Fratello dello sceneggiatore e regista W. Lee Wilder, è considerato uno dei registi e sceneggiatori più prolifici ed eclettici nella storia del cinema statunitense ed è divenuto celebre come uno degli iniziatori della commedia brillante statunitense, ma è anche da annoverare fra i fondatori del genere noir. Maestro indiscusso della commedia statunitense degli anni cinquanta e sessanta, ha saputo imporre il proprio stile di fumettista moralista e caustico. Wilder ha invocato temi polemici nei suoi film comici e ha tentato di sfidare l'opinione prevalente e l'anglosassone puritanesimo. In circa cinquant'anni di carriera ha diretto oltre venticinque film e scritto settantacinque sceneggiature, usando talvolta - agli inizi - anche il nome di Billie Wilder (pronunciato alla tedesca e non all'inglese).
Biografia Wilder nacque a Sucha, una cittadina della Galizia (all'epoca una provincia dell'Impero austro-ungarico, oggi parte della Polonia), nel 1906 in una famiglia ebraica d'origine polacca , figlio di Max Wilder ed Eugenia Dittler, proprietari e gestori d'un negozio di dolciumi situato nei pressi della stazione ferroviaria cittadina. In famiglia era spesso chiamato affettuosamente (specie dalla madre) Billie, nomignolo col quale cominciò a firmarsi per la sua carriera cinematografica e che americanizzerà poi in Billy una volta stabilitosi negli Stati Uniti d'America.
Trasferitosi al seguito della famiglia a Vienna, dove si diplomò presso il locale Gymnasium, anziché proseguire gli studi all'Università di Vienna, come avrebbero voluto i genitori, scelse invece di dedicarsi al giornalismo. Nel 1926, ad appena vent'anni, emigrò in Germania, a Berlino, dove seguì la tournée europea del jazzista Paul Whiteman, di cui tra l'altro era un patito ed al quale s'era inizialmente avvicinato per intervistarlo per un quotidiano viennese.
Nell'effervescente ambiente artistico della capitale tedesca, Wilder, usufruendo di alcuni contatti passatigli dallo stesso Whiteman, cominciò ad addentrarsi nel mondo della celluloide, pur ritrovandosi costretto per sbarcare il lunario a svolgere vari lavoretti paralleli, come il ballerino da sala a pagamentoPhilips, Alastair. City of Darkness, City of Light: Emigre Filmmakers in Paris, 1929–1939. Amsterdam University Press, 2004. p. 190.Silvester, Christopher. The Grove Book of Hollywood. Grove Press, 2002. p. 311. Avviatosi dunque come sceneggiatore, partecipò alla lavorazione di Uomini di domenica, un documentario diretto da Robert Siodmak, Fred Zinnemann e altri, continuando a scrivere per Siodmak altre sue pellicole quali L'uomo che cerca il suo assassino (1930), ma lavorò anche con altri registi, come Hanns Schwarz, Gerhard Lamprecht, Paul Martin e Hans Steinhoff.
All'ascesa al potere di Adolf Hitler nel 1933 e con le conseguenti politiche antisemite del regime nazista, Wilder decise di emigrare: nel gennaio del 1934 giunse negli Stati Uniti d'America, dopo un breve periodo di passaggio in Francia (dove tra l'altro ebbe l'occasione di girare a Parigi, in coppia con Alexander Esway, il suo primo film in qualità di regista, Amore che redime, di scarso successo peròPer attingere a notizie sulla biografia è utile consultare Hellmuth Karasek, Billy Wilder un viennese a Hollywood, Mondadori, 1993).
Carriera negli Stati Uniti d'America
Grazie al sostegno di altri emigrati di origine ebraico-tedesca (fra i quali l'attore Peter Lorre, i registi Ernst Lubitsch, William Dieterle, Wilhelm Thiele e Joe May), negli Stati Uniti d'America Wilder proseguì la sua attività di sceneggiatore, riscuotendo significativi successi e ottenendo nel 1939 la prima candidatura al Premio Oscar per Ninotchka, interpretato da Greta Garbo. Tra le collaborazioni vanno ricordate anche quelle con Raoul Walsh, Edward Ludwig, Theodore Reed, Victor Schertzinger (per Rhythm on the River, con Bing Crosby) e altri registi, ma soprattutto con lo sceneggiatore Charles Brackett, con il quale collaborerà per anni anche da regista. Ormai consacrato come uno dei più dotati ed eclettici scrittori di Hollywood, l'anno successivo il trentaseienne Wilder ottenne due altre candidature all'Oscar per la sceneggiatura delle commedie La porta d'oro (1941) di Mitchell Leisen, e Colpo di fulmine (1941) di Howard Hawks.
Se già dal 1934 aveva debuttato come regista in Francia, è di fatto solo nel 1942 che Wilder riuscì a dirigere il suo primo vero film, la commedia Frutto proibito (1942), interpretata da Ginger Rogers e Ray Milland che, in forza degli equivoci e dei travestimenti che ne caratterizzarono la brillante trama, segnò quello che diventerà il tipico stile di Wilder nella narrazione cinematografica, da cui egli trarrà risultati artisticamente magistrali.
Il secondo film da regista, I cinque segreti del deserto (1943), basato su un lavoro teatrale di Lajos Biró, ma reso attuale e ambientato nella guerra contro Erwin Rommel (interpretato da Erich von Stroheim, altro emigrato austriaco che pare collaborò con Wilder e Brackett a qualche dialogo), fu di tutt'altro genere. In qualche modo, con le sue battaglie di carri armati (ambientate in Libia ma girate in realtà in California) e le azioni di spionaggio militare, il film si collegò a quel filone di opere di propaganda anti-nazista che vennero frequentemente realizzate all'epoca (anche da Hawks, o da Frank Capra, che però lavorò con un taglio più documentaristico) e per questo sottovalutate, ma poi rivalutate dalla critica più recente.
In un'intervista contenuta nel documentario che Volker Schlöndorff realizzò su di lui (Billy, ma come hai fatto?, 1992), Wilder ammise che durante la lavorazione del film non amava farsene vanto, ma credeva sinceramente di poter dare un contributo alla disfatta di Hitler (dichiarazione importante, visto che per tutta la vita il regista fu etichettato come "cinico").
Wilder e il dramma Il successivo La fiamma del peccato (1944), tratto da un romanzo di James M. Cain e sceneggiato con Raymond Chandler (che odiò il film e Wilder stessoLo dice Axel Madsen nella sua monografia su Wilder del 1968.), è considerato uno dei classici del genere noir, e ottenne la candidatura agli Oscar per la migliore regia. L'indimenticabile interpretazione di Barbara Stanwyck e la suggestiva fotografia di John Seitz contribuirono al grande successo del film, del quale esiste un remake televisivo girato nel 1973 da Jack Smight con lo stesso titolo.
Nel 1946 Wilder vinse i primi 2 dei 7 Oscar della sua carriera, in veste sia di sceneggiatore che di regista del film drammatico Giorni perduti (1945). Anche se la guerra non era ancora terminata, e i veterani disadattati e alcolisti non popolavano ancora l'immaginario filmico degli americani, il film narrò il fallimento e la solitudine del protagonista (Ray Milland, premiato anch'egli con l'Oscar per la sua interpretazione), le cui allucinazioni vennero filmate con un uso sapiente dei chiaroscuri e dei piani di messa a fuoco, ispirati al cinema espressionista degli anni Venti.
Due anni più tardi fu la volta de Il valzer dell'imperatore (1948), commedia musicale con Bing Crosby, qui senza l'abituale partner artistico Bob Hope, e con Joan Fontaine, che nello stesso anno girò Lettera da una sconosciuta (1948) di Max Ophüls. Successivamente Wilder tornò in Germania per la prima volta dopo la guerra per ambientarvi Scandalo internazionale (1948), una storia d'amore ambientata nella Berlino dell'immediato dopoguerra, con in primo piano il caos della vita notturna e del cabaret dove si esibisce Marlene Dietrich, e i problemi legati alla sopravvivenza e alla pratica della borsa nera.
A questo seguiranno altri capolavori come il noir Viale del tramonto (1950) (Oscar per la sceneggiatura originale, per la scenografia e per la colonna sonoraRispettivamente di Charles Brackett, Billy Wilder e D. M. Marshman Jr.; di Hans Dreier, John Meehan, Sam Comer e Ray Moyer; e di Franz Waxman.), che si apre con la morte del protagonista (William Holden) e poi ricostruisce la vicenda attraverso la narrazione fuori campo del morto (tecnica usata per la prima volta), che rievoca gli episodi che l'hanno portato a sfuggire ai creditori e a rifugiarsi nella villa di un'anziana diva del muto (interpretata da Gloria Swanson) e del suo strano e laconico domestico (interpretato dall'attore e regista Erich von Stroheim)È questo anche l'ultimo film scritto con Charles Brackett.. Fu poi la volta de L'asso nella manica (1951) (candidato per la sceneggiatura scritta con Walter Newman e Lesser Samuels), ambientato nel mondo del giornalismo di provincia, e del tragicomico film di guerra Stalag 17 (1953) (candidato per la regia e Oscar al migliore attore per il protagonista William Holden).
Wilder e la commedia Se fino agli anni cinquanta i maggiori successi di Wilder furono rappresentati da pellicole drammatiche, verso la metà del decennio la sua produzione sembrò orientarsi sempre più spesso nella direzione della commedia leggera, esplicitamente ispirata allo stile del suo mentore Ernst Lubitsch (nello studio di Wilder si trovava una targa, ora esposta al Museo del Cinema di Berlino, con scritto: "How would Lubitsch do it?" cioè "Come lo farebbe Lubitsch?"). Grazie a questo genere, Wilder diresse con enorme successo pellicole entrate nella storia del cinema, come Sabrina (1954) con Audrey Hepburn e Humphrey Bogartrimpiazzati con minore successo da Julia Ormond e Harrison Ford nel remake del 1995 di Sydney Pollack.; Quando la moglie è in vacanza (1955), tratto da una commedia teatrale di George Axelrod e uno dei primi grandi successi di Marilyn Monroe, da allora divenuta simbolo dei sogni erotici dello statunitense medio e non solo; Arianna (1957), per il quale Wilder inaugurò un'altra delle sue importanti collaborazioni, quella con lo sceneggiatore I. A. L. Diamond, A qualcuno piace caldo (1959) (Oscar ai costumiDi Orry-Kelly.), probabilmente il suo film più famoso e da molti definito "perfetto"Definizione che gioca in antitesi con la battuta finale del film, quando, scoperto che Lemmon non è una donna, Joe E. Brown esclama: "Nessuno è perfetto"., nuovamente con la Monroe e, per la prima volta, con Jack Lemmon, attore con cui Wilder collaborerà spesso; L'appartamento (1960), vincitore di cinque OscarMiglior film e migliore regia a Billy Wilder; migliore sceneggiatura originale a Billy Wilder e I. A. L. Diamond; migliore scenografia a Alexandre Trauner e Edward G. Boyle; miglior montaggio a Daniel Mandell. nel 1961, ma con altre 5 candidature, tra cui quella ai protagonisti Lemmon e Shirley MacLaine.
Nel frattempo Wilder girò anche L'aquila solitaria (1957), tratto da un libro autobiografico di Charles Lindbergh (qui interpretato da James Stewart), in cui è narrata la storia della prima trasvolata atlantica, e Testimone d'accusa (1957), tratto da un racconto di Agatha Christie e dalla stessa pubblicamente celebrato come il migliore film mai tratto da una sua operaÈ anche uno dei primi film che ruotano attorno a un processo, che in qualche modo si può definire un altro genere, o sottogenere dei film drammatici..
Negli anni sessanta Wilder diresse ancora quattro commedie esemplari e di grande successo: Uno, due, tre! (1961), in cui si divertì a ironizzare sulle operazioni commerciali con i sovietici, in piena guerra fredda, Irma la dolce (1963) (Oscar alle musicheDi André Previn.), nuovamente con Lemmon e la MacLaineProtagonista femminile del film doveva essere però la Monroe, che morì prima delle riprese., dei quattro l'unico film a colori, Baciami, stupido (1964) con Dean Martin e Kim Novak, divertente commedia degli equivoci, ma anche spunto di riflessione più serio sui sotterfugi del successo, e Non per soldi... ma per denaro (1966), prima pellicola interpretata dalla coppia Lemmon-Matthau; il film, l'ultimo in bianco e nero diretto da Wilder, frutterà l'Oscar a Walter Matthau e una candidatura per la sceneggiatura alla rodata coppia Wilder e Diamond.