Membro della dinastia costantiniana, in gioventù fu educato cristianamente. All'inizio si sforzò di apparire un fedele cristiano, ma era più attirato dai culti pagani, che osservava segretamente. Fu convocato a Milano e inviato da Costanzo II come Cesare in Gallia dal 355; un pronunciamento militare nel 361 e la contemporanea morte del cugino Costanzo II lo resero imperatore fino alla morte improvvisa, avvenuta nel 363 durante la campagna militare in Persia. Non andò a Roma nel corso del suo breve regno, ma governò da Milano prima e poi da Costantinopoli, capitale ufficiale dal 330.

Per distinguerlo da Didio Giuliano o da Giuliano di Pannonia, usurpatore dell'epoca di Carino, fu chiamato anche Giuliano II, Giuliano Augusto, Giuliano il Filosofo, Giuliano il Grande, mentre fu definito Giuliano lApostataLa prima attestazione scritta dell'appellativo di apostata rivolto a Giuliano è in Gregorio Nazianzeno, Orazione IV, 1, scritta dopo la morte dell'imperatore. D'altra parte l'appellativo gli era rivolto ancora in vita e lo stesso Giuliano ne era a conoscenza, negando di essere tale e ritorcendolo contro i cristiani: «noi non ci siamo abbandonati allo spirito dell'apostasia» (Contro i Galilei, 207) o «quelli che non sono né Greci né Ebrei, ma appartengono all'eresia galilea [...] apostatando hanno preso una via loro propria» (Ivi, 164). dai cristiani, che lo presentarono come un persecutore; va detto che, per quanto personalmente avverso a quella religione, non mise mai in atto vere e proprie persecuzioni anticristiane,Giuliano detto l'Apostata, Dizionario di Storia 2010, «La politica religiosa di G., mirante alla restaurazione del paganesimo mirante alla restaurazione del paganesimo, iniziò con atti di neutralità e finì con l'intolleranza anticristiana.». benché abbia comunque portato avanti politiche sfavorevoli nei loro confronti.«[...] la restaurazione del paganesimo avvenne senza persecuzioni nell'ambito di una politica che garantiva tolleranza per tutti i culti dell'impero. Ma Giuliano privò le chiese dei sussidi statali, restituì la terra confiscata ai templi pagani, nominò sacerdoti pagani nelle province imperiali, antepose i pagani ai cristiani nella distribuzione delle cariche pubbliche. Gli aspetti più visibilmente partigiani della sua politica furono due: la maggiore severità di cui dette prova verso i cristiani in occasione di qualsiasi disordine confessionale, e l'ordine con cui vietò ai maestri cristiani l'insegnamento dei classici.» (In Sergio Romano, ) Giuliano manifestò tolleranza verso le altre religioni, compreso l'ebraismo, al punto da ordinare la ricostruzione del tempio ebraico di Gerusalemme; Ignazio Tantillo, L'imperatore Giuliano, pp. 95–96. secondo un programma di ripristino e rafforzamento dei culti religiosi locali a scapito del monoteismo cristiano; il progetto venne però abbandonato.Marcellino fornisce una versione leggendaria e soprannaturale della mancata ricostruzione: «Giuliano pensò di ricostruire a spese straordinarie il sontuoso Tempio che esisteva una volta a Gerusalemme, e incaricò di questa impresa Alipio di Antiochia. Alipio si mise alacremente al lavoro, assecondato dal governatore provinciale romano; quand'ecco che spaventose palle di fuoco, scoppiate vicino alle fondamenta, attaccarono gli astanti finché gli operai, dopo continue ustioni, non poterono più avvicinarsi: allora [Alipio] abbandonò il tentativo.» (Ammiano Marcellino, Rerum gestarum libri XXIII, 1, 3.»).

In campo fiscale e amministrativo Giuliano proseguì la politica che aveva tenuto quando governava la Gallia. Ridusse il carico fiscale, combatté la corruzione burocratica attraverso una più attenta selezione degli impiegati e cercò di ridare un ruolo all'amministrazione delle città.Andrea M. Erba, Pier Luigi Guiducci, La Chiesa nella storia: duemila anni di cristianesimo, Elledici, 2003, p. 82.

Con la morte di Giuliano si estinse la dinastia degli imperatori costantinianiL'ultimo tentativo fallito fu quello di Procopio, cugino dell'imperatore Giuliano, che si ribellò nel 365 a Costantinopoli, pensando di servirsi di Costanza (unica figlia di Costanzo II) e della di lei madre, Faustina, per convincere delle truppe di passaggio a disertare in suo favore: la sua strategia era quella di contrapporre al legittimo imperatore Valente le proprie pretese dinastiche, in quanto membro della dinastia costantiniana (Ammiano Marcellino, Storie, XXVI, 7, 10). e si concluse l'ultimo tentativo di espansione imperiale occidentale in Oriente.

Giuliano scrisse numerose opere di carattere filosofico, religioso, polemico e celebrativo, in molte delle quali criticò il cristianesimo. La sua ispirazione filosofica fu in gran parte neoplatonica.«Di natura misticheggiante, egli aveva trovato il suo pieno appagamento spirituale nella teurgia di Massimo di Efeso; in quella mescolanza di magia, spiritismo ed occultismo, organizzata in società segreta, egli si sentiva a suo agio avendovi trovato la spiegazione di tutti i misteri dell'universo visibile e invisibile; almeno a lui così sembrava. Il suo fervore di iniziato lo fece diventare missionario [...], alla fine diventò un intollerante fanatico. [...].» (.

Biografia Origini familiari

Quando Costantino I prese il potere nel 306, prima cura di sua madre Elena, l'ex-locandiera e concubina di Costanzo Cloro che questi aveva abbandonato per Teodora, fu di far allontanare dalla corte i fratellastri del figlio, Dalmazio, Annibaliano e Giulio Costanzo fino a Tolosa, nella Gallia Narbonense, città che già allora vantava di essere un prestigioso centro di cultura.. Questi erano i figli di Costanzo Cloro e della seconda moglie Flavia Massimiana Teodora, figliastra dell'imperatore Massimiano (bisnonno acquisito di Giuliano), e quindi sorellastra dell'imperatore Massenzio, il rivale sconfitto da Costantino al Ponte Milvio, del quale Giuliano era pronipote.

Venti anni dopo, quando Elena fu insignita dal figlio del titolo di Augusta, Giulio Costanzo era in Italia, sposo della nobile romana Galla, che gli diede tre figli, il minore dei quali, Gallo, era nato in Etruria verso il 325.Ammiano Marcellino, Res gestae XIV, 11. Giulio Costanzo, dopo aver soggiornato a Corinto ed esser rimasto vedovo,Giuliano, Epistolae 20. si ritrovò a Nicomedia presso la propria sorella Costanza, vedova dell'imperatore Licinio, dove un posto influente era occupato dal patrizio Giulio Giuliano, già governatore d'Egitto e prefetto del pretorio dal 316 al 324. Amante delle lettere e parente del vescovo Eusebio di Nicomedia, Giulio Giuliano aveva fatto impartire al suo schiavo Mardonio un'educazione di prim'ordine e a lui aveva affidato l'istruzione della propria figlia Basilina..

Giulio Costanzo ottenne il consenso della famiglia alle nozze con Basilina, che furono benedette dal vescovo Eusebio, e dalla loro unione a Costantinopoli, alla fine del 331 nacque Flavio Claudio Giuliano: era stato chiamato Giuliano come il nonno materno, Flavio come tutti i membri della famiglia di Costantino, e Claudio come il preteso fondatore della dinastia costantiniana, Claudio II il Gotico, secondo quanto propagandava l'allora dominatore del mondo occidentale allo scopo di nobilitare le oscure origini dei propri genitori.

Basilina morì pochi mesi dopo il parto: si disse poi che aveva sognato di dare alla luce un nuovo Achille, senza aver saputo se interpretare in senso ben augurante la premonizione della nascita di un figlio bensì eroico, ma di vita breve e dalla morte violenta.Zonara, Epitome historiarum XIII, 10. Giuliano portò con sé la nostalgia di una figura che non poté conoscere e le dedicherà un giorno una città di nuova fondazione, Basilinopoli..

Dopo la morte della madre, negli ultimi anni del suo regno, Costantino adottò una politica di conciliazione verso l'altro ramo della famiglia imperiale, concedendole funzioni di responsabilità nella gestione del potere. Nel 333 il figlio di Teodora, Dalmazio, fu nominato console, poi l'omonimo figlio fu fatto Cesare e infine l'altro figlio Annibaliano, insignito dell'inconsueto titolo di Re dei Re, fu inviato a vigilare sulle insicure frontiere partiche:Zosimo, Historia Nova II, 39. Giuliano era così divenuto nipote di tre imperatori e cugino di quattro Cesari.

La morte improvvisa di Costantino nel maggio del 337 aprì una tragica successione. Secondo Filostorgio, Costantino fu avvelenato dai suoi fratelli mentre si trovava nei pressi di Nicomedia. Scoperta la congiura l'imperatore redasse un testamento e lo consegnò a Eusebio di Nicomedia ordinando di consegnarlo solo nelle mani di uno dei suoi eredi diretti. Nel testamento Costantino chiedeva giustizia per la sua morte e divideva l'impero tra i suoi figli.Filostorgio, Historia Ecclesiastica II,16. Le altre fonti non parlano dell'avvelenamento di Costantino ma citano esplicitamente che il testamento fu consegnato nelle mani del figlio Costanzo, che si trovava in Oriente e fu il primo a raggiungere Nicomedia.Tirannio Rufino, Historia Ecclesiastica, I,12; Socrate Scolastico, Historia Ecclesiastica, I,39; Sozomene, Historia Ecclesiastica, II,34. Costui o, con il suo avallo, i suoi generaliPer Giuliano la responsabilità della strage è da addebitare interamente a Costanzo: cfr. il Messaggio al Senato e al popolo d'Atene, 270 cd. sterminarono tutti i discendenti maschi di Costanzo Cloro e di Teodora: il padre, il fratellastro maggiore, uno zio e sei cugini di Giuliano furono soppressi.Giuliano, Messaggio: il nome del fratellastro maggiore non è noto; lo zio era Dalmazio il Censore. Furono risparmiati Giuliano, allora di soli sei anni, e l'altro suo fratellastro Gallo, forse perché, malato, lo si ritenne in fin di vita. Naturalmente il ricordo della strage non abbandonerà mai Giuliano: «Tutto quel giorno fu una carneficina e per l'intervento divino la maledizione tragica si avverò. Si divisero il patrimonio dei miei avi a fil di spada e tutto fu messo a soqquadro», dicendosi convinto che fosse stato il dio Elio a condurlo lontano «dal sangue, dal tumulto, dalle grida e dai morti».Giuliano, Contro il cinico Eraclio, 228 B e 229 D, citando Euripide, Le Fenicie, 67 e poi lIliade, XI, 164.

Divenuto adulto, Giuliano rintraccerà nella bramosia di potere di Costantino l'origine di tutti i mali dei suoi discendenti: «ignorante com'era», Costantino credeva «che bastasse avere un gran numero di figli per conservare la sostanza» che aveva accumulato «senza intelligenza», non preoccupandosi «di fare in modo che i figli fossero educati da persone sagge», così che ciascuno dei suoi figli continuò a comportarsi come il padre, col desiderio di «possedere tutto da solo a danno degli altri».Giuliano, Contro il cinico Eraclio, 227 d–228 b.

Formazione di Giuliano Primi studi

I tre figli di Costantino si divisero il regno, assumendo il titolo di Augusto: il secondogenitoS'intende, dei tre figli maschi superstiti: in realtà il primogenito dei figli di Costantino fu Crispo, fatto uccidere dal padre nel 326. Costanzo II, che aveva posto un'ipoteca sul regno avendo presenziato, unico dei fratelli, ai funerali del padre, ottenne le ricche province orientali; il primogenito Costantino II quelle occidentali, esclusa l'Italia, che con l'Africa e i Balcani furono assegnate al terzogenito Costante I, subordinato al fratello maggiore e privato del diritto di emanare leggi.Ignazio Tantillo, L'imperatore Giuliano, 2001, p. 11.