Biografia L'unica erede del ducato Bianca Maria nacque nel castello di Settimo Pavese il 31 marzo del 1425, dalla nobildonna Agnese del Maino, forse dama di compagnia della sventurata Beatrice di Tenda, e dal duca Filippo Maria Visconti. Alla piccola venne dato il nome di Bianca, mutuato dalla nonna paterna di Filippo Maria, seguito dal nome Maria che era imposto per voto a tutti i discendenti di Gian Galeazzo Visconti. Le venne assegnata come balia Caterina Meravigli, (il cognome talvolta si trova nella forma Mirabiglia), appartenente a una famiglia di fidati cortigiani.

Nonostante il padre desiderasse un figlio maschio, la nascita di una figlia non fu una completa delusione. Non avendo avuto figli dal primo matrimonio con Beatrice di Tenda, Filippo Maria aveva infatti presentato all'imperatore Sigismondo di Lussemburgo, di cui era vassallo, la richiesta di poter nominare suo successore un figlio naturale. Questa richiesta, inizialmente, fu rifiutata dalla corte imperiale ma, dopo continue insistenze di Filippo Maria, l'imperatore legittimò la piccola Bianca Maria nel 1430, in cambio di un donativo di 1.200 ducati.

Gli intrighi matrimoniali

Nel 1430, volgendo al termine il contratto di condotta, Filippo Maria lasciò lo Sforza libero di recarsi a Lucca per combattere contro i fiorentini; questi ultimi tentarono però subito di offrirgli un ingaggio. Per mantenere il condottiero sotto il proprio controllo, il Duca gli offrì in sposa la figlia Bianca MariaL'incontro tra Filippo Maria e Francesco Sforza avvenne già nel 1425. Il giovane condottiero fu chiamato alla corte del Visconti in seguito alla fama acquisita nella battaglia dell'Aquila in cui aveva sconfitto Braccio da Montone. Il Duca offrì a Francesco un contratto di condotta di cinque anni, con il quale lo Sforza si impegnò inizialmente a combattere contro Firenze per la conquista di Forlì al comando di 1500 cavalieri e 300 fanti., che all'epoca aveva solo cinque anni. Inoltre, anche se ufficialmente legittimata dall'imperatore Sigismondo, la bambina era estromessa dalla successione. Nonostante ciò, non è escluso che il Visconti abbia fatto intravedere allo Sforza la possibilità di adottare come legittimo erede, e quindi come successore al titolo, il consorte della figlia.

Francesco Sforza accettò la proposta matrimoniale, probabilmente attratto dall'anticipo della dote che consisteva nelle terre di Cremona, Castellazzo e Bosco, Frugarolo. Il contratto di fidanzamento venne ratificato il 23 febbraio 1432 presso il castello di Porta Giovia, residenza milanese dei Visconti; come padrino d'anello di Bianca Maria fu indicato Andrea Visconti, generale dell'ordine degli Umiliati. La presenza di Bianca Maria e della madre Agnese alla cerimonia non è accertata; alcune testimonianze riferiscono anzi che la prima visita di Bianca a Milano abbia avuto luogo quand'era ormai in età da marito.

Negli anni successivi, in seguito all'alterno andamento dei rapporti fra l'ambizioso fidanzato e il lunatico e sospettoso padre, quest'ultimo tentò per ben due volte di sciogliere il fidanzamento e di orientarsi su altri candidati: nel 1434, in seguito al "voltafaccia" dello Sforza che si era schierato con papa Eugenio IV contro il quale il Visconti lo aveva inviato a combattere, fu contattato Carlo Gonzaga, figlio del marchese di Mantova. Il successivo progetto di fidanzamento con il ferrarese Leonello d'Este era in realtà solo una macchinazione per indurre lo Sforza ad abbandonare lo schieramento veneziano.

La formazione Piuttosto indifferente a tutti questi intrighi, Bianca Maria trascorse l'infanzia e l'adolescenza nel castello di Abbiategrasso con la madre, in un clima culturale di grande apertura. Qui ricevette, per desiderio paterno, un'accurata formazione di tipo umanistico. La biblioteca ducale, inventariata nel 1426, era caratterizzata da una grande varietà di opere: a fianco dei classici latini si trovavano testi francesi e provenzali di narrativa ma anche scientifici e didattici, nonché testi in italiano volgare con largo predominio degli autori toscani.

Tra i testi a disposizione di Bianca Maria vi erano opere di Catone Sacco, il Grammaticon del segretario ducale Pier Candido Decembrio e le Imitationes rhetoricae di fra' Antonio da Rho, oratore di Filippo Maria.

Padre e figlia non avevano gusti comuni solo nelle letture; entrambi erano appassionati di cavalli e sembra che Bianca Maria fosse anche un'abile cacciatrice.

Il matrimonio

Nonostante l'ottima formazione, la giovane Bianca Maria ebbe ben poche occasioni per lasciare il castello di Abbiategrasso. Il primo allontanamento dalla residenza e dalla madre avvenne infatti nel settembre del 1440, in occasione di un viaggio a Ferrara, organizzato dal padre con la complicità di Niccolò d'Este, per indurre lo Sforza, all'epoca capitano generale della Serenissima, a cambiare schieramento.

Inizialmente pianificato per la primavera del 1438, anno in cui Troilo di Muro cognato dello Sforza si recò a Milano per concludere le nozze per procura, il matrimonio fu più volte rimandato dallo stesso Duca. Lo Sforza nel 1439 accettò una nuova condotta da parte di Venezia e iniziò una campagna contro il Ducato di Milano, nella quale ottenne successi tali da intimorire il Visconti, tanto che nel luglio del 1440 questi interpellò Niccolò d'Este chiedendogli di fare da intermediario per la ricerca di una tregua; Niccolò d'Este era infatti da anni un ottimo amico dello Sforza, che aveva passato parte dell'infanzia presso la corte estense.

L'intenzione di Filippo Maria era quella di far credere allo Sforza che avrebbe dato Bianca Maria in moglie a Leonello d'Este, per indurre il condottiero ad una tregua e a un avvicinamento con Milano, riprendendo le trattative matrimoniali. Bianca Maria fu quindi accompagnata dalla madre a Pavia, dove si imbarcò sul bucintoro estense sul quale l'accolsero gli stessi Gianfrancesco Gonzaga e Niccolò d'Este, entrambi coinvolti con il Duca nelle trame matrimoniali che la coinvolgevano.

Il tentativo del Visconti di convincere il condottiero Sforza a cambiare schieramento non sortì effetto e nell'aprile del 1441 Bianca Maria fu riaccompagnata ad Abbiategrasso.

In quell'anno però la guerra fra Venezia e il Ducato di Milano ebbe una svolta: Niccolò Piccinino, al servizio del Visconti, riuscì a mettere lo Sforza in difficoltà ma come "premio" pretese la città di Piacenza. Il Duca, di fronte all'insolenza del proprio capitano e della fazione ad esso collegata, ebbe uno dei suoi consueti mutamenti di atteggiamento: dichiarò la fine delle ostilità e inviò presso il campo dov'era assediato lo Sforza una proposta di pace e la procura di matrimonio per la figlia. Lo Sforza accettò.

Le nozze ebbero luogo a Cremona il 25 ottobre del 1441 presso l'abbazia di San Sigismondo, sede scelta dallo stesso Sforza e preferita al più ovvio duomo della città per motivi di sicurezzaMarcantonio Sabellico nelle sue Historiae rerum venetarum ab urbe condita parla di un incontro fra Bianca Maria e lo Sforza avvenuto a Cremona prima delle nozze nel quale Francesco assicura a Bianca che la guerra contro il padre non aveva in alcuna misura intaccato il sentimento verso di lei. «Io confesso d'esser entrato in asprissima guerra, alfine di mostrare che tutto quello, ch'io faceva, era per amor di te.». Fino all'ultimo Francesco diffidò infatti del suo lunatico suocero. I festeggiamenti durarono diversi giorni e compresero un sontuoso banchetto, diversi tornei, giostre, un palio, carri allegorici e una riproduzione del Torrazzo di Cremona fatta con il tipico dolce cremonese. È forse da questo episodio che ha origine il nome di torrone.Bernardino Corio nel Mediolanensis Patria historia descrive dettagliatamente il matrimonio.

I primi anni di matrimonio Già pochi giorni dopo il matrimonio (7 novembre) le bizze del Duca si fecero sentire sotto forma di un decreto che limitava i poteri dei suoi vassalli, Sforza compreso. Temendo l'ostilità del suocero, il 23 gennaio del 1442 Francesco riparò in territorio veneto stabilendosi a Sanguinetto (VR); per Bianca Maria iniziò allora una nuova fase, dall'ambiente riparato e isolato del castello alla vita spesso disagevole della moglie del condottiero.

Nel maggio dello stesso anno la coppia fu invitata a Venezia. Nonostante l'aperta inimicizia nei confronti del padre di lei, l'accoglienza da parte del doge Francesco Foscari e della dogaressa Marina Nani fu sontuosa. Al secondo giorno della visita giunse però la notizia che il Piccinino stava radunando un esercito per minacciare i territori dello Sforza nella Marca anconitana. Questi avrebbe voluto partire subito ma l'intercessione e le promesse di aiuto da parte del Foscari, unite alle pressioni della moglie, lo convinsero a restare altri due giorni.

Lasciata Venezia i due si recarono a Jesi, passando prima per Rimini, dove furono ospiti dell'infido Sigismondo Malatesta, quindi a Gradara, presso Galeazzo Malatesta. A Jesi cominciò per Bianca Maria un periodo travagliato: rimasta al castello mentre lo Sforza era alla guida dell'esercito, già nel 1442 venne nominata dal marito reggente della Marca: «poniamo a capo di tutta la nostra provincia l'inclita e illustre nostra consorte Bianca Maria [...] le affidiamo tutto il governo della medesima (provincia) affinché la prudenza, l'equità, la clemenza e la grandezza d'animo, virtù [...] delle quali la nostra consorte è per natura e per educazione grandemente fornita [...]». Può colpire che il condottiero si esprima in toni così elogiativi della moglie diciassettenne, ma in pochi mesi di matrimonio aveva iniziato ad apprezzarne le doti caratteriali e aveva condiviso con lei le decisioni politiche e amministrative. Le cronache del tempo riportano molte occasioni in cui Bianca Maria intervenne nell'amministrazione e anche nell'attività diplomatica.

Se il sentimento fra i due fu sicuramente di reciproco rispetto e con ogni probabilità anche di amore, rimaneva senz'altro diversa la concezione della fedeltà coniugale: se per Bianca Maria era un valore assoluto e imprescindibile, per Francesco lo era molto di meno; egli si dedicava infatti ai rapporti extraconiugali con assoluta noncuranza. Nel 1443, in occasione del primo di questi tradimenti, Bianca Maria ebbe un atteggiamento molto dissonante dal suo abituale carattere. Narra il Piccolomini nei suoi Commentarii che Bianca Maria fece allontanare la sua rivale, che poi fu misteriosamente rapita e uccisa, e impedì a Francesco di vedere Polidoro, il figlio nato da quel rapporto.

Tra due uomini I primi anni di vita coniugale coincisero con un lungo periodo turbato dal contrasto fra Filippo Maria Visconti e Francesco Sforza; il primo era impegnato in una contorta politica espansionistica e in un continuo mutamento di alleanze, tanto da affidare le sue armate a Niccolò Piccinino, da sempre rivale dello Sforza; l'altro era coinvolto in un conflitto con il papato che lo portò fino alla scomunica, avvenuta nel 1442. Una posizione sicuramente difficile per Bianca Maria, che da persona di grande lealtà come viene descritta dai suoi biografi si trovava dilaniata fra due fazioni in guerra.

Nel 1446 il Duca, ormai malato e indebolito, opera un tentativo di riavvicinamento con lo Sforza; nonostante l'insistenza di Bianca Maria, questi rimase però diffidente e preferì dare priorità alla difesa dei suoi territori insidiati dalle truppe papali. Nel marzo del 1447 il condottiero si sentì abbastanza sicuro e accettò la carica di «ducale luogotenente» ma ancora una volta il Visconti cambiò idea, insospettito e ingelosito per la gioia manifestata dalla fazione sforzesca residente a Milano. Ciò avveniva nello stesso momento in cui il nuovo papa, Niccolò V, pretese dallo Sforza la restituzione di Jesi. Per la coppia fu il momento peggiore, ulteriormente funestato dalla morte di Costanza, moglie di Alessandro Sforza, che aveva condiviso con Bianca Maria gli anni precedenti.