Verolanuova (Erölanöa in dialetto bresciano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Brescia in Lombardia.
Geografia fisica Geologia Il suolo verolese è costituito dai depositi alluvionali del periodo Olocene, datato quindi a partire da 20.000 anni fa e non ancora conclusosi. Questi depositi formarono strati consistenti dello spessore complessivo di oltre 150 metri che poggiano su una coltre più antica, databile ad oltre 2.000.000 di anni fa (Pleistocene), generalmente impermeabile. La pianura verolese, pertanto, come del resto quella dei paesi vicini e della bassa bresciana in genere, è il risultato dell'opera millenaria dovuta al trasporto, al riempimento del mare preesistente ed alla sedimentazione dei materiali portati dai fiumi Oglio, Strone e Mella (oltre a tanti altri ora ridotti a fossi, scarpate o scomparsi del tutto). Questo lentissimo lavoro iniziato nell'era Quaternaria, subì una intensificazione soprattutto dopo le glaciazioni e durò più di 3 milioni di anni. La pianura è dunque l'esito di una colossale opera effettuata dai ghiacciai e dai fiumi che erodono le Alpi e trasportano materiale a valle. Secondo la pendenza, la velocità ed il percorso dei fiumi, tali materiali si sono depositati dai più grossi (pietre, ciottoli) ai più fini (ghiaia, sabbia, argilla e limo).
Ancora ignote le vicende dei fiumi durante queste lunghe ere. Si ipotizza solo che fossero molti di più e che si siano pian piano accorpati.
Sul finire delle glaciazioni la pianura padana si presentò come un'area malsana e paludosa. Ciononostante verranno a prendervi dimora i primi uomini. Siamo così alle soglie della preistoria.
Origini del nome Secondo P. Guerrini Verola deriverebbe da vigriola, termine che significa "terreni incolti"; in un altro opuscolo basandosi sul dialetto eröla, egli risale all'etimo era = aia e conclude che verola significa piccola aia;
Secondo D. Olivieri il nome di Vérola sembrerebbe riflettere villula, se pure non un latino viriola, 'cerchietto', allusivo, in tal caso, al fiumicello Verrone (che oggi è detto Strone);
Secondo A. Gnaga Verola è il nome volgare dell'edera elix; Vegher = terreno incolto e non lavorato; etimologia: se la pronuncia è Veròla forse è l'alterazione di Verona, nome reto-ligure,se è Vérola forse è derivato da villula;
Secondo N. Bottazzi in origine Virola o Verola si riferisce probabilmente al fiume locale largo una dozzina di metri e che venne nominato poi Strone dai Longobardi da "stro" che nelle lingue germaniche significa fiume. Il nome di Virola passò o rimase ai due villaggi che sorsero o che sorgevano nei due luoghi ove il fiume abbandonando il suo rettilineo andamento da nord verso sud fa un doppio gomito a forma di Z per poi riprendere in entrambe le località la sua direzione normale. È a questo virare del fiume che deve risalire Verola, toponimo al diminutivo.
Storia Testimonianze preistoriche Nel territorio verolese non vi sono tracce rilevanti di presenze umane e men che meno di centri abitati. Lungo il corso del fiume Oglio, tuttavia, sono testimoniati spostamenti e frequentazioni con piroghe di gruppi preistorici, certamente dal Neolitico in poi, come dimostrano tanti ritrovamenti di resti di queste primitive imbarcazioni a nel suo alveo. La mancanza di abbondanti reperti non significa che questa zona fosse allora sconosciuta o non attraversata dagli uomini del tempo ma, soltanto che essi non vi si stanziarono per lunghi periodi.
C'è da ricordare che la zona era paludosa, che il Mella sfociava nell'Oglio e che questi fiumi, parecchio più estesi di oggi, erano caratterizzati da forte instabilità.
A Verolanuova, in località "Dosso Negrone", sono stati trovati nell'Ottocento, due reperti di bronzo attribuiti alla cultura del Bronzo medio (1600 - 1200 a.C.) presentati alla "Esposizione di archeologia preistorica e delle belle arti della provincia di Brescia" nel 1875 Materiali ceramici della stessa epoca e tre piroghe di difficile datazione sono stati trovati nella vicina Monticelli d'Oglio tra il 1957 ed il 1967. Il ritrovamento più antico finora scoperto ai confini del territorio verolese è avvenuto a Bassano Bresciano, nei pressi di Fornace Quadri, i cui reperti vengono attribuiti al Neolitico.
La protostoria Prima dell'invenzione e dell'uso diffuso della scrittura (X - V secolo a.C.) in Lombardia si registrano fenomeni antropologici di notevole interesse. Nella bassa pianura a nord dell'Oglio le genti che vi risultano stanziate presentano una maggiore e meglio definita territorialità stabilita sulla base dei caratteri di somiglianza e sulla scorta della loro cultura materiale ovvero, su quali utensili adoperavano.
L'epoca successiva (500 - 350 a.C.) ci introduce nella storia vera e propria tramite un lento ma evidente cambiamento tecnologico e culturale dovuto all'arrivo in pianura di genti portatrici: Liguri, Veneti, Etruschi e Celti.
Nel territorio del bresciano si stanziò il popolo celtico dei Cenomani, organizzato per gruppi tribali ma con federazione e governo unico a Brescia. Queste tribù si sono diffuse nelle zone più fertili della pianura e di preferenza su dossi o terrazze nei pressi dei fiumi. Numerosi i reperti ritrovati dagli archeologi in tutta la pianura bresciana. Significativi sono anche i "relitti" linguistici ancora presenti nei nomi locali di fiumi, paesi, cascine, persone, piante, animali, utensili, vie.
Località sicuramente celtico - cenomaniche nei dintorni del territorio verolese sono: Manerbio (manner = guerrieri - be(d) = villaggio) Bassano Bresciano (bed = villaggio - dhun = dosso) Cadignano (cat = ponte, transito - haeg = tettoia, baracca - ono = fiume)
La formazione del sistema territoriale e urbano
La pianura a sud di Brescia è stata teatro di vari e travagliati avvicendamenti aventi come discriminante sempre il fiume Oglio.
In epoca romana, tale confine naturale, per quanto a lungo rispettato, ad un certo punto non fu più limite ai coloni del territorio di Cremona che si spinsero a nord del fiume per una profondità di parecchi chilometri. Lo attesterebbero in particolare due celebri testimonianze lapidee rinvenute nel territorio di Pedergnaga-Oriano (oggi San Paolo). In una in particolare si richiama il confine cremonese 'finibus cremonensium'''. Quest'ultima indicazione suggerisce che l'Oglio fu superato probabilmente in occasione della spartizione delle terre ai veterani quando i fondi cremonesi si rivelarono insufficienti non solo verso Mantova, ma anche in altre direzioni.
Non si riscontrano invece evidenti tracce di centuriazione del medesimo orientamento di quella cremonese sul territorio a nord dell'Oglio tra Quinzano e Pontevico. L'orientamento stesso del tratto della via Brixiana tra Cremona e Robecco d'Oglio e quello del tratto tra Pontevico e Manerbio divergono di parecchi gradi, così come l'orientamento della strada Quinzanese, ancora più evidente. Condizioni di incertezza nel confine si ripresentarono nell'Alto medioevo, quando Brescia, allora assai più potente di Cremona, si spinse a sud dell'Oglio con le giurisdizioni civile ed ecclesiastica.
Il terreno presenta oggi una varietà di segni sovrappostisi nel tempo di lettura non facile, più spesso appariscenti e ingannevoli che orientativi, al punto di rendere vani molti tentativi degli studiosi. Nel bresciano, secondo vari studiosi, è possibile identificare quattro orientamenti diversi: a nord dell'Oglio viene seguito il medesimo orientamento della centuriazione cremonese per un'area maggiore di 50 km²; a occidente della via che conduce da Brescia a Cremona si procede con cadenze regolari attorno ai 710 m e si rilevano una decina almeno di decumani che coprono una superficie superiore ai 100 km²; a sud di Brescia, con particolare evidenza nei pressi di Flero, strade, fossati, filari di alberi si presentano secondo un disegno geometrico: cardini e decumani attorno ai 16º rispettivamente da NE e SO e da ONO e da ESE si estendono per gran parte della pianura bresciana e rivelano dalle colline a nord di Brescia all'Oglio, dal Chiese fino a Orzivecchi e Travagliato, un'area centuriata superiore ai 500 km²; resti di una modesta centuriazione si hanno infine per un'area inferiore ai 10 km² nella bassa valle del Sarca fra Riva ed Arco.
La Brescia - Cremona non è ricordata né è segnata da pietre miliari, la sua esistenza poggia su semplici accenni in fonti letterarie: Tacito menziona una Porta Brixiana a Cremona, gli Atti dei martiri Faustino e Giovita collocano il martirio "Foris civitatem in via Cremonensi". A questa via si riferiscono anche documenti del tardo Medioevo; importanti reperti epigrafici ed archeologici a Bagnolo, Manerbio, Pontevico - luoghi che tradiscono nel nome l'origine latina - fissano almeno tre punti del percorso. È possibile ricostruirne il tracciato più precisamente nel modo seguente: usciva dalla città romana in prossimità dell'antica porta Matulfa, percorreva le attuali vie Crispi, Zima, Cremona, e proseguiva sotto forma di rettifilo fino all'altezza di S. Zeno attraverso la Cascina Pontevica, da qui coincideva con la SS 45 bis. A Pontevico - probabilmente un po' più ad oriente di oggi - superava l'Oglio e quindi si identificava con il Decumanus Maximus della centuriazione cremonese. Probabilmente una seconda strada più occidentale collegava Brescia a Cremona attraverso un'area popolosa coincidente con Verziano, Flero, dove sono state trovate dediche a Mercurio.
Il momento di Augusto fu decisivo per lo sviluppo della rete viaria e l'intensificarsi della rete dei traffici. L'importanza delle singole strade variò nel tempo, a seconda delle funzioni cui esse assolvevano, ma tra le molte vie si distinguevano la Brescia - Cremona nel periodo repubblicano e la Milano - Verona in quello imperiale. Il quadro dei rapporti di Brescia con le altre città, per quanto frammentario, indica legami particolarmente intensi con Verona e Cremona. Da tutto ciò si nota che la zona tra Brescia e Cremona assunse nell'epoca romana una enorme importanza e da qui si può risalire alle origini romane di molti paesi della bassa bresciana quali Pontevico (Pontis Vicus), Manerbio (Minervium) ed altri. Questi centri sorsero lungo i tre principali Decumani: strada Cremona - Pontevico - Brescia, detto via Brixiana, strada Cremona - Quinzano - Brescia, strada Cremona - Orzinuovi - Brescia, costruiti dai Romani per la conquista della Gallia. Verolanuova, però, a differenza di paesi limitrofi ad uno dei sopracitati Decumani, non ha origini romane accertate (uno storico locale, il Marini, asserisce - peraltro senza prova alcuna - di aver trovato il nucleo del primo accampamento), a causa della sua posizione decentrata, si trova infatti esattamente tra due Decumani. Comunque le prime notizie con una certa base storica dell'insediamento abitato possono risalire al 1100, anche se si tratta di fonti frammentarie. Esistono notizie risalenti al 945 anche se incerte e non documentabili. Scrive il Guerini: "Il territorio di Verolanuova, come quello di Verolavecchia, apparteneva al pubblico Demanio. Ancora nel secolo VIII era incolto e denso di boscaglie. Intorno al 760 dagli ultimi re longobardi venne assegnato alla nascente Badia di Leno da essi fondata, la bonifica agraria, che doveva essere compiuta da monaci e dai loro vassalli. Difatti nei diplomi imperiali, dove vengono elencati i beni della Badia Leonense si trova sempre accennata una Erola.
Si è dunque dinanzi al nucleo primitivo della bonifica compiuta nei secoli VIII-IX-X-XI di tutto questo vasto territorio agricolo dove, sotto la guida dei monaci di Leno, furono compiute opere ingenti di incremento agrario dai feudatari del monastero.