro autosufficiente, divenne nel XII secolo una casa monastica e poi una grangia legata all'abbazia di Montevergine, per poi essere ceduto a privati in età moderna.

Zaccaria