Demau (acronimo di Demistificazione autoritarismo, successivamente Demistificazione dell'autoritarismo patriarcale) è stato un gruppo di riflessione teorica fondato a Milano tra il dicembre 1965 e il gennaio 1966.
Nato autonomamente rispetto a partiti e organizzazioni politiche, il gruppo sviluppò una critica della cultura patriarcale, della famiglia e dei rapporti gerarchici tra i sessi. La storiografia lo colloca generalmente nel contesto delle prime elaborazioni del neofemminismo italiano.
L'attività del collettivo si concluse nel 1973; alcune aderenti confluirono in nuove esperienze del femminismo milanese. Contesto e fondazione Demau nasce per iniziativa di Daniela Pellegrini, che già nel 1964 aveva abbozzato le tesi del gruppo nel Documento per un'apertura di dibattito, volto ad avviare una riflessione critica sulla subordinazione femminile e una presa di parola autonoma delle donne.
Il nome Demau, introdotto in questa forma solo nel 1966 - nei mesi precedenti il gruppo si era denominato Lilith e poi ACAP (o DACAPO, Donne contro l'autoritarismo patriarcale) - esprimeva l'obbiettivo principale del gruppo: mettere in discussione il carattere gerarchico e autoritario dei rapporti tra i sessi prodotto dalla cultura patriarcale.
Il nucleo fondatore includeva intellettuali come Lia Cigarini ed Elena Rasi ed era composto da circa venti donne di diversa estrazione sociale e culturale, tra cui casalinghe, intellettuali e militanti provenienti da esperienze politiche nella sinistra tradizionale o nel cattolicesimo sociale, prevalentemente nate negli anni trenta e quindi estranee alla generazione che avrebbe animato il Sessantotto.
Il gruppo vero e proprio era costituito da donne; inizialmente estese la partecipazione ad alcuni uomini, tra cui lo psicanalista Elvio Fachinelli, invitati ad incontri su temi specifici, come i ruoli di genere, nell'ipotesi che l'autoritarismo fosse un sistema oppressivo per entrambi i sessi. Per questo motivo in diversi studi è stato definito un "gruppo misto".Rispondendo a quanto comunemente riportato nei resoconti della storia del gruppo, la sua fondatrice e autrice dei principali scritti, Daniela Pellegrini, ha ribadito che Demau "è sempre stato di sole donne." Cfr.:
Demau si pose in netta antitesi rispetto alle organizzazioni femminili storiche come l'Unione Donne Italiane (UDI), operanti all'interno delle istituzioni, rifiutando l'idea che l'oppressione femminile fosse il risultato della struttura economica della società e criticando l'obiettivo della parità legale ed economica, in quanto perseguita all'interno di strutture sociali patriarcali non messe in discussione.
Linea politica e pratiche L'impianto teorico del DEMAU era fondato sulla demistificazione dell'autoritarismo, considerato il cardine dei valori morali e ideologici su cui poggiava la divisione sessuata dei ruoli nella società. Influenzato dal pensiero critico della Scuola di Francoforte, in particolare di autori come Adorno, Horkheimer e Marcuse, il gruppo individuò nella famiglia patriarcale la sede primaria di formazione della personalità autoritaria.
Le dichiarazioni programmatiche del gruppo evidenziarono come l'integrazione paritaria della donna nel regime sociale esistente fosse una forma di omologazione mutilante, in quanto assumeva il modello maschile come misura universale. L'obiettivo politico venne dunque identificato nella ricerca di un'autonomia del soggetto femminile, definita come "trascendenza autonoma", capace di superare la dicotomia tra natura e cultura.
Le pratiche del collettivo si articolarono inizialmente attraverso gruppi di studio e di riflessione e l'esame critico di diverse discipline, tra cui antropologia, sociologia e psicanalisi, per comprendere le radici culturali dell'oppressione femminile, analizzando il ruolo svolto da tali discipline nella costruzione culturale dell’immagine della donna.
Sebbene cronologicamente precedente alla stagione dell'autocoscienza radicale, Demau sperimentò metodologie di "presa di parola" basate sul vissuto personale, soprattutto, dopo il 1970, su sollecitazione dei testi femministi statunitensi con cui giunse a contatto e dell’apporto teorico di Carla Lonzi e del gruppo di Rivolta Femminile.
La produzione editoriale rappresentò un asse portante dell'attività, concretizzandosi nella diffusione di manifesti e saggi teorici che circolarono ampiamente negli ambienti della nuova sinistra e dei movimenti studenteschi.
Rapporti e reti Demau mantenne rapporti dialettici e spesso conflittuali con la sinistra istituzionale, criticando aspramente l'Udi per il sostegno a leggi di tutela considerate protettive e ghettizzanti, come la proposta di legge Bosco sul lavoro femminile.
Con l'esplosione del Sessantotto, il gruppo visse una crisi interna dovuta all'allontanamento di molte componenti giovani, attratte dalla militanza politica nei movimenti studenteschi.
Sul piano internazionale il collettivo stabilì contatti con il femminismo francese, partecipando nel 1972 a convegni organizzati dal Mouvement de libération des femmes (MLF) e dal gruppo Politique et Psychanalyse fondato da Antoinette Fouque.
All'interno del contesto milanese il collettivo DEMAU nel 1970 entrò in relazione con altri due gruppi femministi da poco costituitisi, Anabasi e Rivolta Femminile, organizzando riunioni comuni incentrate sulla discussione dei documenti prodotti dalle femministe statunitensi e sul tema del separatismo.
Nel 1971 partecipò al primo convegno nazionale dei gruppi femministi presso l'Umanitaria di Milano.
Attività pubbliche Le principali iniziative pubbliche documentate includono la pubblicazione del Manifesto programmatico nel dicembre 1966, che delineò la critica all'integrazione sociale della donna.
Nel 1967 venne diffuso il documento Alcuni problemi sulla questione femminile, seguito nel 1968 dal saggio Il maschile come valore dominante, considerato lo scritto teoricamente più maturo e successivamente pubblicato con le tesi del gruppo in uno dei primi numeri del Manifesto, nato come mensile nel 1969.
Trasformazioni e scioglimento L'impatto con la contestazione studentesca e l'emergere di nuovi linguaggi politici portarono a un progressivo assottigliamento del nucleo originario. Negli ultimi anni di attività il confronto con le esperienze del femminismo francese e l'esaurimento della spinta propulsiva della ricerca teorica isolata e dell'autocoscienza provocarono una diversità di orientamenti all'interno del gruppo.
Le divergenze emerse tra chi intendeva proseguire il lavoro teorico originario e chi privilegiava nuove pratiche legate all’analisi e all’inconscio portarono al suo scioglimento nel 1973.
Diverse aderenti confluirono successivamente in altri collettivi, come il gruppo Analisi o il collettivo di via Cherubini. Alcune di queste, come Lia Cigarini e Daniela Pellegrini, contribuirono alle elaborazioni teoriche e alla fondazione di altri gruppi del femminismo milanese. In particolare, Lia Cigarini fu tra le fondatrici della Libreria delle donne di Milano nel 1975.
Ricezione storiografica Nella storiografia del femminismo italiano, il Demau viene frequentemente discusso in relazione alle origini del neofemminismo.
Gran parte degli studi lo colloca tra le prime esperienze del femminismo italiano contemporaneo, definendolo nello specifico il primo gruppo del femminismo milanese.
La sua specificità viene generalmente individuata nell'elaborazione precoce di temi successivamente divenuti centrali nel movimento femminista, come la critica dell'autoritarismo patriarcale, dei ruoli sessuali e dell'integrazione paritaria nelle strutture sociali esistenti. In questa prospettiva Demau viene interpretato come il primo tentativo sistematico di elaborazione teorica femminista autonoma dai partiti politici e dalle organizzazioni femminili tradizionali, capace di spostare l'analisi dalla «condizione femminile» propria del marxismo e del determinismo biologico, alle forme culturali della subordinazione e alla definizione delle donne come soggetto autonomo.
Alcuni studi hanno inoltre evidenziato come la riflessione del gruppo sull'autoritarismo come sistema oppressivo anche per gli uomini abbia anticipato temi successivamente sviluppati dagli studi sulla mascolinità.
Secondo alcune letture l'elaborazione teorica del gruppo avrebbe anticipato alcuni temi del successivo pensiero della differenza sessuale; altre interpretazioni, tuttavia, hanno sottolineato come nei documenti prodotti prevalesse una prospettiva orientata al superamento della differenza sessuale, piuttosto che alla sua valorizzazione teorica.
Una parte della storiografia, pur riconoscendo l'importanza dell'esperienza del gruppo, ne ha sottolineato il carattere ancora isolato, minoritario e prevalentemente teorico, distinguendolo dal successivo sviluppo del movimento femminista degli anni settanta, legato alla mobilitazione del Sessantotto, della nuova sinistra e dell’«autunno caldo». Le pratiche del Demau, fondate soprattutto sullo studio, la riflessione teorica e la discussione collettiva, sono state quindi distinte dalle successive esperienze di autocoscienza e separatismo.
Note
Bibliografia
Voci correlate Femminismo in Italia Rivolta Femminile Anabasi Carla Lonzi Anti-autoritarismo Scuola di Francoforte
Collegamenti esterni
Categoria:Femminismo in Italia Categoria:Movimenti femministi