Considerata tra le più grandi icone del cinema della prima metà del Novecento, la Dietrich lasciò un'impronta duratura attraverso la sua recitazione, le sue immagini e l'interpretazione delle canzoni (arricchite da una voce ammaliante e sensuale). Fu una delle prime dive, grazie a un insieme di qualità che la fece entrare nella leggenda dello show business quale modello di femme fatale per antonomasia. Il suo mito nacque e si sviluppò in contrapposizione a quello di Greta Garbo, entrambe star di punta di due compagnie di produzione rivali.

L'American Film Institute ha inserito la Dietrich al nono posto tra le più grandi star della storia del cinema.

Biografia Maria Magdalene Dietrich nacque alle 09:15 del 27 dicembre 1901 al nº 65 di Leberstraße nel quartiere di Rote Island a Schöneberg, oggi distretto situato nella zona sud-ovest di Berlino. Sua madre, Wilhelmina Elisabeth Josefine (nata Felsing) proveniva da una ricca famiglia proprietaria di un'azienda di gioielli e orologi, mentre il padre, Louis Erich Otto Dietrich (1867-1908) era un tenente di polizia. Dal 1907 al 1919 frequentò le scuole di Berlino e di Dessau: a quattro anni iniziò a studiare il francese, l'inglese, il violino (in seguito anche con Friedrich Seitz) e il pianoforte. A causa di uno strappo ai legamenti di un dito della mano fu costretta a interrompere lo studio della musica strumentale e si diplomò come cantante all'Accademia di Berlino.

Le prime interpretazioni Nel 1922 iniziò a calcare i palcoscenici dei teatri di Berlino e di Vienna. Ammessa alla scuola di recitazione del Großes Schauspielhaus Berlin iniziò a lavorare con il regista Max Reinhardt, ottenendo piccole parti in alcuni film muti. Il 17 maggio 1923 sposò Rudolf Sieber, un aiuto regista, e un anno dopo nacque la figlia Maria Elisabeth. Nel 1929 arrivò la sua prima interpretazione da protagonista nel film Enigma.

L'angelo azzurro

Nell'ottobre dello stesso anno firmò il contratto per interpretare il film che le diede la fama, L'angelo azzurro, con la regia di Josef von Sternberg, tratto da un romanzo di Heinrich Mann, fratello del più famoso Thomas.

In questo film, che è anche il primo film sonoro del cinema tedesco, la si vede sfoderare un tocco di perversa sensualità e interpretare la famosa canzone Lola Lola. Le pellicola venne girata in versione multipla, in tedesco e in inglese. I costumi furono disegnati da lei stessa (in seguito saranno disegnati dal costumista Travis Banton). È in questo periodo che il regista Sternberg la convinse a farsi togliere quattro molari e la mise a dieta ferrea per darle un aspetto più "drammatico".

Il giorno dopo la prima de L'angelo azzurro, la stampa berlinese la proclamò una star, capace di mettere in secondo piano anche la prova recitativa del grande attore Emil Jannings, ma l'attrice in quel momento era già sul transatlantico che la portava in America.

La gloria a Hollywood

Mentre il regista stava ancora montando la versione definitiva, la Paramount, che distribuiva negli Stati Uniti d'America L'angelo azzurro, il 29 gennaio 1930 telefonò alla nuova stella e le offrì un contratto di sei anni con uno stipendio iniziale di 500 dollari a settimana e aumenti fino a 3 500 al settimo anno.. L'attrice accettò, ma riuscì a inserire nel contratto una clausola accessoria importante, che si rivelerà onerosa per lo studio: quella di poter scegliere il regista dei suoi film, una condizione maturata per paura di perdere la collaborazione di Sternberg.

Sul viaggio in transatlantico incontrò Travis Banton, il costumista con il quale collaborò sempre, con il quale aveva in comune l'ammirazione per Sternberg e una straordinaria resistenza fisica alla fatica. Fu in questo periodo che Sternberg le scattò la famosa foto vestita da yachtman, che fu diffusa dalla Paramount con la frase di lancio dell'immagine divistica di Marlene: "La donna che perfino le donne possono adorare". Il glamour di quell'immagine spazzò via tutte le remore della Paramount, che invano aveva tentato di proibirle di mostrarsi in pantaloni: a quell'epoca, indossare vestiti di foggia maschile per una donna era un atto quasi sovversivo.

Il 2 aprile 1930 Marlene Dietrich arrivò così a Hollywood, dove si rifugeranno dopo il 1933 anche alcuni tra i migliori attori, registi e tecnici del cinema tedesco dell'epoca, in fuga dal nazismo, come Fritz Lang. La Paramount la mise in contrapposizione a Greta Garbo, la star scandinava della MGM. La diva tedesca aveva anche il dono del canto, il che le dava una carta in più nel cinema sonoro. Sternberg la plasmò: appena arrivati la mise a dieta ferrea, le fece estrarre quattro molari perché la luce scivolasse meglio sull'ovale del viso e le fece tingere i capelli di biondo platino.

La Dietrich iniziò quindi a recitare in una serie di film memorabili girati dal suo regista di fiducia, Sternberg, e fotografata solo e soltanto da Rudolph Maté, che le creò quell'immagine di graffiante ma raffinata sensualità che la consegnò alla popolarità mondiale.

Il primo film statunitense fu Marocco, girato nell'ottobre 1930, nel quale cantava due canzoni e che le valse la candidatura all'Oscar come migliore attrice. Marocco uscì negli Stati Uniti d'America prima de L'angelo azzurro (dicembre 1930) e nel marzo 1931 arrivava già nelle sale Disonorata: in pochi mesi era già diventata una star cinematografica mondiale.

In Marocco restò famosa la sua performance canora vestita da uomo e il bacio con una donna del pubblico, una scena che resta una delle prime rappresentazioni di un bacio omosessuale della storia del cinema. Per Shanghai Express (1932) fu accuratamente studiato il suo look: vestiti neri che la snellissero e piume nere di gallo da combattimento. L'anno dopo Sternberg si rifiutò di dirigerla ne Il cantico dei cantici (1933), ma le suggerì comunque di chiedere che la regia venisse affidata a Rouben Mamoulian, cosa che lei fece puntualmente in virtù della sua libertà contrattuale in merito alla scelta dei registi.I film successivi più celebri sono tutti declinazioni su sfondo fantasiosamente esotico della sua immagine di diva, come era successo in Marocco: L'URSS con L'imperatrice Caterina (1934), la Spagna con Capriccio spagnolo (1935), che fu l'ultimo film nel quale collaborò con Sternberg. Per quest'ultimo film, l'attrice voleva dare una sfumatura mediterranea al personaggio di Conchita e cercò di scurirsi gli occhi, usando un collirio per dilatare le pupille. Non riuscendo però a muoversi sul set, confessò a Sternberg la sua cattiva trovata ed egli la rassicurò: con un pezzo di carta che copriva una parte del riflettore che illuminava il suo primo piano, riuscì a darle la sfumatura bruna cercata..

La professionalità e la determinazione della Dietrich sul set erano proverbiali. Con la disciplina pretendeva da sé stessa un'interpretazione perfetta, che coprisse eventuali pecche sul profilo dell'interpretazione drammatica. In Capriccio spagnolo, per esempio, Sternberg aveva ideato la scena di presentazione di un personaggio, con il primo piano di un palloncino che scoppia e mostra il volto della diva. Le fu richiesto di restare impassibile allo scoppio del palloncino, evitando il riflesso naturale di sbattere almeno le palpebre: ella si sottopose a prove estenuanti, ma alla fine riuscì a eseguire la corretta performance..

Il grande successo negli Stati Uniti e la cittadinanza

Nel 1934 arrivò a guadagnare dollari l'anno, una cifra astronomica che la rendeva una delle persone più ricche degli Stati UnitiIdem.. Sempre nello stesso anno fece un viaggio in Europa. I suoi familiari la seguirono poi nell'avventura americana, anche se ormai viveva separata dal suo unico marito che conviveva con una sua ex amica. Del resto erano innumerevoli le avventure che si concedeva con amanti di ambo i sessi. La sua era una vita che molti definivano scandalosa. Il rapporto con Sternberg era molto teso: entrambi si sfidavano continuamente e arrivavano ad aggredirsi verbalmente durante le riprese.. La rottura definitiva avvenne nel 1935, soprattutto per volontà del regista. L'immagine della diva tedesca restò comunque ancorata a quella creata da Sternberg.

Dopo sette anni di permanenza negli USA ottenne la cittadinanza. Con gli americani collaborò durante la seconda guerra mondiale, intraprendendo varie tournée di intrattenimento per le truppe, in cui cantava in inglese la canzone tedesca Lili Marleen, che divenne poi il suo inno.

Dal 1954, quando la carriera cinematografica era in declino, su consiglio del commediografo Noël Coward, che ne fu l'organizzatore, si esibì in spettacoli in cui cantava le canzoni dei suoi film e intratteneva il pubblico con monologhi estemporanei. Lo show fu portato in giro per tutto il mondo con grande successo e con lauti compensi.

Ma alla fine degli anni cinquanta la Dietrich diede ancora due grandi prove d'attrice nei classici Testimone d'accusa (1957) di Billy Wilder e L'infernale Quinlan (1958) di Orson Welles, mentre nel 1961 diede un'ottima interpretazione in Vincitori e vinti, capolavoro di Stanley Kramer dove recitò accanto a Spencer Tracy, Maximilian Schell, Burt Lancaster, Montgomery Clift, Richard Widmark e Judy Garland. Per la sua performance in questo film, la Dietrich vinse il David di Donatello Speciale.

Il tramonto

La salute dell'artista cominciò a deteriorarsi già nel 1953:Malene Sheppard Skærved, Dietrich, 2003, Haus Publishing Ltd. Londra. imprevedibili dolori e gonfiori alle gambe, che quando finalmente si decise a farsi visitare furono attribuiti ad arteriosclerosi bilaterale. Le fu inoltre diagnosticato un cancro cervicale al primo stadio, ma per un decennio non volle farsi curare per l'una e l'altra malattia. A ciò si aggiungeva l'abuso di alcolici, che la rendeva spesso ubriaca e le causò alcune cadute,. fino a quella, tragica, al Royal Theatre di Sydney, in Australia, nel settembre 1975, quando si ruppe di nuovo il femore sinistro:Corriere della Sera, 1 ottobre 1975. sarebbe stata l'ultima apparizione pubblica, perché fu costretta a ritirarsi dalle scene.

In precedenza era caduta nel 1972 in occasione di uno spettacolo al Queen's Theatre di Londra, nel 1973 durante uno show nel Maryland, in scena a Washington e durante un'esibizione a Ottawa, in Canada.

Nel 1978 fu convinta a ritornare un'ultima volta sugli schermi interpretando la parte della baronessa nel film Gigolò, accanto a David Bowie. Sei anni dopo, nel 1984, l'attore Maximilian Schell le dedicò un film-documentario, Marlene, che l'attrice accettò di fare solo per denaro. Non camminava già quasi più a causa di una frattura al femore, provocata da una caduta in bagno. Per non far conoscere le sue reali condizioni, si presentò all'intervista su una sedia a rotelle, dichiarando di essersi distorta una caviglia. Inoltre pretese e ottenne dal regista di non apparire, se non in materiale di repertorio, e di far solamente udire la propria voce. Poco dopo aver collaborato a questo documentario le sue condizioni fisiche peggiorarono ulteriormente e finì per immobilizzarsi del tutto.

Marlene Dietrich morì dopo circa otto anni di immobilizzazione a letto, il 6 maggio 1992, nel suo appartamento parigino di Avenue Montaigne 12. La lunga degenza era stata accompagnata da fasi depressive acute. Il decesso fu attribuito ufficialmente a un infarto che la colpì nel sonno, tuttavia le cause della morte sono sempre rimaste poco chiare, specialmente dopo le dichiarazioni rilasciate nel 2002 dalla sua segretaria Norma Bousquet, la quale affermò che l'attrice si era suicidata ingerendo una forte dose di sonnifero che chiese che le fosse somministrato."La diva ammalata chiese i sonniferi, lei la aiutò «Marlene, fu suicidio» Lo rivela la segretaria" . gelocal.it, 14 gennaio 2002. La camera ardente fu aperta al pubblico, sin dal giorno della sua morte, nella chiesa della Madeleine a Parigi e fu successivamente spostata in Germania; fu sepolta il 16 maggio nel cimitero di Friedenau a Berlino, accanto alla madre.